Il Tirreno

Toscana

Il fotografo, il bisognino e la Rovesciata

Giorgio Billeri
La rovesciata di Parola in un Fiorentina-Juventus del 1950 immortalata nello scatto di Bianchi
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La rovesciata di Parola in un Fiorentina-Juventus del 1950 immortalata nello scatto di Bianchi

Lo scatto della vita del maremmano Bianchi. Si era spostato dietro la porta per fare pipì... La storia di una foto diventata un'icona del calcio grazie alla figurine Panini. Ma a lui fruttò solo 30.000 lire

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Che cos’è il genio? E’ fantasia, colpo d’occhio, intuizione e velocità di esecuzione. Chissà come sarebbe s tato felice Mario Monicelli (che scolpì questo motto in Amici Miei) di conoscere Corrado Bianchi, fotoreporter fiorentino di nascita ma maremmano per scelta di vita. Lui, il genio, quell’uggioso pomeriggio del 15 gennaio del 1950, l’ha utilizzato a piene mani. Un’intuizione, appunto, deflagrata come un fulmine dal suo cervello al polpastrello adagiato sulla macchina fotografica. E così è nato il clic più famoso, celebrato, sfruttato della centenaria storia dell’italico pallone: la Rovesciata (con la maiuscola, sì) di Carletto Parola.

Fantasia, colpo d’occhio. E naturalmente il caso, che spesso ci mette lo zampino. La leggenda narra che l’allora trentottenne Bianchi, allo stadio per il servizio su Fiorentina-Juventus, fosse stato assalito improvvisamente da un improrogabile bisogno fisiologico. E avesse trovato sollievo nella buca delle siepi, sulla pista di atletica. Lui, dietro la porta, in quel momento non doveva esserci. Invece c’è. E vede (colpo d’occhio, intuizione...) un lungo lancio del viola Magli verso l’attaccante Pandolfini.

La rovesciata. Carletto Parola, possente centrale difensivo bianconero, è solo in area, preso tra due avversari. La palla sta per scavalcarlo, con l’istinto (inspiegabile, per sua natura) si libra in area, il corpo quasi parallelo al terreno. Si cristallizza in una posizione allo stesso tempo scultorea e animata e ne viene fuori la Rovesciata che segnerà un’epoca, anzi più di una. Bianchi lo ritrae qualche frazione di secondo dopo l’impatto tra il piede e la palla, quando Parola ancora fluttua nell’aria.

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Lui non sa di avere nel rullino una pietra miliare nella storia della fotografia applicata allo sport. Torna al giornale, prende i soldi del servizio e via. Ma quella foto, quell’immagine che sposa forza e bellezza, è destinata a scappare dalle mani del Bianchi, che intanto riprende la sua vita e il suo lavoro tra Massa Marittima e Punta Ala. Di quello scatto vende i diritti per trentamila lire, bella sommetta ma niente se si pensa che quell’immagine sarà stampata in 350 milioni di esemplari.

Panini. Già, perchè intanto c’è qualcuno che di quella foto si è invaghito al punto tale da farne il core business, oggi si direbbe così, della sua attività: il suo nome è Giuseppe Panini, il tycoon modenese delle figurine. Che nel 1965 sceglie la Rovesciata di Carletto Parola come copertina dei suoi album. Un successo clamoroso che sorprende anche Parola, l’amico di Boniperti, giocatore di gran livello ma poi ma anche poi icona, senza volerlo.

Sport e cronaca. E Bianchi? A Massa Marittima, di certo, si sarà mangiato più volte le mani, ma la vita è una porta girevole, non sempre si indovinano i tempi giusti. Bianchi resta e resterà un grande artista dell’immagine: nato a Firenze da una famiglia di commercianti, «incontra» la fotografia a Punta Ala, durante il servizio militare. E’ lui tra i pochi a documenta l'ingresso a Massa Marittima dei soldati americani nell’estate del 1944.

Ma Bianchi non è solo questo. Lui sogna di coniugare le foto e poi le immagini al grande sport, e lo fa da maestro. E’ sempre lui, tra i primissimi in Italia, a lavorare come cineoperatore, per la Settimana incom, sulla moto al seguito del Giro d’Italia. Ma non solo, anche la cronaca era il suo pane, come il rapimento di un ricco svizzero da parte del bandito Cucchiara, in Alta Maremma, poi le storie dei minatori, l’alluvione del Polesine. E un occhio attento anche alla Dolce vita, con gli scatti alla Loren a Miss Italia e ai vip che a quei tempi affollavano Punta Ala.

E poi c’era la passione per la Fiorentina, già, per tornare alle cose del pallone. Bianchi, classe 1912, era innamorato pazzo dei viola. Negli anni Venti aveva fatto il raccattapalle allo stadio, e probabilmente lì ha capito i tempi del gioco, la bellezza di certi movimenti e anche la loro casualità. Magari anche questo lo ha portato a schiacciare il dito sulla macchina fotografica ed immortalare la storia.

Carletto. Una storia che, non va dimenticato, ha un nome e un cognome: Carlo Parola. In questi giorni avrebbe compiuto 95 anni. Attenzione: non è soltanto l’uomo che vola sulle bustine della Panini, ma è stato anche, al netto del Grande Torino, uno dei migliori giocatori italiani degli anni Quaranta. Era quello che si definiva un centromediano metodista, un ibrido tra mediano e stopper. Nella Juve a cavallo della guerra si vinceva poco, dall’altra parte del Po c’era una squadra che è entrata nella mitologia del calcio, e non solo italiano. Ha giocato fino a 40 anni, poi allenato anche in Toscana (Prato e Livorno). E chissà se, in quegli anni, ha curiosato dalle parti di Massa Marittima per cercare un certo fotografo...

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