Il Tirreno

Toscana

«Sproporzionata la richiesta per Moretti»

Strage di Viareggio, il ministro Delrio contro i pm. Granaiola (Pd): parole che feriscono la città

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VIAREGGIO. Ferrovie hanno scelto di non commentare le richieste di condanne formulate dai pubblici ministeri della Procura di Lucca nel processo per il disastro ferroviario di Viareggio, 29 giugno 2009, trentadue morti, quindici milioni per ricostruire tutto quanto andato distrutto, i feriti ancora alle prese con le conseguenze delle ustioni. Lo ha fatto, invece – il giorno dopo – il ministro dei trasporti Graziano Delrio, intervistato alla trasmissione “Otto e mezzo” su La7: «È la richiesta del Pm: spero che i giudici abbiamo tutti gli elementi per giudicare in modo equo. Credo sia una sproporzione enorme». Il riferimento di Delrio è alla condanna a 16 anni chiesta per Mauro Moretti, amministratore delegato di Fs all’epoca del disastro: «È difficile pensare che l'ad di Fs possa avere una responsabilità così enorme - ha dichiarato Delrio -: questa richiesta va oltre la responsabilità individuale». Responsabilità che i pm in aula hanno sostenuto a partire dai documenti della stessa Fs.

«Dispiace leggere le dichiarazioni del ministro Delrio che sono un colpo al cuore per la città di Viareggio e tutti i familiari di trentadue vittime», è la reazione a caldo della senatrice del Pd, Manuela Granaiola.

Al processo, dopo le richieste di condanna formulate dai pm, ora è il turno delle parti civili. E dopo aver ascoltato in aula le parole del professor Enrico Marzaduri e dell’avvocato Riccardo Carloni (Provincia, Croce Verde Viareggio, Daniela Rombi e Claudio Menichetti, genitori di Emanuela, morta a soli 21 anni dopo 40 giorni di agonia), sarà la volta degli altri legali, sia per le singole posizioni che per le associazioni locali e nazionali costituite.

Il disastro ferroviario di Viareggio sarebbe potuto accadere ovunque lungo lo Stivale tra Trecate (Novara) e Gricignano (Caserta). Come ha scritto il giudice dell’udienza preliminare, Alessandro Dal Torrione, con parole che rimangono scritte nella pietra a quattro anni di distanza: «Quel treno, solo nel suo ultimo viaggio – nel percorso Trecate-Gricignano – avrebbe potuto coinvolgere i ferrovieri con sede a Genova, Milano, Torino, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Salerno, Reggio Calabria eccetera che prestavano servizio su treni locali, merci, espressi, Intercity, Eurostar percorrenti i medesimi tratti di linea».

Ed i ferrovieri che il Gup ha ammesso alla costituzione di parte civile oggi saranno rappresentati, nell’aula del Polo fieristico di Lucca, dagli avvocati Gabriele Dalle Luche e Filippo Antonini.

Perché la strage di Viareggio – con il suo sistema di regole sulla carta svelato dalle indagini della Polfer e dal lavoro infinito dei sostituti Procuratore Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino – è un caso nazionale ed europeo.

Donatella Francesconi

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