Attenzione
Quelle chiamate fastidiose che tentano di ingannarci
L’allarme degli abbonati sul telemarketing: «Le proposte commerciali quasi sempre nascondono la verità su garanzia, assistenza e caratteristica dei prodotti»
Sono molesti. Ma a volte sono anche «truffaldini». Di sicuro «poco chiari». E quando si approfittano degli anziani dovrebbero essere «denunciati». Cresce il malumore. Gli abbonati sopportano sempre meno le chiamate commerciali. Firmano la petizione de Il Tirreno per chiedere regole diverse sul telemarketing. Sono quasi centomila ora gli abbonati a chiedere la riforma che il Garante della Privacy suggerisce da mesi al Parlamento. Ora anche l’Autorità garante per le Telecomunicazioni si aggiunge al coro: le norme in vigore non tutelano i consumatori. Si ritrovano con contratti attivati senza aver dato il consenso, perché non è obbligatorio firmare un atto scritto per autorizzare il cambio di gestore della luce o del gas.
Lo conferma, in un’intervista esclusiva al Tirreno, anche un operatore “pentito” di call center. Ci spiega come si creano false telefonate per attivare veri contratti. Confermando i sospetti di Alberto Grazian: «Le telefonate commerciali - scrive - sono quasi sempre moleste e disoneste, perché non dicono la verità sulle offerte proposte (lo dice anche il pentito del call center, ndr). Nascondono quasi sempre la verità sulla garanzia e l’assistenza sui prodotto e non sono trasparenti sui costi. Inoltre non volgiono quasi mai accettare il diniego dell’utente telefonico a ricevere le proposte». Rafforza il concetto Anna Maria Candela: «Le chiamate commerciali disturbano, sono ossessive e soprattutto raggirano molti anziani e persone sole non attrezzate a difendersi. Queste persone forniscono dati che non devono dare e grazie ai quali sono attivati, con il raggiro, nuovi contratti». Questa pratica dei call center - ribadisce Davide Guardigli - è «indecente e vergognosa. Poi quando adottata con le persone anziane, dovrebbe far scattare una denuncia nei confronti degli operatori». Anche perché difendersi è quasi impossibile. Infatti - osserva Anna Popoli - questi operatori «chiudono la chiamata prima di aver detto quale sia la società per cui lavorano. Così non riesci a liberartene, ma al tempo stesso ti disturbano». Invece - aggiunge Gianni Sandoni - sarebbe giusto dare la possibilità «a chi non voglia ricevere telefonate commerciali, di togliere i propri numeri (fissi o mobili) da tutti i circuiti nei quali possono essere intercettati. Insomma, se non voglio, nessuno deve essere in grado di intercettare i miei recapiti, eccezion fatta per le autorità statali».
La riforma del telemarketing, quindi, non si può rinviare. Ormai l’idea è condivisa perché - ricorda (ma non è l’unico) Giovanni Bartolotti «l’iscrizione del proprio numero fisso al Registro delle Opposizioni gestito dalla Fondazione Bordoni si è rivelato del tutto fallimentare». La stessa Fondazione Bordoni, in più di un’occasione, ha precisato che l’iscrizione al Registro oggi impedisce alle società di telemarketing di chiamare per offerte pubblicitarie i numeri pubblicati negli elenchi telefonici. Ma se una persona ha dato diversamente il consenso al trattamento commerciale del proprio numero fisso non è protetta neppure dal Registro delle Opposizioni. Si comprende, quindi, la protesta di Diego Marini che ammette: «Sono iscritto al Registro delle Opposizioni, ma le telefonate moleste continuano ad arrivare, malgrado siano una enorme violazioni della privacy». A Giovanni Sodini ne sarebbero arrivate anche «12 nello stesso giorno da parte di gestori telefonici». Nessuna meraviglia per Pasquale Fuschillio che dichiara di essere stato costretto a cambiare «Sim perché la situazione delle telefonate indesiderate era diventata ingestibile con il vecchio numero».
Solidale Sergio Lucchesi, stufo di ricevere «telefonate a ogni ora, anche se per due volte ho mandato i moduli per l’opposizione». «Quasi sempre - ironizza Domenico Ubaldi - sono gli stessi “soggetti” che si dimenticano di cancellarti dai loro archivi, nonostante tu glielo abbia chiesto». Fanno anche di più, secondo Alessandra Doveri: «Ti chiamano al numero privato e non vogliono risponderti se domandi chi abbia fornito il tuo recapito che non è sull’elenco. Non si limitano, quindi, a chiamarti a tutte le ore, essere scortesi e a provare a ingannarti». «Di sicuro - incalza Loris Bernardi - provano a ingannare molte persone anziane». È comprensibile che questo comportamento - conclude Alessio Maccagno - porti soldi «a persone che ne hanno bisogno, ossia i dipendenti del call center, questi operatori riceverebbero più soldi se riuscissero effettivamente a vendere i loro prodotti, invece di concentrarsi su numeri casuali di utenti che spesso hanno già rifiutato le loro proposte. Una riforma seria del settore, inoltre, aiuterebbe anche a evitare le offerte di persone che si fingono agenti di società e compagnie importanti, senza esserlo, solo per vessare gli utenti e ricevere denaro».
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