Il Tirreno

Toscana

L’amore eterno di Luigi e Ilva: dopo 71 anni insieme, lei muore 4 ore dopo di lui

Melania Carnevali
Ilva Castellani e Luigi "Piero" Formichi in vacanza e in gioventù
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Ilva Castellani e Luigi "Piero" Formichi in vacanza e in gioventù

Rosignano: il marito non aveva avuto problemi, fino al ricovero due settimane fa. Dopo il decesso, lei sembrava consolare gli altri. Poi il malore

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ROSIGNANO. Lui le tiene il braccio destro sulla spalla. Lei sorride. Capelli castani e sciolti che le scivolano sulla giacchetta scura. Non guardano l’obiettivo, ma un po’ più in là. Tutti e due però nella stessa direzione. Come se in quella foto ingiallita dal tempo si potesse già leggere il loro destino. Luigi Formichi, 92 anni, e Ilva Castellini, 86, hanno percorso fino all’ultimo la stessa strada. Hanno vissuto 71 anni di vita insieme. E poi se ne sono andati, sempre insieme, a distanza di nemmeno quattro ore uno dall’altro. Prima lui. Poi lei. Come due ventricoli di una stessa anima che non riescono a pompare sangue da soli.

È successo martedì mattina. Sembrava averlo retto il colpo, lei, della morte del suo “Piero”, come lo chiamavano tutti. «Era contenta che almeno fosse tornato a casa», racconta la nuora. Non piangeva, quasi consolava gli altri. Si era già anche vestita ed era pronta a sopportare la prima giornata senza di lui. Poi però il cuore non ha resistito ed è caduta a terra.

La pubblica assistenza appena andata via ha fatto retromarcia. È arrivata anche l’ambulanza. I medici che avevano appena constatato il decesso del marito si sono fiondati su di lei e hanno provato a rianimarla. Prima con il massaggio cardiaco, poi con il defibrillatore. «Carica», «libera». E di nuovo: «carica», «libera». Ma lei stava guardando già da un’altra parte, la stessa del marito. «Avevo capito subito che non si trattava di un malore qualsiasi», racconta ancora la nuora.

Ilva ha vissuto tutta la vita con il suo “Piero”. Si sono conosciuti nel 1945. Lei aveva appena 15 anni. Lui 21. Era un meccanico, Luigi, e passava ogni giorno da Castellina Marittima, dove viveva lei, per andare a lavorare, a Rosignano. Si sono incrociati lì, in quelle strade ancora sterrate e polverose battute dalla guerra. Si sono fidanzati e poi sposati, nel 1953.

Poi si sono trasferiti a Rosignano Solvay. Luigi aveva infatti trovato lavoro nell’azienda belga che opera nel settore chimico, la Solvay. Negli anni Settanta poi l’ha lasciata per aprire la sua officina meccanica di precisione, la Omp. Un’azienda diventata un big nel settore, una ramificata holding che ha dato e dà lavoro a quasi duecento persone.

Nel frattempo erano nati due figli, Andrea e Cristina, che poi lo hanno seguito nell’azienda. Luigi ci andava ogni giorno in quell’azienda. Lei invece pensava alla casa. Complementari in tutto. «Mio suocero diceva sempre che Ilva era la colonna della casa- racconta la nuora - Con il suo equilibrio, con la sua tranquillità, faceva sempre quadrare tutto».

Amavano la montagna e ogni anno scappavano insieme in qualche paradiso italiano. Quando sono nati i due nipotini, hanno iniziato a portare anche loro. «È stata una storia d’amore normale, come tante altre», racconta il figlio, Andrea.

«Quello che c’è di particolare forse - continua - è la durata di questo rapporto, oggi più che mai raro. Oltre 60 anni di matrimonio: chissà se ci saranno nel futuro coppie così».

Mai un problema di salute lui. «Ha continuato ad andare in azienda fino all’ultimo - racconta la nuora - Era completamente autonomo anche con l’auto. Poi nell’ultimo periodo aveva deciso di non guidare più solo per prudenza, per paura di poter far danni a qualcun altro. Ma era perfettamente in grado di farlo».

Qualche acciacco invece lei lo aveva avuto. Nulla di grave. Quando Luigi è stato ricoverato due settimane fa, si è presa cura di lui senza battere ciglio. Lunedì lo avevano mandato a casa. Sembrava che si fosse ripreso. E invece era l’ultimo raggio prima del tramonto. È morto all’alba di martedì. I figli hanno chiamato le onoranze funebri, la pubblica assistenza. Ilva si stava preparando per salutarlo l’ultima volta, quando è crollata a terra. «Libera», urlavano i medici. «Libera». E lei si è sentita libera di andare via. Con suo marito. Volata nei ricordi delle foto in bianco e nero.

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