Il Tirreno

Toscana

Gli insetti invasori si divorano i nostri boschi, così cambia il paesaggio toscano

Paolo Toccafondi
Un pino malato, contrassegnato per essere abbattuto
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Un pino malato, contrassegnato per essere abbattuto

Palma delle Canarie e pino marittimo sono senza difese, è uno sterminio annunciato. Funziona invece la lotta con gli antagonisti in difesa del castagno. La sorte di cipressi e platani. I cambiamenti climatici stravolgono gli ecosistemi, il punto su una battaglia complicata e globale. L'allarme lanciato dallo scrittore Veronesi.

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Matsucoccus, Yatsumatsu, Rhynchophorus. I nomi sembrano quelli dei Pokemon, ma qui c’è poco da divertirsi. Dietro questi nomi ci sono minuscole bestiole che si stanno divorando i nostri boschi, eserciti invasori che hanno già prodotto perdite pesanti, buchi vistosi nel paesaggio e anche nell’economia della Toscana.

Il bollettino di questa guerra dice che i due fronti più devastati sono quelli del pino marittimo e della palma delle Canarie. E’ stata tamponata l’avanzata sui platani, invertita la rotta sui castagni. Attacchi ormai permanenti minacciano gli ulivi e i cipressi, ma qui la resistenza è più forte.

La minaccia arriva spesso da agenti stranieri, arrivati da noi sfruttando il commercio delle merci e gli spostamenti dell'uomo. E' la globalizzazione dell'ambiente. Gli insetti si aggregano e si fanno dare un passaggio.

E' il caso del Matsucoccus, la cocciniglia che sta decimando i pini marittimi. Proveniente dal Marocco, è passato per Spagna, Portogallo, Francia prima di arrivare in Italia dove in pochi anni rischia di dimezzare le nostre piante. Solo nel 2014 tra Calambrone, Tirrenia e Marina di Pisa sono stati abbattuti 11.000 pini, nel comune di Castiglion della Pescaia, a Punta Ala e Roccamare, la strage continua, e così in tutta la fascia costiera e perfino nell'interno, dove anche il pino domestico viene attaccato, seppur in misura minore.  O del Dryocosmus kuriphilus Yatsumatsu, il piccolo insetto nero (un imenottero cinipide) che sta uccidendo i castagni e che arriva dalla Cina da dove si è diffuso in ampie zone del mondo. O del Punteruolo rosso, l'insetto che sta letteralmente sterminando le palme che decorano le nostre città costiere, anch'esso arrivato da lontano (Asia meridionale e Melanesia), poi sbarcato in Spagna e nel 2004 in Italia. Questi agenti stranieri destabilizzano e mettono a soqquadro ecosistemi che non li prevedono e che quindi non hanno armi per rispondere.

In prima linea in questa battaglia c'è il Servizio fitosanitario della Regione Toscana, diretto da Lorenzo Drosera. Il Servizio cura tra l’altro un sito internet ricco di mappe e informazioni legislative, tecniche e scientifiche per chi opera in agricoltura. Drosera sintetizza così la situazione: “L'unica specie a rischio è la palma delle Canarie, che non essendo autoctona, non ha possibilità di reinseminazione. Il pino marittimo è numericamente il più colpito e per ora non è stato trovato un antagonista. Ma come specie non è in pericolo, può essere rinseminato velocemente. Tutto sta a vedere dove e se sarà opportuno farlo. Negli altri casi - cipressi, ulivi, castagni - si tratta perlopiù di problemi stagionali, non mettono a repentaglio le specie di piante; possono mettere a rischio la produzione (olio, castagne ecc.) per qualche stagione”.

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“Le normative nazionali e comunitarie distinguono tra organismi nocivi 'da lotta obbligatoria' e quelli ormai già da tempo infeudati sul territorio che vanno solo monitorati - spiegano dal Servizio fitosanitario - La lotta obbligatoria è prevista contro il Punteruolo rosso, il Matsucoccus e il cancro del platano (oltre che contro un’altra trentina di agenti patogeni). Non più per il cinipide del castagno, uscito dalla lista delle emergenze. Negli altri casi le linee operative sono il monitoraggio e le prescrizioni a privati e enti pubblici per evitare la diffusione del contagio".

