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Toscana

i dirigenti minimizzano

Ma per le categorie gli abusi sono pochi

Ma per le categorie gli abusi sono pochi

FIRENZE. Non è perché costano meno. «Usiamo tanto i voucher, perché comportano meno adempimenti. Sono più facili da usare, appunto. Più svincolati». Roberto Maestrini è responsabile regionale del...

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FIRENZE. Non è perché costano meno. «Usiamo tanto i voucher, perché comportano meno adempimenti. Sono più facili da usare, appunto. Più svincolati». Roberto Maestrini è responsabile regionale del Lavoro per Confesercenti. E pur ammettendo che «a volte ci sono abusi» nel ricorso al lavoro accessorio, evidenzia che il commercio, il turismo e i servizi utilizzano i voucher meno di altri settori.

Questo è un po’ il pensiero comune delle categorie economiche in Toscana, malgrado l’aumento del 50% di ricorso ai voucher rispetto al 2015 solo nei primi 5 mesi dell’anno. «Tuttavia - rileva Maestrini - non risultano né contestazioni da parte dell’Ispettorato del lavoro né denunce di irregolarità da parte dei lavoratori pagati in voucher». Insomma, tutto nella norma, almeno in attesa dei dati della stagione. Ma per quanto alti possano essere - osserva Paolo Corchio, presidente di Federalberghi Toscana - non potranno rivelare un utilizzo «per coprire il personale fisso delle strutture ricettive. È innegabile - dice - che gli hotel facciano ricorso al lavoro accessorio all’inizio della stagione, in apertura di struttura, quando c’è necessità di particolari pulizie e magari ci sono poche camere prenotate. Ma in alta stagione, quando c’è necessità di avere personale stabile, formato, è raro trovare un albergatore che copre il servizio con personale straordinario. Il servizio di qualità è quello che fa la differenza nelle nostre strutture: non possiamo pensare di portarlo avanti con il personale pagato a voucher». Chi pensa, dunque, che i voucher siano utilizzati per pagare la stagione si sbaglia. Non fosse altro perché ci sono limiti di legge (2.600 euro lordi ad azienda) per il ricorso ai voucher. In realtà, secondo il secondo report di Uil sui voucher, il compenso medio annuo a lavoratore coi voucher sfora i 500 euro: quindi, ogni impresa se ne potrebbe permettere 4 l’anno. «Non per una prestazione lavorativa a tutti gli effetti - insiste Anna Lapini, presidente di Confcommercio Toscana - ma per un tempestivo aumento di personale. Ad esempio per un’improvvisa prenotazione al ristorante. Commercio, turismo e servizi sono comparti nei quali gli imprevisti legati alla gestione di impresa sono più alti rispetti a settori come turismo e artigianato. Per questo c’è un ricorso più frequente ai voucher». Comunque - prosegue Anna Lapini - se «ci sono stati abusi, soprattutto dopo la liberalizzazione dell’uso voluto dalla Fornero, è giusto che gli uffici preposti facciano i controlli e la situazione venga sanata anche perché per gli imprenditori corretti si tratta pur sempre di concorrenza sleale». Tuttavia - conclude Corchia - non sono i voucher i problemi del turismo, ma la concorrenza sleale delle strutture ricettive non autorizzate. «L’abusivismo sfrenato è quello che ci mette in ginocchio. E di questo ci occuperemo a settembre».

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