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Toscana

Renzi alla Versiliana, i colpi da maestro di un primo attore

Renzi alla Versiliana, i colpi da maestro di un primo attore

Ironico e incrollabile, con una battuta riconquista il pubblico che lo aspetta da un’ora. E alla fine si concede ai selfie

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«Come va ragazzi?». Arriva e saluta tutti. Stringe le mani, non nega le foto. Poi si affretta sul palco. La Versiliana è piena. Un migliaio di persone, almeno per Matteo Renzi. Gente in piedi. Non si vedeva dai tempi di Andreotti. La caccia alla sedia e anche i litigi per il posto. «Siamo arrivati alle quattro del pomeriggio per stare in prima fila e ora non vediamo nulla perché ci sono questi qua davanti?». Servono le forze dell’ordine per sedare i battibecchi. E manca più di un’ora e mezzo all’arrivo del premier.

In 37 anni - dice il sindaco di Pietrasanta, Massimo Mallegni, nell’incontro sul burkini che precede il faccia a faccia con Renzi - è la prima volta che un capo di governo partecipa al Caffè della Versiliana. È anche la prima volta che il cancello della villa e del parco non aprono alle 17. L’imponente servizio d’ordine all’esterno non riesce a rispondere alle domande delle centinaia di persone in attesa.

Da Fucecchio a Verona, da Cascina a Montelupo, inizia la sfilza di mugugni: «È una vergogna». «Ma vuole fare di tutto per perdere voti?». «Dov’è il rispetto per la gente?». «Ritardano tutto perché è a guardare la partita di pallavolo delle Olimpiadi?». Le signore, in abiti bianchi e scarpe comode, sono le più indignate. Forse anche perché sotto il sole il trucco si scioglie. Qualcuno rispolvera anche vecchi soprannomi di Renzi sindaco: «A Firenze lo chiamavano il “bomba” perché non faceva mai quello che prometteva... Ma se viene gliene dico quattro».

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Invece, quando arriva la gente batte le mani. Sono tutti curiosi di vederlo. «Però è simpatico», concede con un sorriso una signora in bianco. Dal pubblico gli hanno appena gridato: «Dovevi venire alle 6 e un quarto». Pronto risponde: «Eh no, s’era detto alle sette mezzo. Via non vi scaldate». Come resistere? Lo pensano in tanti. Una risata vi seppellirà. E Renzi in questo è bravo. Incassa bene. Anche quando dal pubblico della Versiliana gli urlano: «Pinocchio», perché promette «che è finita l’ora nella quale chi sbaglia non paga». Schiaccia con una battuta: «Stai attento a non essere la Fatina, un dipendente pubblico di quelli che timbrano il cartellino e poi va via, perché noi ora quelli si licenziano in 48 ore».

Punto e partita. Il pubblico applaude. Il popolo della sinistra e di chi subisce le angherie del pubblico, della burocrazia ha la sua rivincita. Renzi sa quali tasti suonare. Dopo dieci giorni di ferie è in forma. Pronto per la campagna d’autunno. Dal vivo, poi, rende bene. Soprattutto se in prima fila ha la nonna di 96 anni, capelli candidi e faccia simpatica, ad ascoltarlo. È il tocco da maestro. Ma quello ce l’hai o non ce l’hai. Come l’energia, al termine dell’incontro, per bissare i selfie, ascoltare Menichetti, il partigiano della Versilia, stringere la mano del segretario del Pd, incoraggiarlo anche con una strizzatina d’occhio, «in bocca al lupo, mi raccomando», e avere perfino la forza di dire: «Ho perso mia figlia. Fatemela ritrovare». Tutto mentre la folla ti spintona, ti vuole toccare come se tu fossi Santa Evita (Peron), se non ci fosse un domani, se tu potessi risolvere i problemi con l’imposizione delle mani.
Passando lievemente fra il cordone della scorta. Quella che Agnese, la moglie, non ha. Non ne ha bisogno. Anche se non le mancano le richieste di selfie, all’uscita della Versiliana. Ma sono più pacate.

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