Quello degli antagonisti da opporre agli invasori era il nodo sollevato dallo scrittore Sandro Veronesi che aveva lanciato l’allarme  sul destino delle nostre piante durante una lunga intervista a Lorenzo Jovanotti pubblicata qualche settimana fa su “La lettura”. Gli agenti stranieri arrivano e si sistemano in un ambiente che non le conosce e non le prevede e nel quale mancano appunto gli "avversari". Perché non importare anche quelli, chiedeva lo scrittore? “Una giusta legislazione – spiega Veronesi al Tirreno – vieta il ricorso a antagonisti estranei per evitare alterazioni degli ecosistemi. Ma qui siamo di fronte a un'emergenza, ci dicono che l'unica risposta è l'abbattimento. Forse bisognerebbe valutare la possibilità di un'eccezione a quella legge giusta”. A mali estremi, estremi rimedi. Drosera è cauto: “bisogna stare attenti che non facciano più danni di quelli che rimediano”.

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"In effetti contro il Matsucoccus del pino marittimo - dicono gli esperti del Servizio fitosanitario - non è stata possibile una strategia biologica con antagonisti". Esistono microimenotteri in grado di diventare a loro volta parassiti del micidiale Matsucoccus, "ma vanno allevati in grande quantità e 'lanciati' nel territorio infestato. Un’attività che deve essere messa a punto da entomologi e istituti specializzati. Per ora non è stato possibile. Il problema fondamentale è trovare un substrato vivente (ospiti che possano sostituire il Matsucoccus) su cui allevare l’insetto. E se poi l'insetto non è autoctono va testato per evitare che l'antagonista diventi a sua volta un problema".

Di certo c'è che, per quanto riguarda il pino marittimo e la palma, al momento non ci sono difese. Quando una pianta viene attaccata si può solo abbatterla. In altri casi, invece, come quello del castagno, la Regione Toscana ha puntato proprio sugli antagonisti, facendo una scelta “biologica” e meno immediata rispetto all'intervento “chimico” che avrebbe prodotto risultati più rapidi, ma anche effetti collaterali. E adesso per quanto riguarda i problemi del castagno, la Toscana sembra aver invertito la tendenza.

LE MAPPE DELLA DIFFUSIONE DELLE PATOLOGIE IN TOSCANA, PIANTA PER PIANTA

Un ruolo lo svolgono poi l'aumento della temperatura e il differente aumento di intensità delle piogge. Il primo è ormai un dato assodato. L’innalzamento di mezzo grado di temperatura provoca l’adattamento degli organismi che di solito si traduce in un rapido aumento della popolazione. E' il caso della mosca olearia che passa da 2-3 a 3-4 generazioni l’anno. Piogge e umidità provocano poi uno sviluppo di malattie fungine che sono l'altro versante dell'attacco ai nostri alberi. Il diffondersi di parassiti fungini è favorito infatti dall'elevata umidità. D'altra parte anche con la siccità le piante deperiscono e sono più soggette a parassiti”.

Ma ecco più in dettaglio il quadro della situazione.

LA PALMA DELLE CANARIE

Questa è una battaglia ormai perduta. Ha vinto il Rhynchophorus ferrugineus, nome scientifico del punteruolo rosso, il coleottero che dal 2011 ha fatto fuori 3.000 piante lungo le coste toscane e contro il quale non c’è opposizione che tenga. Il punteruolo rosso ha cambiato i giardini storici della Toscana. La nostra regione è stata colpita lungo tutta la fascia costiera dalla provincia di Pisa fino su a Massa, con la Versilia e la Lucchesia epicentro del disastro, poi nella provincia di Grosseto dove la diffusione del coleottero è cominciata dopo, infine a anche a Livorno, dove proprio nei giorni scorsi si è deciso di abbattere 14 piante. Attaccata perfino l’isola di Capraia. Si difendono le zone interne dove la palma canariensis non c’è, e le altre specie di palme sono meno gradite dal punteruolo rosso.

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Il Rhynchophorus arriva da lontano, dall’Asia meridionale e dalla Melanesia, approda in Spagna nel 1994, in Italia nel 2004. Il primo caso toscano risalirebbe all’inizio del 2011 a Lucca, l'untore che ha dato il via alla pestilenza stava probabilmente in una palma importata da un privato che l'aveva acquistata per il proprio giardino. Gli agenti dell’infestazione arrivano principalmente con il commercio delle piante e del legname, ma anche di manufatti. Larve di insetti xilofagi (che si nutrono del legno) sono state trovate anche in una sedia rivestita di pelle proveniente dalla Cina. Il legno andrebbe trattato, forse non sempre si fa.

Quando il punteruolo rosso infesta una palma, i segni si vedono sulla chioma. Il parassita entra infatti dall’apice nella pianta, depone rapidamente centinaia di uova e si moltiplica nutrendosi della pianta stessa. La chioma si divarica come un ombrello aperto e infine collassa, seccandosi. A quel punto i coleotteri la abbandonano e vanno a colpirne un’altra. Il punteruolo rosso può volare anche per qualche chilometro Per il resto siamo noi i responsabili dei loro spostamenti. Se un insetto entra in macchina o si piazza nei nostri bagagli, saremo noi a farlo traslocare da un posto all'altro.

