Toscana
Cooperative ed Enel i fondi di categoria che rendono di più
Trecentomila toscani accantonano mensilmente una quota Ecco la tabella per capire se sono soldi investiti bene
Marco e Bruno sono coetanei, hanno iniziato a lavorare contemporaneamente, Marco nell'industria della chimica, Bruno in una casa editrice. La loro busta paga è pressoché identica ed entrambi hanno aderito a un fondo pensione di categoria, ovvero una forma di pensione complementare che si aggiunge alla pensione obbligatoria cui possono aderire solo determinate categorie di lavoratori dipendenti. Ma Marco avrà una pensione più alta dell’amico perchè il suo fondo ha reso di più (6,65% in 5 anni rispetto all’1,4% del coetaneo). Grossomodo, spigolando nel tabellone a fianco elaborato da Covip, l'ente per la vigilanza sui fondi pensione complementari, possiamo dire che hanno investito bene i loro soldi i lavoratori delle cooperative, dell’Enel e delle tv private (Mediafond, cui aderiscono i dipendenti di Mediaset).
Esistono diverse tipologie di pensione complementare ma qui ci occuperemo dei fondi di categoria, quelli riservati ad uno specifico settore aziendale o ad una specifica Regione e creati sulla base di una "negoziazione" tra sindacati e azienda.
I numeri. Sono passati più di 20 anni dalla riforma Dini che aveva tra i suoi obiettivi quello di consolidare il pilastro della previdenza complementare. Stando ai dati pubblicati da Covip, a giugno 2016 erano circa 7.5 milioni le persone che avevano scelto di crearsi una pensione extra e 2,529 milioni di lavoratori dipendenti avevano optato per un fondo di categoria, un numero cresciuto del 4.6% rispetto all'inizio dell'anno. In Toscana gli iscritti sono quasi 300mila. I fondi pensione di categoria esistenti sono 36.
Come funzionano. Fermo restando che l'adesione è libera e volontaria, il lavoratore può scegliere di versare una parte o tutto il Tfr (per legge dovrà versare tutta la liquidazione se è entrato nel mondo del lavoro dopo il 29 aprile 1993) più un contributo volontario cui si aggiungerà una contribuzione da parte del datore di lavoro. Il lavoratore è libero nel decidere quanto versare (spesso l'1% della retribuzione lorda) e la contribuzione del datore di lavoro è stabilita nello statuto del fondo stesso. Ma non è una regola fissa. Ad esempio il fondo Sanità prevede un contributo minimo sia per il lavoratore che per il datore di lavoro. Ovviamente, nessuno impedisce al lavoratore di versare una cifra maggiore rispetto a quella base.
Il raffronto. Ma veniamo al punto: perchè i lavoratori iscritti ai fondi di categoria si ritrovano pensioni di diversa entità? Il meccanismo generale è lo stesso per tutti: l'entità del gruzzoletto che il lavoratore si è messo da parte negli anni di adesione dipende dai contributi versati e dai rendimenti ottenuti dalla gestione del fondo stesso e sono questi rendimenti a fare la differenza. Sull'ammontare della pensione del lavoratore incideranno, oltre all'entità del contributo versato dal lavoratore e dal datore, il tasso di inflazione, la tassazione, gli anni di contribuzione e la speranza di vita del dipendente stimata al momento dell'iscrizione al fondo sulla base del sesso e dell'età.
A fare la differenza tra un fondo e un altro sono i costi fissi previsti dalle diverse forme pensionistiche. La quota associativa e i costi di gestione del fondo pesano, e non poco, sull'entità finale della pensione del lavoratore. I fondi di categoria, essendo senza scopo di lucro, hanno costi di gestione e amministrazione più bassi rispetto ai fondi aperti ma questi costi, seppur controllati, variano da fondo a fondo. Esiste uno strumento, l'indicatore sistemico dei costi, che ipotizza la loro incidenza sulla pensione del lavoratore. Guardando alle tabelle messe a disposizione da Covip, aggiornate a settembre di quest'anno, notiamo, ad esempio, che in 10 anni di adesione alla linea "Garantita" del fondo Previambiente queste spese incideranno sulla rendita finale del 0.46% mentre peseranno del 0.50% sulla rendita a 10 anni di un lavoratore tessile iscritto alla stessa linea di investimento del fondo Previmoda. C'è poi la questione investimenti. Più è bravo l'investitore più renderanno le risorse del lavoratore. I fondi di categoria, infatti, affidano la gestione dei risparmi dei propri iscritti a professionisti quali banche o imprese di assicurazione. Al lavoratore spetta scegliere la linea di investimento cui aderire e solitamente sono tre, "garantita", "bilanciata" e "prudente" e la scelta dipende dalla sua volontà di far amministrare in modo più o meno coraggioso i propri risparmi.
I big dei fondi di categoria. Grazie a Covip possiamo stilare una classifica dei fondi di categoria che hanno avuto tassi di rendimento migliori negli anni. Se consideriamo gli ultimi dieci anni, i fondi migliori sono quelli di Cooperlavoro (4,69%), Foncer (lavoratoriu della ceramica) e Previcoper (4,23%)e Fopen (elettrici, 4,17%) mentre la performance peggiore è l’opzione monetaria del Cometa (metalmeccanici) con l’1,79% di rendimento annuo, male anche lo scudo del Fondosanità (2,27%). Scendendo a 5 anni, al top c’è l’opzione “espansione” del Fondosanità (+8,24%) ma hanno investito bene le loro quote anche i lavoratori Fiat (7,41% il bilanciato azionario), gli alimentaristi (7,22% il dinamico), gli elettrici (7,63 il prevalentemente azionario). Male quasi tutte le opzioni prudenti (alcuni esempi: Agrifondo 1,77%, Prevedi 1,72%, Prevaer 1,92% , Fondaereo 1,62%, Pegaso 1,70% e soprattutto Foncer 1,38%). Il fondo più importante, quello dei metalmeccanici (Cometa) registra buone performance ma, come dettoi, non nell’opzione più prudente.
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