Lutto
Telemarketing, le domande dei call center a cui bisogna stare attenti
Per evitare di stipulare un contratto indesiderato, bisogna prestare attenzione a cosa si risponde. Mai rivelare i codici segnati in bolletta e reclamare accordi scritti
«La compagnia sta perdendo clienti. Per questo le proponiamo una tariffa speciale. Prenda la bolletta e controlli il suo codice cliente». Vietato rispondere, soprattutto per telefono. Queste richieste sono tossiche. Pericolose. «Quale gestore ha?». «È corretto il suo indirizzo?». Non ci sono domande innocue quando chiama un addetto commerciale. Punta a strappare il consenso per un nuovo contratto. La volontà non conta. L’intenzione del cliente neppure. Vale solo quello che resta registrato e si sente con chiarezza. Di solito, un “sì”.
ATTENTI ALLA RISPOSTA
Attenti, dunque, a cosa si risponde al telefono, avverte l’Unione nazionale consumatori, con una petizione on line da mesi contro il telemarketing selvaggio. Il fenomeno non si ferma alla valanga di telefonate commerciali, a tutte le ore che continuano anche quando si è revocato il consenso a riceverlo. Il telemarketing è selvaggio perché ci si ritrova con il gestore dell’energia cambiato, senza sapere come abbiamo fatto. Solo perché abbiamo risposto alla domanda: «È interessato a risparmiare sulla bolletta della luce?».
La segnalazione di una lettrice: "Sono ossessionata dalle chiamate, toglierò il numero di casa"
NON PRENDETE LA BOLLETTA
La prima regola - spiega l’avvocato Gabriele Focosi, consulente dell’Unione nazionale consumatori per le province di Lucca, Massa-Carrara, Pisa e Livorno - è non rispondere alle domande. Soprattutto «ad alcune domande che chi ci chiama è stato addestrato a porci ad arte, in modo molto rapido, per impedirci di ragionare. Non ci danno tempo di pensare. Nella fretta si commettono meglio gli errori». Invece, l’interlocutore si deve rallentare. «Nelle telefonate commerciali - riprende Focosi, insieme all’avvocato Francesco Manciassi - si tende sempre a chiedere: “Quanto spende al mese con il suo attuale contratto?” e quindi “Quale gestore ha? Prenda la bolletta”». Da lì in avanti è un tracollo. «La conversazione prende una china pericolosa - riprendono i legali dell’Unc - perché chi è al telefono usa frasi del tipo: “Quel fornitore offre un trattamento peggiore del nostro”. Oppure, se si presenta per lo stesso gestore del servizio: “Noi abbiamo una migliore tariffa per la sua zona”.
MAI RIVELARE I CODICI
Grazie a queste trovate, si prova a conquistare la fiducia e si snocciolano (in fretta) proposte economiche. Che spingono le persone a interessarsi. «È a quel punto che l’attenzione deve essere ancora maggiore. E davvero non si devono più rivelare informazioni. Perché si possono fornire dati necessari per i contratti. Mai e poi mai - dicono Focosi e Menciassi rispondere a un call center di telefonia: “Qual è il suo codice di migrazione?”. Questo infatti è il numero che permette a un gestore telefonico di sottrarre cliente a un altro gestore, senza colpo ferire. Non ha bisogno di altre informazioni: nome, cognome del cliente e questo codice. E il passaggio di contratto è automatico». Per un gestore di energia, mai, invece, rivelare per telefono «il Pod, il codice cliente».
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:1.14064321:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/telemarketing-aggressivo-ecco-come-difendersi-dai-call-center/67483/68916]]
CHIEDERE IL CONTRATTO VIA MAIL
Comunque, anche se si commettesse uno di questi errori, ricordarsi sempre di domandare se la telefonata è registrata. E se è registrata, prestare attenzione quando ci domandano: «Ha intenzione di migliorare la sua tariffa? Ha intenzione di migliorare il suo contratto?». Prima di rispondere “sì” - indicano i legali consulenti dell’Unione nazionale consumatori - è indispensabile precisare: «Non voglio stipulare un contratto per telefono. Prima di qualunque accordo, vorrei che mi mandasse le condizioni prospettate via mail o per fax. Non è raro, infatti, che le condizioni che ci vengono prospettate per telefono non siano quelle che, poi, ci ritroviamo nel contratto. O magari sono valide solo per un periodo limitato, scaduto il quale ne scattano altre che sono peggiori di quelle che avevamo in precedenza».
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.14073198:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/telemarketing-una-guida-per-non-stipulare-contratti-indesiderati/67650/69086]]
DIRITTO DI RECESSO
In ogni caso - ricordano Focosi e Menciassi - se anche una persona si ritrova con un servizio o un prodotto non richiesto (comunque non in modo consapevole) c’è sempre la possibilità di recesso entro 30 giorni dal ricevimento delle condizioni contrattuali. «Se le condizioni non ci vengono spedite - sottolineano gli avvocati - i 30 giorni non decorrono. O meglio decorrono dal momento in cui il cliente riceve il contratto, dopo aver sollecitato l’azienda a inviargliele». E se per caso, le condizioni che arrivano sono diverse (e peggiori) da quelle prospettate, oltre alla revoca, si può invocare anche il diritto alla rescissione del contratto. E pure presentare una denuncia per truffa.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

