Attenzione
«Giovanni picchiava suo padre»
Il genero: a noi diceva di essere caduto. I vicini increduli: una brava persona
AGLIANA. «Sono caduto», diceva Giuseppe ai familiari. «Ma noi sapevamo che dietro a quei lividi sulle braccia, c'era altro. C'erano le botte» racconta con un filo di voce Luigi Ventura, il genero di Giuseppe Vecchio, 87 anni: l’ omicida del figlio Giovanni, ucciso ieri con un colpo di pistola. Quell'anziano «buono e tranquillo» – come lo ricordano i vicini delle case popolari di via Guido Rossa, ad Agliana – secondo Ventura avrebbe subìto percosse da parte del figlio, vittima dell'omicidio.
«Lo picchiava» dice il genero, mentre aspetta di entrare nella casa di sangue e lacrime. Attende per ore all'ingresso del palazzo, dietro il nastro dei carabinieri. Vuole andar su, al primo piano, per prendere la gatta nell'appartamento in cui, da anni, Giuseppe viveva insieme ai figli Giovanni e Giuliano. «Non posso lasciarla chiusa lì dentro, morirebbe di fame». Una missione. Il tentativo, forse, di salvare almeno un pezzetto di quella famiglia andata in frantumi alle nove del mattino. Ma la tragedia è cominciata ben prima di ieri. Da tempo infatti le liti tra fratelli erano all'ordine del giorno. Giuliano Vecchio, 47 anni, «era uscito di galera da poche settimane. Giovanni (la vittima, nda) non voleva che tornasse a casa – raccontano i vicini – invece il padre, Giuseppe, lo voleva con sé».
Un dramma rimasto soffocato per mesi tra quelle quattro mura. «Una situazione diventata insostenibile». Così dice Maria Rosa Vecchio, sorella della vittima e figlia del presunto omicida, affacciata al portone di casa, poco distante dal luogo della tragedia. «I litigi c'erano, ma – va avanti – immaginare una cosa del genere sarebbe stato impossibile».
I rapporti tra i tre uomini sono diventati difficili dopo la morte di Norina Raimondi, moglie di Giuseppe e madre di Giovanni e Giuliano. «Il figlio - continua Gianfranco Giusti, residente di via Guido Rossa - maltrattava il padre, che aveva sempre più bisogno di aiuto». Giuseppe, da alcuni mesi costretto a muoversi su una carrozzina, prima della pensione lavorava come muratore. Nessuno tra i vicini dice di aver mai sentito urla. Solo stamani qualcuno ha sentito Giuseppe gridare "aiuto".
Beatrice Faragli
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