Il Tirreno

Toscana

Il battesimo in mare degli sfuggiti al massacro

di Manuela D'Angelo
Il battesimo in mare degli sfuggiti al massacro

Marina di Massa: 20 profughi nigeriani cristiani ricevono il sacramento in spiaggia Morte e schiavitù, poi la traversata del Sahara e del Mediterraneo per salvarsi

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MARINA DI MASSA. Battezzati in mare, su una spiaggia di Marina di Massa, per ringraziare la terra che li ha accolti di essere vivi. Venti giovani rifugiati politici, che ancora portano i segni delle persecuzioni contro i cristiani in Nigeria, fuggiti dai loro villaggi, sono stati battezzati ieri mattina, dalla spiaggia della Conca d'Oro a Marina di Massa, secondo rito evangelico. Tutti vestiti di bianco, come c'è scritto nella Bibbia, si sono immersi nelle acque del mare per rinascere in Cristo: una cerimonia toccante e scenografica, che non è passata inosservata davanti agli occhi di bagnanti e turisti. E' la prima volta che una chiesa evangelica locale, l'Evangelo della Grazia, battezza dei profughi, rifugiati politici, cristiani perseguitati; i pastori hanno dovuto cercare una location adatta al battesimo per così tante persone insieme ed hanno scelto il mare che è simbolo di vita e di speranza, visto che proprio attraverso il Mediterraneo questi giovani nigeriani hanno trovato la fuga e la salvezza. Sono arrivati a Massa Carrara circa tre mesi fa e sono stati ospitati a Casa Faci, una delle tante strutture di accoglienza previste dalla Prefettura per affrontare l'emergenza migranti. Appena giunti in terra apuana, i profughi hanno subito chiesto se in zona esistesse una chiesa evangelica, per poter continuare a professare il loro culto di cristiani protestanti e sono stati messi in contatto con l'Evangelo della Grazia, una piccola chiesa evangelica che raccoglie circa cento fedeli. Ogni domenica, da quando i profughi sono a Marina di Massa, i pastori li vanno a prendere a Casa Faci, per portarli a messa, sotto la stretta sorveglianza dei mediatori culturali e dei responsabili della loro permanenza in provincia. È così che il pastore anziano David Guadagni ha potuto imparare a conoscerli uno per uno, attraverso le loro storie di sofferenza e speranza. Avvicinare i ragazzi, che sono tutti di età compresa tra i 20 e i 30 anni, è molto difficile, perché sono spaventati, timorosi e parlano poco l'inglese che mescolano con un africano strettissimo di dialetti e inflessioni diverse per ogni villaggio della Nigeria che hanno abitato. Scopriamo che nessuno di loro ha ancora superato il trauma della traversata dai racconti del pastore David: la storia più commovente è quella di Umar, un giovane scappato dopo un fitto bombardamento del suo villaggio, nel quale ha perso la moglie e due figlie, tra la polvere, il sangue, le grida e i pianti di chi cercava di mettersi in salvo. Credutele morte è partito attraverso il deserto e poi verso i barconi che lo hanno portato in Italia e solo pochi giorni fa ha scoperto che invece la sua famiglia è viva e che la moglie aspetta un altro bambino. Umar adesso sogna di regolarizzarsi e trovare un lavoro in Toscana per poter riabbracciare la sua famiglia. Nessuno vuole tornare a casa, nessuno ha questa speranza: sanno che a casa c'è solo morte, distruzione e sofferenza. Per loro l'Italia, la Francia, la Germania, sono come la terra promessa. «C'è chi ha visto gommoni, pieni di uomini, squarciati dalle lame di musulmani a bordo, e cristiani morire annegati davanti ai loro occhi, senza avere la possibilità di aiutarli - racconta il pastore David - tutti hanno subito una lunga prigionia prima di riuscire a scappare, approfittando di bombardamenti o retate e mi hanno raccontato di settimane senza ricevere cibo, e di un bicchiere d'acqua ogni sette giorni, giusto per farli rimanere in vita. Ci sono due ragazze che erano state vendute come schiave e che hanno subito violenze di tutti i generi e c'è un giovane che ha ancora i segni di tre grosse ferite sul capo». Ieri mattina si sono battezzati: i venti profughi hanno condiviso il sacramento con altri cinque cristiani, tra cui il figlio del pastore David. La chiesa Evangelo della grazia è da sempre multietnica ed è per questo che ieri mattina hanno ricevuto il battesimo anche due donne cubane, che frequentano la chiesa da molti anni, un rumeno e un ucraino: un'esplosione di colori, costumi e tradizioni, racchiusi in poche ore a Marina di Massa. Ognuno di loro, prima di immergersi in mare, ha detto ad alta voce qualche parola per spiegare i passaggi interiori che hanno portato alla consapevolezza del battesimo. Il rito in mare si è poi concluso all'interno della chiesa dove, per la prima volta, i battezzati hanno potuto mangiare il pane e bere il vino, prima di ritornare a Casa Faci, da rifugiati politici.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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