Il Tirreno

Toscana

Trapianto dei reni per tre fratelli uniti contro il destino

di Sabrina Chiellini
Trapianto dei reni per tre fratelli uniti contro il destino

Ponsacco, così hanno sconfitto una malattia ereditaria Gli interventi effettuati tutti nell’arco di un anno e mezzo

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PONTEDERA. L’emozione di chi è tornato alla vita dopo la malattia e la sofferenza. E vuole dire a tutti che senza l’amore e la generosità di chi dà il consenso per la donazione degli organi oggi la loro vita non sarebbe la stessa. È la storia di tre fratelli di Ponsacco, Giuseppe, Davide e Benur Donofrio di 56, 47 e 43 anni, seguiti dalla dialisi dell’ospedale Lotti di Pontedera dell'Asl Toscana nord ovest. Hanno deciso di raccontarla per sensibilizzare sull’importanza delle donazioni. E l’atmosfera è quella della festa. C’è pure un dolce per un piccolo rinfresco. Il clima, anche se l’incontro avviene nel reparto, vicino ai letti destinati ai pazienti, è quello della festa in famiglia.

«Dopo il trapianto per noi è cominciata la vita», dicono i tre fratelli davanti alle telecamere e ai cronisti. I loro occhi sono raggianti, raccontano davanti ai cronisti, invitati nel reparto di dialisi, davanti ai medici e a tutto il personale del reparto come sono riusciti ad affrontare una malattia ereditaria, come è quella del rene policistico. Fin da bambini sono stati costretti a fare i conti con la stessa malattia che aveva il padre, morto alcuni anni fa. E che ha anche una zia di 77 anni, anche lei seguita dal reparto dialisi dell’ospedale di Pontedera. Giuseppe ha affrontato il trapianto per primo. Poi Davide nel 2013, il giorno del suo compleanno. Infine Benur che è ancora nella fase dei controlli dopo l’intervento.

«Non lo dimenticherò mai - dice - in tanti ci sono stati vicini lungo tutto questo percorso. Siamo tutti e tre lavoratori autonomi. Per cui quando siamo stati fermi con il lavoro per la malattia e le cure abbiano bisogno del sostegno dei nostri familiari».

Il trapianto, una volta che hanno iniziato la dialisi, era il loro obiettivo. Ora hanno ripreso i loro interessi, uno di loro ha ripreso anche a giocare a tennis. «Quando la malattia si aggrava siamo diventati persone distrutte e anche con la dialisi le nostre condizioni di vita non erano facili. Se pensate a questo sarà più facile comprendere perché siamo così felici.

Tutti e tre abbiano superato questo ostacolo, Benur è l’ultimo che ha affrontato il trapianto all’inizio del mese di agosto. «Chi dona gli organi fa una cosa grandiosa. Non dobbiamo dimenticarlo. Dopo la morte dona una speranza di vita migliore a persone che stanno male. Per questo vogliamo sottolineare quanto sia meraviglioso tutto questo». I primi ad essere orgogliosi sono i medici e gli infermieri del reparto che hanno seguito i fratelli (due lavorano nell’edilizia e l’altro è elettricista) fin da quando la loro malattia si è aggravata. Benur prima di ricevere un rene in donazione, è stato operato, per altre malattie, a Varese. «I medici, sia a Siena dove sono stato trapiantato che a Varese, sapendo che non avrei accettato donazioni di sangue hanno fatto tutto quello che era necessario per evitare trasfusioni. Da questo si comprende con quanta dedizione, professionalità e anche sensibilità siamo stati seguiti».

In fondo raccontando la loro vicenda i tre fratelli hanno anche la possibilità di ringraziare chi ha reso possibile un miracolo. E così l’appuntamento nel reparto della dialisi del Lotti è anche un momento per portare i familiari e stringere e abbracciare ancora una volta chi li ha accompagnati nel percorso di ritorno alla vita.

Una presa di coscienza che è necessaria anche per sensibilizzare sulla diagnosi precoce. «E’ importante seguire i bambini che potrebbero avere questa malattia. Una diagnosi precoce e le necessarie cure possono aiutare a rallentare l’evoluzione della malattia», ricordano i medici a margine dell’iniziativa in corsia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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