Il Tirreno

Toscana

Slot, pugno duro a Firenze Saranno attive solo sei ore

di Samuele Bartolini

Si potrà giocare dalle 16 alle 22 e alle videolottery dalle 16 alle 20 Nuove macchinette lontane da scuole e ospedali come a Pisa e a Lucca

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FIRENZE. Slot machine e video lottery accese dalla mattina alla sera dentro i bar, sale scommesse aperte a due passi dalle scuole, dai centri anziani e dai centri di accoglienza. È allarme gioco d’azzardo nelle città toscane, ma le amministrazioni comunali provano a cambiare marcia e vogliono mettere un freno ad un fenomeno, quello della ludopatia, che ha ormai i numeri dell'epidemia colpendo tutte le fasce della popolazione: ricchi e poveri, giovani e anziani. Firenze, Livorno, Pisa, Lucca, Pistoia, Prato. Tutti Comuni che provano a tenere a distanza di 500 metri le sale gioco dai luoghi sensibili: scuola, ospedali, rsa e circoli ricreativi, muovendosi sul solco della legge regionale approvata nel 2013 (la legge nazionale non c'è ancora). Ieri è stato il sindaco di Firenze Dario Nardella a vestire i panni dello “sceriffo”. Da lunedì entrano in vigore una serie di provvedimenti restrittivi che Nardella stesso ha definito «tra i più severi d'Italia». Ma quali sono? Due i fronti d'azione: la modifica del regolamento comunale e un'ordinanza per limitare gli orari di accensione e funzionamento di slot e video lottery. Il primo punto è tenere lontano le sale gioco a 500 metri dai luoghi sensibili, ma da ora in poi ci vorrà l'autorizzazione comunale per installare una slot. Niente più Scia dunque. La parte più dura sta nell’ordinanza. Da lunedì le fasce orarie in cui sarà consentito giocare si ridurranno sensibilmente.

«Nei bar o nelle sale da gioco le slot machine potranno restare in funzione 6 ore al massimo, non più 12», spiega l'assessora al welfare Sara Funaro. «Si passa infatti da metà giornata, le 12-24, al segmento 16-22. Va peggio alle cosiddette video lottery: prima si accendevano dalle 12 fino a chiusura del locale, con l'ordinanza potranno restare attive dalle 16 alle 20, solo 4 ore in sostanza». Si inaspriscono le sanzioni: la cifra minima della multa passa da 25 a 200 euro (con un massimo fissato dalla legge a 500 euro). «E faremo incontri con le famiglie e con le scuole per spiegare i rischi del gioco d'azzardo», dice l'assessore.

Livorno, presto provvedimenti. Ma a Livorno vogliono fare un passo ulteriore. Inserire nei luoghi sensibili anche gli stabilimenti balneari, i bancomat, le palestre e tutta la costa. «Ed è prevista anche la riduzione Irap per i locali virtuosi – spiega l'assessora al commercio Paola Baldari – a cui verrà fornita la vetrofania No Slot per renderli riconoscibili, mentre il sindaco Nogarin è pronto a emanare un’ordinanza che disciplina gli orari di apertura delle sale gioco che non potranno funzionare in orario di apertura delle scuole».

Pisa e Lucca, limiti già attivati. Il Comune di Pisa, invece, è stato tra i primi a muoversi. «La variante urbanistica e la mappatura delle sale gioco noi l'abbiamo fatta poco dopo l'approvazione della legge regionale - dice l'assessora alle politiche socioeducative Maria Luisa Chiofalo – e stiamo supportando le associazioni locali come il comitato No Slot e Libera organizzando dei flash mob nei bar». Sulla stessa lunghezza d'onda il Comune di Lucca dove in certi casi – spiega il sindaco Alessandro Tambellini - «siamo arrivati a proibire l'apertura di sale gioco a tutela dei luoghi molto frequentati dai nostri cittadini». Mentre l'amministrazione Bertinelli di Pistoia ha puntato su due azioni dirette: nessun contributo comunale derivante da oneri di urbanizzazione ai locali che al loro interno hanno le slot machine, no agli sponsor che promuovono il gioco d’azzardo, l’alcol, il tabacco e che non rispettano le pari opportunità, l’ambiente e i diritti dei lavoratori. Infine il Comune di Prato. Il regolamento anti-slot sta per essere varato sull'esempio di Firenze. «Ma la nostra città – spiega il sindaco Biffoni - ha un problema in più. La comunità dei cinesi è particolarmente incline al gioco d'azzardo». Tanti regolamenti, dunque. Tante buone intenzioni. Ma chi farà i controlli? I vigili urbani che spesso sono sotto organico. Altra questione. Il coordinamento regionale per attivare azioni comuni e uniformi. L'osservatorio è partito da poco. A 3 anni dalla legge. In ritardo.

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