La protesta
L'identità di Elena Ferrante: "Ma quali prove, il caso resta aperto"
Il professor Marco Santagata seguì un’altra pista e ora ha dubbi sull'ipotesi che Anita Raja sia l'autrice misteriosa de "L'amica geniale"
PISA. «E no, non può bastare un legame economico-finanziario per dare certezze». Ma chi è Elena Ferrante? È davvero la traduttrice freelance Anita Raja, come ha scritto domenica il Sole 24 Ore al culmine di un’inchiesta sull’identità della misteriosa autrice di best seller? A disseminare dubbi è Marco Santagata, studioso di letteratura italiana che insegna all’Università di Pisa, oltre ad essere stato vincitore dei Premi Campiello e Stresa. Santagata si era a sua volta sbilanciato, nel marzo scorso, indicando come possibile soluzione del “giallo” il nome di Marcella Marmo, professoressa all’Università di Napoli Federico II, e lo aveva messo nero su bianco sul Corriere della Sera.
«Un attimo – interviene Santagata – io non ho mai detto, perché qui in effetti è venuto fuori un equivoco, che la Marmo sia Elena Ferrante. Ho detto che il personaggio della protagonista di quei libri ha dei tratti che corrispondono alla biografia della Marmo. Poi da qui a dire che è stata la Marmo a scriverli c’è un passo ulteriore che io non faccio».
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Detto questo, proprio non lo convince l’esito dell’indagine del Sole, che punta con decisione su Anita Raja, moglie dello scrittore Domenico Starnone, unendo una serie di fatti e indizi sia di carattere finanziario che letterario. Anzitutto il quotidiano mette in evidenza l’aumento del compenso accordato dalla casa editrice E/O a questa traduttrice “solo” freelance. In più che nel corso di quest’anno Starnone avrebbe acquistato a Roma un appartamento il cui costo potrebbe sfiorare i due milioni di euro. Un frugare nelle tasche che ha indispettito non poco Sandro Ferri, editore insieme alla moglie Sandra Ozzola, di E/O. «Trovo disgustoso – ha detto – il giornalismo che indaga nella privacy e tratta le scrittrici come camorriste. Ora si finisce anche per guardare nei conti».
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Nessun accenno comunque, e nemmeno smentita, alla rivelazione dell’identità. Ma Santagata resta scettico. «Il nome della Raja circola da sempre insieme a quello del marito». L’ipotesi in effetti non è inedita, dopo che il caso ha cominciato ad appassionare in Italia e all’estero, mentre è dal 2011 con “L’amica geniale” ed i tre romanzi successivi (“Storia del nuovo cognome”, “Storia di chi fugge e di chi resta”, “Storia della bambina perduta”) che la Ferrante, o chi per lei – editori compresi – non sbaglia un colpo.
«L’indagine economica potrebbe anche essere convincente – ammette Santagata – però quando il Sole 24 Ore dall’analisi dei proventi dei due passa a fare discorsi letterari mi sembra veramente vago, peraltro da parte di uno che non è del mestiere, se devo essere sincero. Ovvero non vedo nessun rapporto tra la biografia di Raja e Starnone e il romanzo». Sul quotidiano si faceva riferimento, ad esempio, a luoghi e nomi dei protagonisti dei libri della Ferrante che richiamerebbero la vita della Raja. Per lo studioso, dunque, il caso letterario è tutt’altro che chiuso. «Sì, secondo me, c’è ancora spazio per indagare», sorride Santagata.
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