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Toscana

Renzi sui migranti: "Investire in Africa è la strategia giusta"

di Ilaria Bonuccelli
Renzi sui migranti: "Investire in Africa è la strategia giusta"

Il premier alla Versiliana anticipa i temi del summit con Merkel e Hollande. Poi dice: "Si vota nel 2018"

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Chicco Testa si avvicina a Matteo Renzi, a fine dibattito. Fra un selfie e l'altro, il manager della sinistra gli infila la battuta: «Matteo bisogna trovare qualche cosa da fare a quei migranti di Capalbio». Il premier si gira e replica a tono: «Bisognerebbe capire che cosa si fa a Capalbio tutto il giorno». Stoccata e fuga. Ma il tema c'è. L'immigrazione. Tiene banco al Caffè della Versiliana. Dove Renzi lancia la nuova formula italiana: «Bisogna aiutare i migranti a casa loro. Li dobbiamo soccorrere tutti, ma non li possiamo ospitare tutti».

Questo sarà uno dei temi al centro dell'incontro di oggi fra Renzi, Angela Merkel e François Hollande, al largo di Ventotene, l'isola del confino dove in piena seconda guerra mondiale il toscano Altiero Spinelli e altri nemici del fascismo scrissero il manifesto degli Stati Uniti d'Europa. Due messaggi sull'immigrazione per gli altri premier. Il primo, appunto, è per la Merkel che guida un paese, la Germania che – ricorda Renzi – nel 2015 ha accolto 1 milione e 170mila profughi, contro i 155mila dell'Italia. «Otto o nove volte i nostri. Quindi non possiamo dire che abbia fatto pochino, come l'Europa». Il secondo è per Hollande: la Francia, e il suo bisogno di risolvere questioni interne bombardando la Libia (con il consenso della comunità internazionale, Italia compresa), ha «creato un problema, invece che risolverlo».

Infatti, al momento, l'89% dei migranti che arrivano in Italia sono in fuga dalla Libia. In previsione di un flusso continuo, quindi, Renzi dirà ai colleghi: 1) i migranti si aiutano a casa loro «anche se questa è una frase usata dalla Lega. La differenza è che in 15 anni di governo la Lega ha solo tagliato i fondi per la cooperazione e portato in Africa diamanti e fondi pubblici»; 2) bisogna fare impianti e investimenti in Africa «e questo lo ripeterò ad Angela Merkel»; 3) «se io vedo un bambino che affoga prima si salva e poi si discute».

Quello che, invece, si discute dubito è che il modello italiano di accoglienza (che poi è quello toscano) non regge più: anche l'accoglienza diffusa, poche persone sparse su tutto il territorio, non basta a garantire ospitalità alla marea continua di profughi. Tanto più se ci sono Comuni che si rifiutano di accogliere o che polemizzano. Come Capalbio, dove i 50 migranti (in realtà concentrati in 7 villette) hanno suscitato la rivolta dei residenti e dei villeggianti con le seconde case. Paolo Del Debbio, nel confronto, lo fa notare a Renzi che gli risponde senza indugio: «Capalbio è una bella località d'Italia. E quindi anche lì valgono le regole del resto del Paese». I migranti ci sono e ci restano. Senza discutere.

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E le elezioni? «Ci saranno nel 2018», dice il premier. «Comunque vada il referendum?», lo incalza Del Debbio. Con una certa riluttanza Renzi risponde: «Ci saranno nel 2018». Salvo poi tornare sul tema, con un ragionamento più articolato. «Se mi chiedono lei che farà nel caso in cui vincesse il no? e io rispondo, poi mi dicono che personalizzo lo scontro... Non è questa la discussione. Il punto è che questo è un referendum molto semplice, ma è diventato un dibattito su tutto». Poi di nuovo si rivolge all’intervistatore: «Lo sai anche tu che cosa farò, se al referendum vincerà il no...».

L'unica discussione che il premier sembra intenzionato ad affrontare, in questo momento, è quella con il presidente nazionale di Anpi. L'invito viene lanciato ufficialmente dalla Versiliana: «Incontriamoci alla festa del Pd in Emilia Romagna, a Reggio Emilia, a Bologna e ci venga a spiegare a nome dei partigiani perché vota no al referendum. Io gli spiegherò perché molti di noi del Pd votiamo sì». Le ragioni del sì Renzi le sintetizza in slogan nazionalpopolari, comprensibili: «Vogliamo tagliare le poltrone del più numeroso e più pagato Parlamento dell'Occidente. Solo in Italia ci sono 945 parlamentari, con senatori che riscuotono 25mila euro lordi al mese. Onore a quei senatori che, come il tacchino alla vigilia del giorno del Ringraziamento in Usa, hanno votato a favore della riforma».

Ridurre e snellire, insiste Renzi, non stravolgere la Costituzione. Il referendum punta a eliminare i rimborsi della politica, a ridurre anche gli stipendi dei consiglieri regionali, a eliminare il potere legislativo delle Regioni. Perciò l'opposizione di D'Alema (e di altri del Pd) viene offerta con la chiave della casta che difende se stessa. O peggio – avverte – col tentativo di usare il referendum come strumento per regolare i conti nel partito. Ma Renzi avverte D'Alema che questo non glielo consentirà, malgrado abbia usato «più energie a combattere me che Berlusconi». Finora – fa presente – con risultati che non si vedono. «Certo l'economia non è ancora ripartita come vorremmo, ma la ripresa dall'inizio dell'anno è +0,6, mentre con Monti e Letta era sotto del 2,3 e dell’1,9%. E comunque nel secondo trimestre la Francia ha registrato una crescita zero come noi. Il lavoro, invece, va meglio. Noi abbiamo creato 599mila posti, Berlusconi ha solo stampato 1 milione di manifesti, ma senza produrre neppure 1 milione dei posti di lavoro promessi».

E, comunque, Renzi ha anche la ricetta per far ripartire l'economia: dire basta alla politica di austerity imposta dall'Europa. Non è preoccupato. Neppure per le banche. Neppure per Mps e per l'ultima inchiesta che vede Profumo e Viola indagati. Lo dice a microfoni spenti e dibattito finito. Quando il pubblico non lo può più sentire.

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