Toscana
La pratica “classica” che divide i medici
PRATO. La chiamano "manovra invisibile" perché secondo alcuni non lascia tracce sulle cartelle cliniche, ma se non correttamente eseguita può provocare danni, e drammi (anche se per fortuna in pochi...
PRATO. La chiamano "manovra invisibile" perché secondo alcuni non lascia tracce sulle cartelle cliniche, ma se non correttamente eseguita può provocare danni, e drammi (anche se per fortuna in pochi casi), al momento del parto. È la manovra di Kristeller, inventata nel 1867 dall'omonimo medico tedesco, che consiste in una serie di spinte dalla base verso il collo dell'utero della partoriente per favorire l'espulsione del feto.
Dalle prime informazioni che arrivano da Firenze, non ci sarebbe alcun collegamento tra questa tecnica e la morte della giovane madre pratese il giorno dopo aver dato alla luce il suo bambino.
Ciò non toglie che intorno alla “Kristeller” continuino ad agitarsi passioni e scontri. Un detrattore della tecnica è certamente la dottoressa Luisa Acanfora, del Dipartimento di Medicina sperimentale e clinica dell’Università di Firenze. Da anni si batte per introdurre una tecnica alternativa, che, insieme a Pierfrancesco Belli, ideatore della tecnica, hanno chiamato “Baby Birth”, e hanno i loro buoni motivi, visto che Belli è il detentore del brevetto e Acanfora la responsabile scientifica per la ditta produttrice. È una tecnica che si basa sull’uso di una cintura composta da tre camere ergonomiche che si gonfiano con l’aria per stimolare e accompagnare le contrazioni e promette di tenere sotto controllo la pressione sull’addome della partoriente (cosa a cui aveva già pensato Samuel Kristeller con i pochi mezzi dell’epoca).
L’introduzione controllata del Baby Birth è iniziata a ottobre 2014 all’ospedale di Empoli, ma poi è stata abbandonata nonostante l’Azienda sanitaria avesse già comprato, coi soldi della Regione, fasce per 100.000 euro e si fosse impegnata a comprarne altrettante. Sono seguite audizioni parlamentari, interrogazioni, anche guerre di carte bollate, ma al momento la tecnica e le cinture sono state messe in un cassetto.
Anche perché i ginecologi non sembrano vederle di buon occhio. Uno di questi è il dottor Giansenio Spinelli, primario di Ostetricia al Santo Stefano di Prato. «Quella di Kristeller è una manovra che fa parte della storia della medicina – spiega – Certo, può essere rischiosa, ma si fa solo quando è necessario, cioè per eliminare un rischio maggiore». Ad esempio la sofferenza del feto nel caso in cui la partoriente non riesca più a spingere. E quello che le ostetriche chiamano “l’aiutino”. Chi si oppone alla Kristeller cita una delibera regionale (la 922 del 2002) che avrebbe disposto di non registrare la manovra nel Certificato di assistenza al parto se non quando vengono effettuate più di tre spinte, ma al dottor Spinelli, per esempio, non risulta (e nemmeno alle sue ostetriche): «La mettiamo sempre nella cartella clinica, anche se facciamo una sola spinta».
Il sospetto dei detrattori della Kristeller era che non si volesse registrare la manovra per evitare risarcimenti nel caso le cose vadano male. Un sospetto che viene respinto con forza dai sostenitori dell’aiutino. (p.n.)
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