Proteste
La mosca killer attacca l’olio toscano
Assalto agli olivi a fine agosto. Meno bottiglie e più care
«Io l’olio lo produco e la mosca sto cercando di combatterla. Prevedo un’annata molto difficile, ma non come quella del 2014, che per noi fu drammatica. Ci sono uliveti dove la produzione è già compromessa e altri in cui gli insetti hanno intaccato solo poche piante. È inevitabile: le prossime bottiglie costeranno di più».
Filippo Legnaioli è vicepresidente della Confederazione italiana agricoltori della Toscana e responsabile di quella della provincia di Firenze. Sa bene che la lotta alla Bactrocera oleae - questo il nome scientifico della specie - è lunga e difficile. Ma non si rassegna. Le femmine del temibile insetto – attratto solamente dalle olive – d’estate depongono le uova nei frutti e pian piano la larva neonata, scavando una galleria, si fa strada verso la buccia. E quando l’insetto diventa adulto rompe la larva e buca l’oliva, cadendo per terra. È già troppo tardi: il frutto a questo punto è da buttare. E l’infestazione potrebbe aver raggiunto uno stadio già avanzato nell’intero uliveto.
In Toscana il picco di parassiti si è registrato fra la fine di agosto e l’inizio di settembre, a causa di un’estate non particolarmente calda, ma umida, e dell’abbassamento delle temperature di fine stagione, fattori che purtroppo hanno accelerato lo sviluppo delle larve. Minando un comparto, fra l’altro, che negli ultimi anni come export sta crescendo molto, grazie al grande successo internazionale, soprattutto negli Stati Uniti. «Rispetto al 2014 - sostiene però Legnaioli - ci sono meno mosche e noi agricoltori siamo più preparati. In Maremma, come in tutta la costa, il clima mite favorisce la presenza degli insetti. Ma anche dove sono io, in provincia di Firenze, i problemi non mancano. La situazione è disomogenea: all’Impruneta, ad esempio, lo scenario non è critico come a Panzano, Greve e in tutto il Chianti. Poi ci sono anche i coltivatori che hanno fatto prevenzione, riuscendo a contenere efficacemente l’attacco».
Secondo Angelo Canale – agronomo e docente del dipartimento di Scienze agrarie dell’università di Pisa (nell’articolo in basso la sua intervista) – la presenza in Toscana della Bactrocera oleae «può diventare una costante a causa del cambiamento climatico». Le aree costiere, come detto, sono le più soggette all’infestazione a causa del clima mite. Il parassita è presente anche nell’entroterra, seppur in misura minore. «Essendo a sangue freddo – prosegue Canale – in alcune zone della regione, come la Lunigiana e nell’interno, il loro ciclo di sviluppo rallenta. Sono meno pericolose».
Se per i produttori sarà un’annata infelice, per i consumatori le bottiglie d’olio toscano (ma anche “100% italiano”, visto che la mosca olearia vola in tutta Italia) costeranno di più. Quanto, al momento, non è facile da prevedere. «Vendere a un prezzo più alto è il minimo – spiega Tullio Marcelli, presidente di Coldiretti Toscana – dato che la lotta all’insetto costa tanto e la nostra produzione sarà inferiore rispetto al previsto. Nella mia zona, nell’Aretino, mi hanno segnalato più problemi in Valdichiana e meno nel Valdarno superiore. È una situazione a macchia di leopardo».
Marcelli, però, vuole rassicurare i potenziali consumatori sulla bontà del futuro olio toscano, che si potrà acquistare già a partire da novembre. «La mosca non influisce tanto sulla qualità – spiega il presidente regionale di Coldiretti – ma solo sulla quantità. Gli agricoltori, anziché mischiare le olive andate a male con quelle non contaminate, preferiscono rinunciare all’intero raccolto. È la nostra filosofia. Per combattere il parassita bisogna prevenire e le associazioni di categoria sono in grado di assistere i coltivatori. Dobbiamo fermare la psicosi da insetto: possiamo sempre eccellere».
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