Il problema è che non ci sono barriere. L'unico intervento possibile è l'abbattimento e la distruzione della pianta una volta che è stata colpita, con costi tra l'altro non indifferenti: 1000-1500  euro a pianta, smaltimento compreso. Una spesa consistente per il privato che una pianta in giardino, ma anche per i Comuni che si trovano a dover abbattare una grande quantità di piante. Per il resto si possono adottare sistemi di prevenzione, con l’uso di insetticidi per prevenire l’insediamento dell’insetto. Lo si fa nei parchi e giardini di Roma dove si vedono le "flebo", canaline di plastica che corrono lungo il fusto e che vanno sulla chioma dove viene spruzzato l’insetticida”. Adottare questo sistema nelle strade sarebbe problematico, quindi l'intervento è limitato ai parchi storici.

"La palma delle Canarie è l’unica pianta a rischio – sintetizza Drosera – Oltretutto non è autoctona e non c’è possibilità di reinseminazione”. Dunque la perderemo, il suo destino è segnato. Potremo sostituirla con altre specie, più resistenti, sperando che il Punteruolo non migliori le sue prestazioni.

IL PINO MARITTIMO

E' l'altra grande emergenza. Ma anche qui, al momento, si combatte disarmati contro l'invasione di questa cocciniglia. L'unico orizzonte di resistenza è la speranza di reintegrare le perdite in un futuro non proprio prossimo.

In questo caso il nemico si chiama Matsucoccus feytaudi, una cocciniglia grande meno di tre millimetri appartenente a un gruppo di insetti succhiatori di linfa vitale. Il Matsucoccus si sposta volando da un pino all'altro, si insedia nella corteccia e depone le uova da cui nascono le larve ghiotte di cellulosa. Gli insetti succhiano la linfa dell'albero che, privato del nutrimento, deperisce e muore nel giro di pochi mesi.

Originario del Marocco poi arrivato nelle regioni atlantiche del pino marittimo (Spagna, Portogallo, Francia) e quindi in Italia e in Toscana dove ha trovato condizioni climatico-ambientali ottimali per la sua espansione.

Il Matsucoccus ha colpito il Pino marittimo in tutta la fascia costiera, cambiando in qualche caso il paesaggio. Basta percorrere l’autostrada verso Genova per vedere intere colline brulle e cespugli dove prima c’erano i pini.

Contro questo insetto non ci sono difese, né antagonisti allevati allo scopo. Le pinete, dunque,  spariranno? Dipende. Gli alberi abbattuti possono essere sostituiti, i pini marittimi rinascono dai semi lasciati cadere dalla pianta. Ma bisogna vedere se si riterrà opportuno farlo, finché la minaccia del Matsucoccus non sarà debellata. “Sono scelte che competono alla Regione – dicono – In qualche caso, come a San Rosssore, si è preferito reintegrare le perdite dando spazio a latifoglie autoctone: cerri, lecci, querce, roverelle. Altrove può darsi che si decida, per motivi paesaggistici, di ripiantare i pini. Ma teniamo conto che il pino marittimo fu piantato un’ottantina di anni fa con l’intenzione di abbatterlo e ricavarne il legno una volta arrivato agli 80 anni. Poi siamo passati a metterli sotto tutela. Ma le piante non sono eterne. Dopo un certo numero di anni l’abbattimento è quasi obbligato, non si può aspettare che cadano addosso a qualcuno”. La questione è cosa ripiantare al loro posto, se passare appunto dalle conifere alle latifoglie autoctone.

IL CASTAGNO

L'imenottero cinipide Dryocosmus kuriphilus Yatsumatsu è un piccolo insetto di colore nero, originario dalla Cina ma ormai ampiamente diffuso anche in Giappone e Stati Uniti. Un bel giorno è arrivato qua e addio castagnacci, polenta dolce, caldarroste, ballotti, e tutto un pezzetto di economia toscana. In due anni questo insettino aveva colonizzato i castagni e i soli insetticidi non erano in grado di sconfiggerlo. Per qualche anno la produzione di castagne è stata praticamente azzerata. “In questo caso – dicono dal Servizio fitosanitario - si è usato un antagonista straniero (Torymus sinensis Kamijo) il cui metodo di allevamento è stato messo a punto dal professor Alma di Torino.  Si tratta di un insetto che si nutre di altri insetti. Torymus è stato importato e messo in produzione in allevamento per farlo moltiplicare naturalmente). Ha cominciato a diffondersi in Piemonte, Toscana (nell’Amiata e in tutta la fascia appenninica) e Lazio. L’antagonista si deve infeudare, deve moltiplicarsi. Ci vuole qualche anno”.

