La manifestazione
«Avrei voluto che potessimo spenderlo anche per i viaggi»
«Viaggiare è una cosa culturale, andando nei posti si imparano più cose che a guardarle da lontano. Capisco che certe persone potrebbero spendere i soldi in maniera superficiale, ma anche comprare...
«Viaggiare è una cosa culturale, andando nei posti si imparano più cose che a guardarle da lontano. Capisco che certe persone potrebbero spendere i soldi in maniera superficiale, ma anche comprare una bicicletta può essere una cosa culturale, dipende come la si usa». Colette Romagnoli ha un rammarico sul bonus cultura, perché quei 500 euro non hanno incluso l’esperienza culturale del viaggio. E lei quest’anno ha girato l’Europa in treno, con un Interrail. Studentessa all’Iti di Livorno, per il futuro non ha ancora deciso se frequentare l’università o mettersi a cercare un lavoro dopo aver preso il diploma. «Io ne ho sentito parlare dopo averlo letto. È un modo per non gravare sui nostri genitori per i soldi con le nostre passioni. I ragazzi che hanno meno disponibilità economica potranno fare delle cose che magari prima non riuscivano a fare. Una bella cosa».
«Certo – riflette Colette – magari qualcuno non penserà che sono una buona cosa perché avrebbe voluto spenderli in modo diverso. Però che il governo abbia pensato di indirizzare i ragazzi verso la cultura è un merito, un’iniziativa positiva. Io credo che comprerò dei libri, andrò al cinema e a teatro».
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