Il Tirreno

Toscana

Dodicimila cacciatori mobilitati per abbatterli

Stefano Taglione
Dodicimila cacciatori mobilitati per abbatterli

La Regione punta sulle battute selettive ma i risultati si vedranno più avanti Le associazioni venatorie: «Sparare in braccata è l’unica soluzione»

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FIRENZE. In tutta la Toscana si sono mobilitati 11.600 cacciatori. Diecimila sono selecontrollori – potranno operare nelle aree non vocate alla caccia tutto l’anno, ma non in gruppo – e gli altri 1.600 sono coloro che hanno ricevuto l’ok dalla Regione per il cosiddetto “controllo della specie”, un’operazione diversa che è possibile attuare con l’ausilio della polizia provinciale solo nelle aree agricole, in caso di avvistamenti.

La nuova legge obiettivo introdotta dalla Regione è in vigore da pochi mesi. Secondo molti cacciatori non porterà a risultati, mentre l’assessore all’agricoltura Marco Remaschi chiede pazienza, spiegando che il piano è triennale e che i risultati non possono certo arrivare in poche settimane. «Non si può pensare di risolvere subito tutti i problemi - afferma Remaschi - dato che in alcune zone siamo partiti in ritardo, penso ad esempio alle province di Arezzo, Grosseto, Livorno e Prato. Ci vuole pazienza e collaborazione, ma credo che l’inizio sia abbastanza positivo».

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A giorni sapremo quanti cinghiali sono stati abbattuti da inizio luglio a fine agosto. Anche se i cacciatori – pur in assenza di numeri – si dicono già scettici. «Per ridurre il numero di ungulati – afferma Moreno Periccioli, presidente di Federcaccia Toscana – la soluzione è una e una sola: consentire la caccia in braccata tutto l’anno e non solo dal 18 settembre al 30 gennaio, come stabilito. Questo è l’unico metodo efficace, perché da noi i boschi sono fitti e la caccia di selezione non può funzionare. Non siamo in Germania, dove c’è una visuale di parecchi chilometri e si può tranquillamente sparare in solitaria. Per questo, entro la prossima settimana, faremo una conferenza stampa nella quale ribadiremo la nostra insoddisfazione direttamente al governatore Enrico Rossi». «Con la caccia in braccata – aggiunge Guido Donnini, responsabile grossetano di Federcaccia – uccidiamo fra i 20.000 e i 25.000 cinghiali l’anno. Numeri inavvicinabili con la selezione».

L’azione delle doppiette è però vista con diffidenza da alcuni addetti ai lavori. Ad esempio da Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi e del Parco nazionale dell’Arcipelago toscano. «In Toscana ci sono tanti cinghiali anche perché c’è chi vuole che siano tanti - afferma Sammuri - penso ad esempio ai cacciatori. Comunque credo che sia una cosa umana: chi caccia le lepri, spera che ci siano tante lepri. La cosa importante è esserne consapevoli». «Non è così - ribatte Periccioli – noi abbiamo a cuore anche la gestione faunistica e l’equilibrio dell’ecosistema. Chi dice che non vogliamo risolvere l’emergenza ungulati, afferma il falso».

Secondo Carlo Alberto De Montis, che è un selecontrollore di Pistoia fresco di autorizzazione dalla Regione, l’assessorato all’agricoltura dovrebbe «incentivare ancor di più la caccia di selezione». «C’è una continua rivalità fra noi e i cacciatori professionisti che operano in braccata nelle aree boschive – afferma De Montis, che lo scorso 31 agosto in poche ore ha abbattuto due ungulati nella zona agricola di Santomato, a sei chilometri dal centro storico – e loro non ci vedono affatto di buon occhio, anche se noi operiamo in diverse zone. La nostra difficoltà, al momento, è quella di non poter cacciare nelle ore notturne. In mezzo alla vegetazione solitamente posizioniamo dei rilevatori fotografici che segnalano la presenza dei cinghiali. Purtroppo per noi gli animali decidono di uscire dai boschi e avventurarsi nei vigneti solo dopo la mezzanotte, quando siamo già andati via. Sappiamo da dove passano - prosegue De Montis - conosciamo ogni loro spostamento, solo che a quell’ora non possiamo intervenire. È un peccato».

Anche gli agricoltori – comunque soddisfatti – chiedono di più. «Dove la caccia di selezione non funziona – afferma il presidente regionale di Coldiretti, Tullio Marcelli – è giusto far ruotare le squadre di cacciatori nella stagione venatoria. Negli ultimi cinque anni gli ungulati hanno causato all’intero comparto 100 milioni di euro di danni. E gli animali responsabili delle devastazioni, nel 70% dei casi, sono i cinghiali». Per ora – in attesa dei numeri ufficiali della Regione – l’Ambito territoriale di caccia di Lucca rende noto che dall’entrata in vigore della legge al 31 agosto sono stati abbattuti un centinaio di cinghiali, mentre nel comune di San Gimignano, in provincia di Siena, sempre nello stesso periodo sono stati 50. Mentre all’Elba, all’interno del Parco nazionale dell’Arcipelago toscano, ad agosto il conto è di 266 esemplari, 847 dall’inizio dell’anno. Ma la strada verso il completo controllo della specie, purtroppo, è ancora lunga. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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