Ma intanto negli ultimi due anni si rimangiano le castagne. La battaglia sembra avviata verso la vittoria nel medio-lungo periodo. Infatti in Toscana si rivedono anche le sagre delle castagne. La Regione Toscana ha fatto un investimento sul futuro, tenuto conto che ogni lancio di antagonisti costa sui 300-400 euro. In altre regioni si è preferito usare trattamenti chimici: gli effetti sono più rapidi ma si estendono all’intero ecosistema, perché con il cinipide del castagno muoiono anche tutti gli altri insetti.

I PLATANI

In alcune zone della Toscana il platano è stato attaccato dal fungo ceratocystis platani, il cosiddetto "cancro colorato". Le zone più colpite sono le province di Firenze, Pisa e Lucca (Versilia), piccoli focolai a Grosseto. In queste aree la malattia è ancora presente, ma è ferma, non si espande.

In questo caso la risposta è fatta di controlli e prevenzione, perché la malattia non può essere eradicata, può essere solo contenuta. Per le piante infette c'è l'obbligo di abbattimento. E si tratta di solito di interventi affidati alle pubbliche amministrazioni, visto che i platani si trovano perlopiù lungo le strade e nei giardini pubblici.

Gli alberi perduti possono essere però ripiantati, utilizzando delle varietà resistenti, studiate dal Cnr.

GLI ULIVI

La mosca olearia penalizzerà anche quest'anno la produzione, ma non come nel 2014. I danni potrebbero essere all'incirca la metà di quelli di due anni fa. "Quest'anno eravamo pronti - spiegano dal Servizio fitosanitario - La risposta è stata immediata. I danni maggiori saranno per gli "hobbisti", che purtroppo non sempre sono aggiornati sulle tecniche e sui mezzi di prevenzione e difesa da questo insetto e sono quindi maggiormente soggetti a subirne i danni".

La buona notizia è che non è presente in Toscana la Xylella dell’ulivo, che sta facendo danni ingenti in Puglia. Ma c'è in Corsica. E se un turista fa Livorno-Corsica e ritorno, e gli insetti che traportano il batterio si infila in macchina o sul traghetto... Insomma, la vigilanza è continua.

I CIPRESSI

Le minacce del cipresso arrivano da più fronti: dalla Cinara cupressi, un afide del cipresso, da alcuni colettori scolitidi e soprattutto dal Seiridium cardinale, un fungo parassita, il cosiddetto "cancro del cipresso". Ma il cancro del cirpesso non è da lotta obbligatoria. E' una minaccia importante, permanente, che si sviluppa nel tempo, ciclica, più o meno favorita dall’andamento climatico (il caso dell'esplosione di due anni fa). Dove arriva l'albero non rinasce, ma rivegeta. Parte della chioma va a ricoprire la parte colpita che rimane secca. La pianta sopravvive in base alla percentuale di chioma che si perde. L'infestazione dell'afide è invece rientrata, quest’anno è limitata o assente.

Per sostituire le piante colpite dalla malattia sono state messe a punto varietà resistenti con l'aiuto del Cnr. La varietà di cipressi è stata chiamata “Bolgheri”, proprio perché è stata ripiantata anche sul viale più famoso.

ALTRI CASI LOCALI

Tra la primavera e l'estate scorse sono stati segnalati  disseccamenti di faggi sull'appenino, nelle province di Pistoia e Prato dovuti in parte a situazioni climatiche e in parte ad Antracnosi del faggio, malattia portata dal  fungo Apiognomonia errabundi.

Nel giugno 2014  sono stati rinvenuti per la prima volta  in Toscana, a Galciana, una frazione di   Prato,  due focolai ravvicinati su piante di Acero di Anoplophora chinensis, il cosiddetto Tarlo asiatico, un parassita particolarmente dannoso per le piante spontanee e coltivate. In applicazione del decreto nazionale di lotta obbligatoria, è partita un'attività di monitoraggio e di eradicazione del focolaio. L'insetto, ad oggi, non è più presente in Toscana. Sotto osservazione resta una zona cuscinetto compresa tra i comuni di Prato e Montemurlo. Anoplophora chinensis danneggia gravemente i vegetali ma non provoca danni alla salute umana o animale.

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di Redazione web