Toscana
«Ho avuto paura per la vita di mia figlia»
Assalto al portavalori, parla un pratese: ero dietro il furgone e un proiettile ha colpito la mia auto
PRATO. «Avevo mia figlia di 14 anni accanto, appena sono entrato in galleria ho sentito raffiche secche di colpi, ho visto le scintille, decine, sulle pareti del tunnel, evidentemente i colpi che rimbalzavano e uno ha colpito il parabrezza della mia auto. Per fortuna non l’ha sfondato, altrimenti non sarei qui a raccontare della sparatoria o peggio ancora, non avrei più avuto mia figlia». Roberto, meno di 40 anni, elbano d’origine da sempre domiciliato a Prato dove lavora la sera di venerdì si trovava subito dietro il furgone portavalori della Mondialpol che un commando armato, formato almeno da una dozzina di rapinatori professionisti, ha bloccato a colpi di kalashnikov all’interno della galleria Rimazzano, lungo l’autostrada A 12 tra Rosignano e Collesalvetti, tentando una rapina milionaria che invece è fallita.
«Ero stato all’Elba a riprendere mia figlia e stavamo rientrando a casa, a Prato - racconta l’imprenditore - Ho notato delle Bmw e un suv bianco che acceleravano, superandomi, poi rallentavano per farsi superare. Manovre pericolose, durante piuttosto a lungo, che mi hanno fatto pensare a ragazzi in vena di fare gli stupidi». Uno scenario che cambia improvvisamente quando l'imprenditore si trova dietro il furgone della Mondialpol. «Nemmeno ho notato che si trattasse di un portavalori. In pochi istanti, però, ho visto le auto che prima mi superavano piazzarsi di fianco al mezzo della Mondiapol. Ho visto accendersi gli stop del mezzo che mi precedeva, una frenata brusca, sono riuscito a bloccare anche la mia auto poi è cominciato l’inferno». Non ha visto scendere dalle auto i banditi: «Forse non ci ho fatto caso, ma mi è sembrato che iniziassero a sparare già da dentro le loro auto. Ho sentito le prime raffiche, secche, ho visto le scintille dei proiettili che sbattevano contro i muri della galleria e finiva dappertutto. Una pioggia di proiettili. Non ho pensato niente: ho ingranato la retromarcia e a tutta velocità ho cercato di uscire dal tunnel. In quel momento ho visto che qualcosa colpiva il parabrezza e ho tremato». L’identica manovra è stata compiuta dal conducente di una Panda che in quel momento si trovava dietro il pick-up del pratese: un comandante della marina in licenza.
Il pick-up di Roberto e la Panda riescono a guadagnare l’uscita della galleria. "Ringrazio il mio sangue freddo - dice Roberto - che forse ci ha salvato la vita». A tutto gas i due aut0omobilisti percorrono almeno un chilometro e mezzo: «L’unica mia paura in quel momento era di schiantarmi contro una macchina che avanzava. Invece le corsie erano libere. Improvvisamente - ricorda - ho visto un'auto con un lampeggiante sul tetto, era ferma a lato della carreggiate e ho pensato che fosse la polizia. Ero convinto, infatti, che fosse stata proprio la polizia a intervenire dentro la galleria, per un blitz o qualcosa d'altro. Sia io sia il conducente della Panda ci siamo fermati per chiedere aiuto, per avere spiegazioni. Ma non appena bloccata l'auto, un tizio, con il passamontagna, una maglietta nera piuttosto larga, imbracciando un arma che a me è sembrata un kalashnikov, ha spalancato lo sportello dal lato di mia figlia e ha detto secco: “Se fai quello che ti dico non ti succede nulla”».
L’uomo del commando, italiano, accento meridionale, con grande calma impartisce gli ordini: mettere in moto e collocare l'auto lungo le corsie dell'autostrada. «Mia figlia mi diceva “papà ho paura, babbo ho paura” ma sono riuscito a tranquillizzarla - prosegue l'imprenditore - poi quando abbiamo finito di posizionare le macchine l'uomo del commando si è di nuovo rivolto a me dicendomi che le chiavi le avrei trovate di fianco al furgone portavalori. Ed effettivamente è che lì la polizia le ha recuperate». Passano un paio di minuti nei quali Roberto e sua figlia restano in auto “per precauzione”. Poi quando di raffiche di mitra non se ne sento più, quando i banditi sull'auto col lampeggiante si allontanano, lui e la ragazzina scendono dalla macchina. «Era tutto finito, un'azione veloce durata pochi minuti. Io non mi sono avvicinato alla galleria - prosegue l'imprenditore - e ho atteso che arrivasse la polizia». Mezz’ora trascorsa come in un incubo, storditi, con le scene della sparatoria che passano ancora davanti agli occhi, come flash, poi le sirene, le divise, le deposizioni.
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