Il Tirreno

Toscana

Seimila morti evitabili l’anno La prevenzione può salvarli

di Ilaria Bonuccelli
Seimila morti evitabili l’anno La prevenzione può salvarli

L’allarme dell’Ars, l’Agenzia regionale della Sanità: basterebbe fumare meno Altri rimedi: la diagnosi precoce e la cura delle patologie prima che si aggravino

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Ogni anno in Toscana si potrebbero evitare 6.200 decessi. Si potrebbe evitare che scomparisse un paese delle dimensioni di Forte dei Marmi. Il modo più efficace - dice Francesco Cipriani, direttore di Ars, l’Agenzia regionale della sanità - sarebbe smettere di fumare. Il fumo, anche in Toscana, è ancora la prima causa di morte e non solo per i tumori al polmone. È responsabile di malattie cardiovascolati, malattie reumatiche, perfino dell’infarto. E, soprattutto, delle disabilità, la piaga che incombe sulla sanità pubblica.

CINQUE ANNI DI DISABILITÀ

Certo in Toscana, la sanità funziona in linea di massima meglio che nel resto d’Italia (salvo Trentino e qualche altra regione del Nord). Anche la percezione della salute è buona da parte dei residenti, ma un po’ meno della media nazionale (68% di soddisfatti contro il 70%). Tuttavia c’è bisogno di iniziare a programmare i servizi per il futuro prossimo. L’invecchiamento della popolazione è già una realtà. Presto sarà un fenomeno inarrestabile se il saldo nascite/morti si mantiene sui livelli del 2015: un saldo negativo di una cinquantina di nascite. E allora l’allungamento della vita - 81 anni per gli uomini e 85 per le donne - non sarà solo una conquista. Infatti, se la maggior parte degli anziani residenti in Toscana confermano di avere buona salute, c’è un dato che Ars giù sottolinea: nella parte finale della vita, per 5 anni le donne vivono (o rischiano di vivere) in una condizione di non autosufficienza. Per gli uomini per il periodo di non autosufficienza è di 3 anni, in linea con la media nazionale, ma questo non a costituisce una consolazione.

PIÙ LONGEVI

MA AUTOSUFFICIENTI

C’è bisogno, quindi, di trovare il sistema non solo per vivere di più, ma anche di vivere meglio, soprattutto alla luce del fatto «che l’assistenza nelle famiglie degli anziani diventa sempre più complicata», ammette l’assessore regionale alla Salute Stefania Saccardi. «L’obiettivo - conferma Cipriani - è di ottenere un guadagno di vita, in assenza di disabilità. Infatti, di per sé possono non sembrare molti 5 anni di non autosufficienza per le donne e 3 anni per gli uomini, ma se questo periodo viene moltiplicato per i 3,7 milioni di abitanti che costituiscono la popolazione residente della Toscana, diventano una cifra imponente. E, dunque, una preoccupazione per la sanità regionale».

GLI STILI CORRETTI

FUNZIONANO COI 70ENNI

Esiste il modo per limitare la disabilità -considerata anche come patologie neurologiche, dall’Alzheimer al Parkinson.Anzi esiste più di un modo, assicura Cipriani. Anche se il più efficace è la prevenzione, intesa come applicazione di giusti stili di vita: poco (meglio niente) fumo, alcool assunto in quantità morigerate, una dieta equilibrata, movimento. «La buona notizia è che la cosiddetta “prima prevenzione” e cioè i corretti stili di vita - spiega il direttore di Ars - produce effetti evidenti non solo nei giovani, ma anche nelle persone ultrasettantenni. La medicina si è accorta che i corretti stili di vita prevengono lo sviluppo delle disabilità».

DIAGNOSI PRECOCI

Se a questo si associa anche la «sanità di iniziativa - screening, diagnosi precoci, cure di patologie prima che si aggravino come l’ipertensione - si arriva al contenimento della mortalità. Certo a questo obiettivo contribuisce pure l’impiego di farmaci di ultima generazione, dagli oncologici, a quelli per l’epatite C, per artriti reumatoidi e affini: il problema è che hanno costi elevatissimi».

TI SALVA IL VACCINO

Malgrado il percorso sia tracciato, in Toscana le morti evitabili restano molte. Meno che in altre regioni e anche meno che in passato, ma sempre tante. Nel 1988, i decessi evitabili erano 316 ogni 100mila abitanti; nel 2013 (ultimo dato disponibile) sono scesi a 166 ogni 100mila abitanti. Ma non sono pochi. «La prevenzione - insiste Cipriani - è il fattore sul quale insistere. Vorrei citare un esempio importante, per gli anziani: la vaccinazione anti-influenzale. Chi si vaccina non solo evita il decesso da aggravamento dell’influenza (ad esempio per una polmonite) ma si protegge anche da scompenso cardiaco, infarto, scompenso diabetico: non sappiamo bene perché, ma abbiamo visto che gli anziani diabetici vaccinati contro l’influenza si proteggono meglio dagli scompensi diabetici rispetto agli anziani diabetici non vaccinati».

FUMARE MENO PER EVITARE

LE DISABILITÀ

La “prevenzione” più efficace, però, secondo Cipriani, sarebbe contrastare il fumo. Riuscire ad abbassare la media regionale almeno dall’attuale 22% di fumatori al 20%. L’azzeramento del fenomeno è un’utopia, ma preoccupa il fatto che non diminuisca il numero delle persone che iniziano a fumare, soprattutto fra le ragazze. Semmai, c’è una presa di coscienza successiva e cresce il numero di fumatori che abbandona “il vizio”. Ma intanto per anni ha fumato. «Eppure il numero delle persone che muore a causa del fumo - ammette Cipriani - resta tuttora l’assoluta maggioranza». Il fumo causa il 90% dei tumori ai polmoni: negli uomini una percentuale è dovuta anche a «lavori a rischio», mentre nelle donne (ma non solo) all’inquinamento ambientale «che comunque non è responsabile di più del 5-7% dei problemi all’apparato respiratorio nella peggiore delle ipotesi». Al contrario - ribadisce Cipriani - al fumo si devono altre malattie come l’infarto, patologie cardiocircolatorie (prima causa di decesso nelle donne), malattie reumatiche.

E proprio sulla cura delle malattie dell’apparato respiratorio, in particolare delle broncopatie ostruttive, la Regione deve migliorare le prestazioni: questa è una delle criticità (ospedaliere) evidenziata da Ars nella relazione annuale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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