Il dolore
Chiamate moleste, non ci difende neppure il Registro
Fabio Stenta si sentiva tranquillo. Iscrizione al Registro delle Opposizioni compiuta: si era assicurato il paracadute contro le telefonate commerciali indesiderate. Almeno sul telefono fisso. Indispensabile rimedio per uno che come lui lavora da casa. Qualcosa, però, non va per il verso giusto. Si ritrova con il contratto della luce cambiato. E si scopre pure moroso. Perché il sistema di difesa non funziona. Non come pensava. Il Registro delle Opposizioni, infatti, ci difende sì dalle chiamate indesiderate, ma solo di chi pesca i numeri dagli elenchi telefonici. Non ci tutela se abbiamo dato il consenso (più o meno consapevole) a contattarci per le promozioni, magari accettando la tessera del supermercato o della palestra.
DIFESA DEBOLE DALLE CHIAMATE
Per i numeri fissi, dunque, ci sono le stesse insidie che per i cellulari. E si scopre che fa acqua il sistema attivo in Italia dal 2011 per difenderci dal telemarketing. Hanno ragione gli abbonati che denunciano la debolezza del Registro delle Opposizioni, al quale sono iscritte circa 1,5 milioni persone su 13 presenti negli elenchi telefonici. Lo denunciano firmando la petizione del Tirreno per convincere il legislatore ad approvare una legge più efficace. Il Garante della Privacy suggerisce da tempo come rimediare: Registro unico delle Opposizioni aperto a tutti i numeri, fissi e cellulari, ma soprattutto colpo di spugna sui consensi pregressi al telemarketing. Quando un cittadino si iscrive nel Registro universale cancella, in modo automatico, tutti i consensi pregressi al trattamento dei dati personali per fini commerciali. Così non ha bisogno di ricordarsi a chi abbia rilasciato il permesso a chiamarlo per la pubblicità. E non si trova nella situazione di Stenta.
È ZOPPO IL REGISTRO DELLE OPPOSIZIONI
«Malgrado l'iscrizione al Registro delle Opposizioni - racconta l’abbonato - le telefonate mi arrivano anche 4 o 5 al giorno. Poi ho scoperto di aver cambiato contratto di energia a mia insaputa,solo per essere stato ad ascoltare un'offerta commerciale. Ho precisato esplicitamente all’operatore che non avrei fatto niente se non dietro invio offerta scritta da poter valutare». Avvertenza inutile, visto che non solo il gestore della luce cambia. Al danno si aggiunge la beffa: «Addirittura sono diventato moroso. Me ne sono accorto diversi mesi dopo: le bollette non erano più domiciliate in banca (la mia colpa è di non avere aperto le fatture) e così mi sono ritrovato anche con la riduzione dell'erogazione dell'energia».
SCUDO SOLO PER CHI PRENDE I NUMERI NEGLI ELENCHI
Il caso non è isolato. E il problema dell'efficacia “ridotta” del Registro delle Opposizioni non è una novità neppure per la Fondazione Bordoni, incaricata dal ministero dello Sviluppo economico di gestire l'elenco anti molestie commerciali. «L'iscrizione - spiega l'ingegner Maurizio Pellegrini, direttore del Registro delle Opposizioni - fa maturare una serie di diritti importanti. Bisogna essere, però, consapevoli di quali siano questi diritti. L'intestatario dell'utenza acquisisce il diritto a non ricevere telefonate in modo indiscriminato da parte di operatori di telemarketing che prendono i numeri dagli elenchi telefonici pubblici. In parole semplici, con l'iscrizione al Registro, gli abbonati vietano o, se vogliamo, non autorizzano gli operatori a prendere il loro numero dall'elenco telefonico».
I NUMERI FISSI COMBATTONO CON IL CONSENSO
Tuttavia, questa operazione di per sé, non basta a far cessare le chiamate commerciali su telefono fisso. «In effetti no - conferma Pellegrini - perché da parte dell'abbonato resta la facoltà di autorizzare le chiamate commerciali in modo lecito, fornendo apposito consenso che deve essere informato, libero e specifico». In concreto, il Registro delle Opposizioni ci può difendere dalle telefonate commerciali se, al momento del ritiro della tessera del supermercato, della palestra o del negozio abbiamo rilasciato i nostri dati e autorizzato il trattamento a fini commerciali. «È necessario prestare attenzione a dare il consenso all'utilizzo dei nostri dati - evidenzia il direttore del Registro - solo ai soggetti dai quali vogliamo ricevere offerte commerciali. Non bisogna dare la nostra autorizzazione al trattamento dei dati in modo indiscriminato. E quando ci dicono che è obbligatorio firmare il consenso, rispondiamo che non è vero: è una forzatura. Anzi, peggio: è contro la legge. Il consenso è sempre libero».
SE VENDIAMO I DATI IL REGISTRO NON CI PROTEGGE
Da qui l'avvertimento dell'ingegner Pellegrini: rifiutarsi di firmare moduli prestampati, magari con il consenso privacy già barrato. «Quando compriamo qualche cosa o firmiamo un contratto - insiste - dobbiamo sapere che possiamo sempre dire sì o no all'estensione dell'utilizzo dei nostri dati». Ci vengono richieste tre firme: la prima ricorda l'ingegner Pellegrini - è per l'archiviazione dei nostri dati; la seconda è per autorizzare chi ci vende un prodotto o un contratto a utilizzare i nostri dati a inviarci le sue proposte commerciali; la terza è per autorizzare la società con cui stiamo stipulando il contratto a vendere a i nostri numeri ad altri. «Nel momento in cui mettiamo queste firme, come autorizziamo la vendita del nostro consenso - ribadisce Pellefrini - non c'è più Registro delle Opposizioni che tenga. A quel punto non parliamo più di telemarketing effettuato con i numeri estratti dagli elenchi telefonici».
MEGLIO LA REVOCA SCRITTA
Tuttavia, c'è sempre la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento. E anche a voce, all’operatore. Lo dice il Codice della Privacy: «Purtroppo - ammette Pellegrini - nella maggior parte dei casi, questo la revoca a voce di rado funziona. E anche se spetterebbe all'operatore dimostrare di aver ricevuto la richiesta e di non aver ottemperato, la faccenda si fa complicata. Allora io suggerisco di mandare la revoca del consenso per mail, anche con posta certificata, o con raccomandata, utilizzando il modulo pubblicato sul sito del Garante».
Chi riceve la revoca - il call center o l'azienda per la quale il call center sta facendo la campagna promozionale - deve rispondere in 15 giorni. «Se non lo fa - conclude Pellegrini - si può procedere alla segnalazione al Garante che avvia un procedimento e fa scattare la multa. Un buon sistema, in attesa della riforma che anche il Garante suggerisce: il Registro unico delle Opposizioni, per tutti i numeri, e la revoca universale del consenso per chi si si iscrive. Mi sembra una proposta che tutela davvero gli utenti».
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