Attenzione
Telemarketing, la proposta in Senato: per forza o per scelta tutti iscritti al Registro
Approda a Palazzo madama la riforma dell’elenco delle Opposizioni. La proposta prevede di inserire la totalità degli abbonati fra i numeri da non chiamare - FIRMA LA NOSTRA PETIZIONE
Tutti iscritti al Registro delle Opposizioni. Per obbligo o per scelta, resta da vedere. La volontà c'è. Non si discute. L'ha anticipata a Il Tirreno il ministero dello Sviluppo Economico. Ora la confermano i due relatori del disegno di legge sulla Concorrenza: difendere meglio dalle telefonate commerciali indesiderate 115 milioni di utenze. Quindi deve essere riformato il Registro delle Opposizioni «perché oggi non funziona», ammette Luigi Marino il relatore di Area Popolare in commissione Industria al Senato. Come cambiarlo, però, non è ancora chiaro. Anche se mancano pochi giorni all'inizio della discussione del ddl a Palazzo Madama.
UNA RIFORMA A DUE TESTE
«Bisogna mettere al centro la tutela del consumatore», assicura Salvatore Tomaselli, relatore del Pd per il ddl in commissione Industria al Senato. «E in aula probabilmente accoglieremo una proposta emendativa della legge», rincara Marino. Tuttavia un testo concordato non esiste, come dimostrano gli emendamenti sul telemarketing presentati al ddl. Ci sono tendenze opposte: Pd, Area Popolare e anche M5S - con alcune varianti - propendono per un'iscrizione automatica di tutti i numeri di telefono al Registro delle Opposizioni, in modo che fissi o cellulari non siano più disturbati dalle offerte commerciali. I fittiani, invece, propongono un'iscrizione di tutti i numeri ma su base volontaria. In modo da salvaguardare «anche l'attività dei call center».
REGISTRO DELLE OPPOSIZIONI APERTO A TUTTI I NUMERI
La riforma, quindi, parte da una base comune: il Registro delle opposizioni - elenco che mette al riparo dalle chiamate commerciali - non deve più essere limitato (come oggi) ai numeri pubblicati negli elenchi telefonici, ma deve essere esteso. Come resta la grande incognita che la commissione Industria del Senato non è riuscita a sciogliere da gennaio.
Da qui la presentazione di vari emendamenti al ddl Concorrenza e il deposito di due proposte di legge (di cui una alla Camera, da parte del deputato di Sinistra Italiana, Stefano Quaranta).
STOP ALLA PUBBLICITÀ PER POSTA
Neppure nel ddl “omnibus” sulla concorrenza la materia si affronta con compiutezza. Al telemarketing si dedica un articolo, per limitare l'invadenza della pubblicità a distanza. Non di quella telefonica: di quella postale. Se il testo verrà approvato, scatterà il divieto di spedizione di lettere con promozioni e offerte commerciali. A meno che non esista espresso consenso alla spedizione a casa di questo materiale. I volantini continueranno a intasare le cassette postali.
ACCORDO RIMANDATO
E per le telefonate? Ci sono le promesse di riforma. Del resto - ricorda Tomaselli, in commissione non è stata trovata «una sintesi dei testi» (4 varianti dell’emendamento originario) «anche perché da un punto di vista tecnico - specifica Marino - con una legge primaria (del Parlamento) non sarebbe stato possibile modificare una norma approvata con Decreto del presidente della Repubblica». Il Registro delle Opposizioni è stato istituito, infatti, con Dpr nel 2010 e ora gli emendamenti tengono conto di questo aspetto: rimandano a un successivo Dpr, la modifica della norma.
PRONTI A CAMBIARE
«Il dato importante, comunque - evidenzia Marino - è che probabilmente in aula accoglieremo una proposta emendativa: l'obiettivo è che tutti gli abbonati siano iscritti nel Registro delle Opposizioni. Se vorranno essere contattati per la pubblicità telefonica, si cancelleranno». Il contrario di quello che suggerisce il Garante della Privacy. L'Autorità propone di tutelare gli abbonati in due mosse: iscrizione (volontaria) di tutte le numerazioni al Registro; annullamento dei consensi passati (all’utilizzo commerciale dei dati personali) con l'iscrizione al Registro.
ISCRIZIONE AUTOMATICA
«A mio avviso - ribadisce Marino - l'iscrizione automatica dei numeri nel Registro delle Opposizioni è la via più semplice». Concorda Tomaselli che ribadisce la «disponibilità politica a trovare una soluzione. Senza demonizzare il telemarketing, è giusto che sia il consumatore a dire “sono disponibile a ricevere quel tipo di informazione, di offerta economica” e non il contrario. Non è corretto ritrovarsi senza saperlo in una lista per il marketing, bersagliati di chiamate e costretti a fare la richiesta di far cessare le telefonate». In altre parole - sintetizza Tomaselli - deve essere «invertito l'onere: deve essere il consumatore ad avere una tutela più efficace». Perciò, devono essere «i gestori telefonici a inviare in modo automatico le numerazioni riservate alla Fondazione Bordoni, responsabile del Registro delle Opposizioni. I gestori con un clic possono trasferire tutti i numeri e non si deve lasciare l'onere dell'autocertificazione agli abbonati».
INCOGNITA CELLULARI
Tomaselli, però - precisa - di rifersi ai numeri fissi riservati. Non ai «cellulari che, vista l'enorme quantità (95 milioni, ndr) meritano una riflessione più attenta». Una soluzione specifica. Che potrebbe essere - suggerisce - l'espressione del consenso a essere inseriti o meno nel Registro delle Opposizioni «al momento della firma del contratto di attivazione. Ma la materia è così complessa che, probabilmente, non troverà soluzione con il ddl Concorrenza. Serve una riflessione più ampia con il Garante della Privacy e con l'Antitrust». Queste Autorità potrebbero chiarire che la soluzione di demandare al contratto la scelta di aderire al Registro delle Opposizioni può essere efficace per i nuovi cellulari, ma non per quelli già attivati.
Allo stesso modo, il trasferimento in blocco dei dati dai gestori alla Fondazione Bordoni - sottolineano i Riformisti - pone un problema: vietare il marketing d’ufficio «significa mettere in mezzo alla strada 40.000 lavoratori dei call center. È per questo che vogliamo l’adesione volontaria al Registro delle opposizioni».
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