Il Tirreno

Toscana

Morte in corsia: un round all’accusa. L’infermiera rischia di tornare in carcere

di Federico Lazzotti
Fausta Bonino all'uscita del carcere Don Bosco a Pisa
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Fausta Bonino all'uscita del carcere Don Bosco a Pisa

La Cassazione “boccia” la decisione di scarcerare Fausta Bonino. Il caso torna al Riesame con giudici diversi e nuove prove

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LIVORNO. Fausta Bonino, l’infermiera dell’ospedale di Piombino indagata per l’omicidio di 14 pazienti nel reparto di Rianimazione attraverso la somministrazione di “bombe” di eparina, potrebbe tornare in carcere. Un nuovo scenario che si è aperto giovedì 22 settembre dopo la pronuncia della prima sezione delle Corte di Cassazione. E che il suo avvocato cerca subito di allontanare: «È serena, non accadrà nulla, per la Procura è una vittoria di Pirro...».

La Suprema Corte, infatti, con un dispositivo di appena due righe ha accolto il ricorso presentato dalla Procura di Livorno e sostenuto in aula dal procuratore generale Luigi Birritteri. E di conseguenza ha annullato la decisione del Tribunale del Riesame di Firenze che aveva accolto la richiesta della difesa contro l’ordinanza di custodia cautelare attraverso la quale, il 20 marzo scorso, i carabinieri del Nas avevano potuto arrestare l’infermiera di ritorno da un viaggio a Parigi. «Era un ricorso che riguardava i motivi di legittimità del provvedimento», spiegavano dalla Procura livornese al momento del deposito a Roma.

Adesso la palla di questa partita a scacchi tra accusa e difesa passa quindi nuovamente al Riesame di Firenze. I giudici - diversi da quelli che il 20 aprile avevano disposto la scarcerazione della Bonino - dovranno discutere nuovamente la fondatezza del ricorso dell’avvocato difensore della donna. Ma stavolta dovranno tenere conto di tre nuovi elementi: le motivazioni della Cassazione che saranno depositate nei prossimi giorni e i nuovi elementi probatori - pare siano molti - che Procura e difesa depositeranno in alla cancelleria per poi sostenere le loro tesi in udienza.

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In teoria, inoltre, la procura livornese, dopo la decisione della Cassazione, potrebbe chiedere nuovamente al gip una misura cautelare in carcere per l'infermiera. Vero è che a distanza di sei mesi dal primo arresto, il pm Massimo Mannucci dovrebbe dimostrare l’esistenza concreta del pericolo di fuga, il rischio di inquinamento delle prove, oppure la possibilità di reiterazione del reato.

«Noi non facciamo i processi a mezzo stampa», si limita a dire il procuratore capo di Livorno Ettore Squillace Greco. Ma aggiunge: «Come privato cittadino mi auguro solamente che ora non si parli di sberle della Cassazione al Riesame. Le decisioni dei giudici si possono impugnare, criticare, ma vanno sempre rispettate. Auspico che in questa vicenda si acquisiscano maggiore misura e sobrietà nelle valutazioni e nei giudizi». Anche perché - conclude - «è una vicenda dolorosa per tutti quelli che ne sono coinvolti: indagata, parenti delle vittime».

In effetti la vicenda, ad oltre sei mesi dal clamore suscitato dall’arresto della Bonino, ha ancora molti aspetti che devono essere chiariti. Per questo il gip Antonio Pirato, in sede di incidente probatorio, ha nominato una serie di esperti per chiarire la cause del decesso di troppi pazienti nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Piombino tra il 2014 e il 2015, ed ha già autorizzato la riesumazione delle salme di otto dei 14 morti. Gli esami dovevano iniziare tra giovedì e venerdì prossimo, ma per un problema burocratico, pare manchi l’autorizzazione dei Comuni interessati alla riesumazione, le operazioni slitteranno di qualche settimana. Intanto però proseguono gli altri accertamenti tecnici irripetibili sia sul telefono della Bonino che sulle provette di sangue delle vittime.

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