Il Tirreno

Toscana

L’acqua marrone è potabile per Gaia. Il sindaco e il vice: «Non vogliamo quella brodaglia»

di Cesare Bonifazi
L’acqua marrone è potabile per Gaia. Il sindaco e il vice: «Non vogliamo quella brodaglia»

Nelle frazioni di Massarosa disagi da almeno 4 anni. Ma la società di gestione si difende: "Non ci sono i soldi per i lavori"

4 MINUTI DI LETTURA





MASSAROSA. In alcune frazioni del comune di Massarosa, in provincia di Lucca, i cittadini giocano alla roulette russa ogni volta che aprono il rubinetto di casa. Da allmeno quattro anni ormai gli utenti delle località di Piano di Conca e Piano di Mommio infatti non sanno se è un giorno buono o se si ritroveranno ad avere in casa un miscuglio di acqua e ruggine ritenuto potabile, ma che neanche i dirigenti della società che eroga il servizio sono disposti a bere. Un disagio non da poco, considerando che è un problema non proprio saltuario: almeno un paio di volte a settimane quello che esce dai lavandini è un liquido più simile al fango o all’aranciata. Il problema è così conclamato che, oltre alla stampa, anche gli stessi abitanti si erano assuefatti all’idea che «questa cosa accade». Negli ultimi due anni solo poche voci si sono alzate per denunciare il problema, urla nel deserto di utenti arrabbiati che finivano nei faldoni delle segnalazioni del gestore della rete idrica, Gaia spa, una partecipata i cui soci sono proprio i Comuni.

[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:foto-e-video:1.14147443:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/foto-e-video/2016/09/24/fotogalleria/acqua-sporca-a-massarosa-disagi-da-almeno-quattro-anni-1.14147443]]

I disagi dei cittadini. Le lenzuola bianche continuano quindi a uscire gialle dalle lavatrici che avevano i filtri intasati di residui di ruggine, le vasche a volte sono marroni e di lavarsi i denti con quell’acqua neanche a parlarne. Il consiglio dell’azienda idrica era stato di far scorrere l’acqua quel tanto che serve affinché torni ad essere chiara: cinque, dieci minuti al massimo. Uno spreco che va a incidere anche sui consumi. Intanto chi vuole difendersi si è installato filtri per la depurazione e il Comune ha messo le cosiddette “case dell’acqua” dalle quali chi vuole può prendere gratuitamente acqua pulita sempre controllata. Il sindaco di Massarosa, Franco Mungai, fa anche monitorare costantemente le quattordici sorgenti che si trovano su tutto il Comune. Lo stesso primo cittadino e il suo vice hanno dichiarato in più occasioni di non voler bere quella brodaglia giallastra e negli ultimi anni hanno consigliato ai cittadini di fare lo stesso. Lo stesso consiglio arriva anche dai medici della zona che, in via precauzionale, consigliano di non berla.

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.14147544:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.14147544:1652283737/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

La campagna. Il caso si è riacceso nelle ultime settimane e i nodi sono venuti al pettine: dopo una campagna portata avanti dal Tirreno, i cittadini di quelle piccole frazioni di Massarosa hanno ripreso le armi in mano, o meglio i telefonini: hanno fotografato e registrato gli episodi di “torbidità” che quotidianamente accadono a macchia di leopardo in queste zone. Decine di segnalazioni sono arrivate e continuano ad arrivare sia tramite email che da Facebook. Due frazioni di cittadini esasperati dalla situazione che sembra senza fine: la mobilitazione passa dalla richiesta che i singoli Comuni si riprendano la gestione della rete, all’idea di fare causa al gestore, fino a quella di non pagare più le bollette. Gaia è stata quindi costretta a dare spiegazioni di questa situazione.

Il problema è l'acquedotto. Le ragioni dell’acqua sporca derivano proprio dal tubo principale che serve tutto il territorio comunale (e marginalmente anche una parte di quello di Camaiore). Tutta l’architettura dell’acquedotto poggia su una tubazione principale chiamata Pedemontana. È lunga appena dieci chilometri (degli oltre 190 di tutta la rete) ma veicola il 70% dell'intera risorsa destinata alle utenze. È stata posata agli inizi degli anni ’90 dalla società comunale che gestiva il sistema di fornitura in quegli anni e costeggia la linea ferroviaria Lucca-Viareggio poi segue la strada provinciale Sarzanese-Valdera. Questi tubi in ferro non hanno le protezioni sufficienti a sostenere le scosse e le scariche elettriche provenienti dall’esterno, questo ha provocato delle rotture nella linea che hanno causato il deterioramento precoce della rete che si è ossidata: si è formata la ruggine all’interno. Ogni volta che c’è uno sbalzo di pressione si staccano dei residui che si accumulano proprio a Piano di Conca e Piano di Mommio che sono le ultime frazioni che vengono servite.

La potabilità dell'acqua. Malgrado il colore sia tutt’altro che invitante, la situazione sanitaria dell’acqua rimane “a norma di legge”. Un decreto legislativo (il 31 del 2001) stabilisce infatti che il limite consentito per la presenza di ferro è di 200 milligrammi per litro. Tale limite è stato sforato solamente in quattro episodi durante tutto il 2016, una casistica minima rispetto al totale degli episodi di torbidità. Al superamento dei limiti non corrisponde però la dichiarazione di non potabilità perché, spiegano dall’azienda sanitaria, non «sussistono immediate conseguenze a livello di salute pubblica».

Problemi risolti nel 2020. Gaia ha stanziato tre milioni di euro che verranno impiegati per la risoluzione del problema: un programma che comprende diversi interventi tra cui la sostituzione completa della Pedemontana con l’introduzione di tubi nuovi all’interno dei vecchi tubi. Un lavoro che vedrà la fine solo nel 2020, anno in cui, assicurano da Gaia, il problema sarà risolto all’80-90%. Nel frattempo nessuno assicura che gli episodi di torbidità non si ripresenteranno. Nell’incontro tra le dirigenza e il Tirreno, gli alti vertici della società non hanno manifestato nessuna volontà di applicare una moratoria sulle bollette: «I soldi degli utenti - hanno detto - servono per gli investimenti sui lavori; il problema sarebbe un boomerang. Inoltre non è plausibile pensare di non pagare: noi il servizio lo garantiamo». Il direttore generale, Paolo Peruzzi, ha anche affermato che lui l’acqua arancione che gli abbiamo presentato durante l’incontro se la berrebbe, ma non l’ha fatto e non ha dato segno di volerlo fare.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa