Sicurezza
Le piazze dello spaccio contese con il sangue
Giovani, disperati e violenti. A Viareggio la guerra tra bande degli ultimi del racket
VIAREGGIO. Un salto di qualità, il territorio conteso tra bande dello spaccio e della delinquenza, una vera e propria rete di sostegno logistico al moltiplicarsi di stranieri irregolari per le strade di Viareggio. Un quadro mutato che fa dire a un magistrato, nello scambio di battute con la cronista all’indomani dell’ennesima violenta rissa scoppiata in pieno centro città, alla luce del sole, che è «necessario approfondire la questione del controllo del territorio esercitata da una parte degli stranieri presenti oggi a Viareggio». Riflessioni di un’estate che non è ancora terminata e che ha visto le forze di polizia impegnate, notte dopo notte, a fronteggiare quella che appare sempre di più come un vera e propria guerra, con una data di inizio precisa: maggio. Quando un giovane marocchino ha lasciato la vita sull’asfalto della Passeggiata, la vetrina di Viareggio, alle cinque di un pomeriggio di primo caldo, tanta gente, gli appassionati della solita corsetta, le mamme coi passeggini.
«La novità è che sono violenti. Molto violenti». Lo raccontano carabinieri e polizia, ma lo confermano anche i cittadini marocchini e tunisini che a Viareggio vivono da sempre e nella città scelta oggi allevano i propri figli. Violenti, giovanissimi, spesso strafatti di alcol e droga. I più hanno dai 17 ai 25 anni, dormono in pineta o sulla spiaggia, o nelle tante case diroccate alla periferia. Sono tutti senza permesso di soggiorno e nessuno di loro ha un futuro davanti, se non quello di imporsi - prima o poi - come capetto dello spaccio e gestire quella rete che a Viareggio chiamano di “spaccini”. Un gradino sotto gli spacciatori, insomma.
Prima di maggio 2016, in realtà, qualcosa era cambiato dalla fine dell’estate precedente. E non era sfuggito a qualche investigatore dei carabinieri. Il gruppo di magrebini di piazza D’Azeglio aveva tentato il salto di qualità. I capi, vestiti alla moda giovane e “armati” di telefoni cellulari di ultimissima generazione, erano usciti alla luce del sole “colonizzando” un prestigioso locale frequentato dai giovanissimi. I titolari hanno denunciato, le indagini si sono mosse, incrociando poi il cadavere nella stessa zona della Passeggiata.
Da lì in poi, l’estate delle risse, delle bottigliate, degli accoltellamenti: in piazza Dante, in piazza D’Azeglio dove l’ultima aggressione inzuppata nel sangue s’è spinta fino sulla porta di un albergo, in mezzo ai clienti, sulla spiaggia, a Torre del Lago dove ieri un ventiseienne è stato buttato a terra e rapinato. Si picchiano a morte tra di loro e riservano alle vittime rapine, scippi, aggressioni a volto scoperto per rubare un cellulare, un portafogli, una catenina. Nel sottopasso, alla stazione, sul treno, sulla spiaggia di giorno (vittima una famigliola con un bambino di tre anni) e di notte.
Violenti, strafatti e giovanissimi. E provenienti - racconta il tam tam dei loro connazionali - tutti dalla stessa città del Marocco: Settat, meno di 60 chilometri da Casablanca. Da qui arrivarono a Viareggio gli immigrati ospitati negli anni Duemila nel centro di accoglienza alla Lisca, chiuso da una maxi operazione dei carabinieri. Molti degli ospiti, fin dal primo insediamento, avevano fedine penali segnate di spaccio internazionale di droga e traffico di armi.
«Se vai a Settat – è una delle voci raccolte – ti accorgi subito che non trovi ragazzi con più di 14 anni. È la seconda, ma anche la terza generazione. I genitori ed i parenti, più di uno passato dalla Lisca, sono rientrati in Marocco. Ora tocca ai giovani». Che si ritrovano catapultati in una rete che li controlla in tutto e per tutto, manovalanza da soldi facili e un paio di sneakers alla moda. «Quando mettono piede In Italia – è un altro pezzo di racconto – vengono dritti a Viareggio». Per tutti c’è un primo mese di rodaggio: «Vivono nella pineta di Levante e devono tirare su i soldi spacciando, prima di tutto quelli per l’avvocato». Perché «c’è un legale al quale ciascun clandestino deve sborsare dopo il primo mese di permanenza ottomila euro. Lui fornisce il biglietto da visita e quando i clandestini vengono fermati devono fare il suo nome». Fondamentale è il giro delle schede telefoniche: chi porta i ragazzi assicura il ricambio di cellulari e schede. E da qualche tempo, così si racconta, molti degli appartamenti intorno alla stazione sarebbero affittati agli spacciatori. A prezzi che nessuna famiglia italiana potrebbe permettersi.
La mappa dell'inchiesta sui luoghi insicuri
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