Il Tirreno

Toscana

la sentenza della corte costituzionale

Carrara: niente cave all’asta A vincere sono gli industriali

CARRARA. Quindici pagine, messe nere su bianco, con cui la Corte Costituzionale segna un punto di svolta nel mondo delle cave e in particolare in quelle di Carrara. È stata stabilita l’incostituziona...

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CARRARA. Quindici pagine, messe nere su bianco, con cui la Corte Costituzionale segna un punto di svolta nel mondo delle cave e in particolare in quelle di Carrara. È stata stabilita l’incostituzionalità di un articolo della legge regionale che, con quella che era stata salutata come una rivoluzione, aveva stabilito la proprietà pubblica, del Comune, di tutte le cave. Superando i beni estimati di eredità estense. Ebbene da ieri un nuovo capitolo è stato scritto nella battaglia fra amministrazione locale, quella di Carrara, e industriali del marmo. La Corte «dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 32, comma 2, della legge della Regione Toscana 25 marzo 2015, n. 35 (Disposizioni in materia di cave. Modifiche alla l.r. 78/1998, l.r. 10/2010 e l.r. 65/2014), per la parte in cui qualifica la natura giuridica di beni estimati».

In sostanza la Regione Toscana avrebbe fatto un intervento legislativo che non poteva fare. E quell’articolo che riguarda i beni estimati deve essere eliminato. Adesso cosa succederà all’ombra delle Apuane? Quel che è sicuro che a palazzo civico masticheranno amaro perchè dal 1800 ai giorni nostri, così si legge nella ricostruzione della Corte, «è un fatto che il Comune di Carrara non ha mai incluso i beni estimati tra quelli appartenenti al proprio patrimonio indisponibile. E che quando, nel 1994 ha adottato il suo primo regolamento che, ai sensi della legge mineraria del 1927, poneva fine alla vigente legislazione estense, quei beni non sono stati trattati». Insomma adesso il Comune di Carrara non può ignorare due secoli di storia e il “diritto vivente”. Tradotto: le aste sulle concessioni di cava sono destinate a tramontare. Almeno per le cave di beni estimati (poche) e quelle miste, di proprietà pubblica e privata (la stragrande maggioranza).

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