Il dolore
Strage di Viareggio «Renzi, ascoltaci»
Ustionato, due figli persi, scrive al premier in vacanza in città Lo scontro col predecessore Letta, la tensione con Napolitano
VIAREGGIO. All’inizio del 2016 gli interventi chirurgici subiti erano sessanta. Questo si porta addosso Marco Piagentini, sopravvissuto alla strage di Viareggio, trentadue i morti compresi sua moglie ed i più piccoli dei suoi tre bambini. È sua la penna che al presidente del consiglio Matteo Renzi, oggi in Versilia, scrive: «Lei ha un compito che dovrebbe essere quello di ascoltare e difendere le persone più deboli di questo Paese, la prego lo assolva almeno una volta. Non rifiuti nuovamente di ascoltare le nostre parole». L’invito per Renzi è di incontrare i familiari delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio, riuniti nell’associazione “Il mondo che vorrei” della quale Piagentini è oggi il presidente.
Tre anni fa ed un altro presidente del consiglio, quello al quale Matteo Renzi è succeduto. Enrico Letta scelse di ritirare la costituzione di parte civile dello Stato un attimo dopo che il processo era iniziato. Anche in quell’occasione fu ancora Piagentini la voce forte e determinata di Viareggio, dei suoi lutti, di chi fiato in gola non avrà mai più: «Caro presidente, guardi i suoi bambini e da padre e uomo mi risponda… Perché? Questa è la domanda che mio figlio Leonardo mi fa e alla quale non riesco a rispondere. Non pretendo che lei lo faccia, ma ciò che le chiedo è di non voltarci le spalle, non se ne lavi le mani. Si comporti da uomo e cambi questo ulteriore scempio, ci ripensi, perché un errore può essere commesso, ma rimediare ad un errore tornando sui propri passi, dimostra una coscienza… Già, una coscienza che in questo atto vile non si è vista».
Letta rispose dalla colonne del “Tirreno”: «Da parte del presunto autore dei reati, vale a dire del Gruppo Ferrovie dello Stato, c’è stata una proposta che offriva l’integrale risarcimento del danno. Integrale». Che il governo Letta decise di accettare per intero, a differenze di quanto fatto da Comune di Viareggio, Provincia di Lucca e Regione Toscana.
Ancora due presidenti, ma questa volta di casa al Quirinale. La strada dei familiari delle vittime della strage di Viareggio è disseminata di no istituzionali. Primo fra tutti quello del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: un anno dopo il disastro ferroviario l’allora ad di Ferrovie, Mauro Moretti, già indagato (ed oggi imputato) per la strage lungo i binari di via Ponchielli, arrivò da Napolitano il cavalierato proprio per Moretti. Ma l’incontro chiesto per anni da Piagentini e Daniela Rombi a nome dei familiari delle vittime non si è mai tenuto. Marco non perde occasione per ricordarlo: «Napolitano prese il disegno di mio figlio in ospedale il 7 luglio 2009. Meno di un anno dopo aveva fatto cavaliere del lavoro Moretti...».
Una ferita che si aggiunge all’indifferenza con la quale l’Italia e le sue istituzioni nazionali hanno trattato il disastro ferroviario di Viareggio. Come se a maneggiarla si potesse correre il rischio di bruciarsi su quelle macerie di via Ponchielli ancora così vive. Semplicemente perché le Ferrovie - lo ricordava a Viareggio a Ferragosto un uomo delle istituzioni locali - «sono un pezzo di Stato».
Una ferita ha voluto mitigare. Sergio Mattarella, poco dopo l’insediamento al Quirinale, ha ricevuto Piagentini e Rombi. Per dire loro che se errori ci sono stati, lungo la strada di quel treno carico di Gpl, quegli errori vanno corretti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
