Proteste
L’ex cuore popolare è diventato “la Casbah”
Livorno, il quartiere di piazza della Repubblica è considerato il più malfamato La criminalità alla luce del sole ha spinto commercianti e residenti a lasciarlo
LIVORNO. Fino a venti anni fa era uno dei ritrovi più amati della città, ora è un quartiere che non gode di buona fama: piazza della Repubblica, in pienissimo centro a Livorno, a due passi dal Comune e dalla Fortezza Nuova. Vasta e suggestiva, già piazza dei Granduchi, chiamata popolarmente il Voltone: più che una piazza, infatti, è una enorme volta che copre il Fosso Reale. I bimbi andavano lì a mangiare il gelato dopo la passeggiata sotto i portici di via Grande, si stendevano sulle spallette dei canali, accompagnati dai genitori e dai nonni, per sentire lo sciabordio dell’acqua, al passaggio delle imbarcazioni, o facevano un giro su ciuchino del mitico Fulvio Pacitto, maestro d’ascia, che si era inventato un mestiere.
Oggi anche il solo ricordo è sbiadito, sotto i colpi di accoltellamenti, spaccio e prostituzione: il quartiere di piazza della Repubblica, con le sue stradine limitrofe, è soprannominato dagli stessi residenti “la Casbah”. Nel corso degli ultimi 15 anni la maggior parte di case e negozi sono stati presi in affitto e in gestione da extracomunitari, soprattutto magrebini, peruviani e albanesi. Con la fuga di molti degli storici abitanti della zona. E con il silenzio assenso delle amministrazioni, che tanto hanno parlato, ma poco agito per evitare quella che di fatto è stata la ghettizzazione di un quartiere centralissimo della città, senza possibilità di integrazione reale.
Negli scorsi anni c’è stata un’escalation di violenza, con aggressioni e risse, manifestazioni, fiaccolate (clamorosa la crociata dei residenti contro un circolo, chiuso ormai da 5 anni, spesso nel mirino dalla polizia, ritenuto reo di attirare gente «poco raccomandabile»), e qualche evento per favorire tolleranza e integrazione, per lo più organizzato dal parroco della chiesa del quartiere, don Edoardo Medori, per attirare l’attenzione di amministrazione e forze dell’ordine.
Oggi piazza della Repubblica sembra più quieta, ma si nasconde sotto una calma apparente. La microcriminalità continua a dilagare, anche se con minore clamore. Il numero dei reati è sceso, dicono le statistiche. «Sono le denunce a essere calate», rispondono i residenti. Tutti sanno tutto, nessuno interviene. E non ci si indigna più. «Qui lo spaccio è autorizzato, è normale. Quando? A tutte le ore, senza problemi», dice un commerciante che, come i suoi colleghi e come gli abitanti, preferisce restare anonimo per paura. Vietato meravigliarsi. Tutto regolare. Del resto, le forze dell’ordine lo sanno. Ed eccoci, tutti testimoni di un degrado inesorabile, al quale nessuno ha saputo (voluto) opporsi. Lo spaccio avviene sui marciapiedi, nelle case, dietro le baracchine dell’adiacente piazza Garibaldi, anche di giorno. Ma è quando si abbassano le saracinesche che si scatena il vero caos. Chi si ubriaca per strada e lascia i rifiuti per terra, chi suona al campanello di quell’appartamento, lì, dietro l’angolo, dove tutti sanno che avvengono incontri di sesso a pagamento. E poi, vuoi che non ci scappi una rissa o una lite? L’ultima la scorsa settimana. Un gruppo di peruviani, più persone dell’Est Europa e pare anche magrebini si sono accapigliati in piazza Garibaldi, altro gioiello lasciato a se stesso. E poi, tra pugni e grida, il gruppone si è trascinato fino alla famigerata via della Pina d’Oro.
È qui che c'è il cuore del nuovo commercio, multietnico, con asian market aperti 24 ore al giorno, bar, esercizi e anche un negozio di scarpe gestiti da stranieri. Tutto ok. Se non fosse che, secondo chi ci vive, spesso intorno a questi negozi ruotano persone sospette. Per non parlare delle case, affittate a (spesso tanti per abitazione) stranieri in nero da proprietari italiani, che fanno presto ad approfittarne, alzando i prezzi a persona.
E mentre i cori di esasperati e intolleranti trovano terreno fertile nel ritornello sterile del “qui ci sono troppi stranieri”, i livornesi scappano da case e negozi. Con le dovute eccezioni. Tipo un commerciante italiano, che da poco ha preso in gestione un fondo: «Mi sono fatto coinvolgere da colleghi che temono che il quartiere vada a morire. E ho accettato: del resto, prima pagavo 1060 euro di affitto al mese, ora 250...».
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