Il Tirreno

Toscana

Fermarsi alle apparenze è un modo per offendere tutte le donne

di CRISTIANA GRASSO
A sinistra, in alto, la foto postata su Facebook dall'Imam di Firenze, poi rimossa. In basso a sinistra, donne vestite sulla spiaggia di Viareggio nel secolo scorso. A destra, invece, una donna musulmana che indossa il burkini e sorride felice
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A sinistra, in alto, la foto postata su Facebook dall'Imam di Firenze, poi rimossa. In basso a sinistra, donne vestite sulla spiaggia di Viareggio nel secolo scorso. A destra, invece, una donna musulmana che indossa il burkini e sorride felice

Burkini si o burkini no: la discussione che ha acceso gli animi nelle ultime settimane ha toni paradossali. Tutto si riduce a un "sottane contro sottane"

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 La sottana. Prima di ogni donna viene la sua sottana che fa dimenticare il volto, nasconde l’anima, racconta nelle foto storie che sono storie solo a metà. E quanto è appassionante parlare delle sottane delle donne: la discussione planetaria e surreale sul burkini - acronimo accattivante ma fuori luogo perché l’oggetto in questione non è propriamente un mix di burqa e bikini - lo dimostra.

Storie mutilate sono quelle raccontate da queste tre foto con il mare e le donne (le suore, le bagnanti sulla spiaggia di Viareggio nel secolo scorso, la “moderna” nuotatrice in burkini) che ancora una volta hanno il ruolo di manichino grazioso o grottesco. Sorride a colori la signora musulmana immersa nell’acqua e un abito femminile che diventa simbolo e provocazione, questione politica, patata bollente religiosa. Un abituccio sintetico “inventato” per le donne islamiche - che si compra online ma anche nei negozi dei paesi arabi più evoluti e può costare anche meno di 30 dollari e che tra le sue caratteristiche indica il pregio di tutelare “la modestia” - che sta spaccando in due il mondo occidentale. Vietato sulle spiagge francesi (è un ostacolo all’integrazione), difeso o offeso in ordine sparso da femministe e intellettuali (“la libertà è sacra” vs “ma le donne islamiche non sono libere di scegliere”), ha già scatenato una rissa (vera, in Corsica) e riacceso la questione del divieto di indossare burqa e dell’hijab nei luoghi pubblici.

E mentre le signore in burkini sorridono all’obiettivo il mondo, sempre per via di una sottana, va fuori tema e si ingarbuglia di discussioni senza fine che di quelle donne alla fine tengono ben poco conto. Donne che se indossano quel buffo incrocio tra una muta subacquea e un costume da batman sono già “avanti” visto che le la maggior parte delle femmine dell’Islam accompagnano i figli al mare coperte da capo a piedi (e a mala pena solo i piedi si bagnano), i maschi in calzoncini e le bambine con costumini interi che anno dopo anno diventano sempre più tuniche e veli. Però ci voleva il burkini per scoprire che le islamiche vanno in spiaggia e soprattutto che non si spogliano in pubblico...

E ci voleva il burkini per ricordarci che le suore indossano la tonaca? La foto che ritrae alcune sorelle in acqua ben bardate come vuole la loro posizione religiosa è stata postata dal’imam di Firenze Izzedin Elzir : Facebook l’ha tolta ma ne sono state postate altre centinaia. Sottane contro sottane e anche qui interventi fuori tema: le suore hanno scelto quello stile di vita (o almeno si può ragionevolmente supporre anche avendo compatito la Monaca di Monza) e quell’abbigliamento, le donne islamiche potrebbero averlo scelto come no (molte giurano di sì), ci sono ottime probabilità che anche se volessero non potrebbero indossare un bikini e forse neppure sottrarsi all’infibulazione o stringere la mano a un uomo che non sia parte e o marito. Le monache, così allegre sulla spiaggia, saranno anche loro prigioniere della fede, ma è assai restrittivo giudicarle con la logica della sottana anche se evidentemente la tentazione è forte, amplificata dal dibattito infinito sui social. Insomma rassegnamoci.

Ancora l’abito fa la monaca. E non solo. L’abito “fa” la donna moderna e quella del secolo scorso, la sottomessa e la liberata: conta quello che sta sul corpo e su questi corpi si discute, come se la libertà o la sua negazione si concentrassero nella nudità che qualcuno vede diabolicamente più mortificante del burqa o nello svolazzante burkini, che magari a chi lo indossa piace un sacco.

Fermarsi alle apparenze parlando di donne, ecco cosa davvero le offende e le imprigiona. Fermarsi alla sottana appunto. Anche se sono sottane di tanti anni fa come quelle delle bagnanti viareggine del secolo scorso che passeggiano sulla battigia. Quelle del passato remoto che stanno affollando le bacheche facebook sul tema burkini . Quelle delle nostre nonne. Delle nostre bisnonne. Occidentali, cristiane, morigerate, “modeste”. Che facevano il bagno vestite, lo sappiamo bene, e i loro buffi bagni con le calze e tutto non dimostrano “che tutte le culture sono uguali”. Perché si sa, non è che la libertà di disporre del proprio corpo, decidere se denudarlo o meno, l’abbiamo conquistata dall’oggi al domani. Ma anche in questo caso pur di mettere il naso tra le sottane delle donne si va fuori tema e si scomodano le belle antenate che mai e poi mai oggi indosserebbero quei “cappotti da mare” e tanto meno i ridicoli burkini. Più facile immaginarle con un bikini ridotto e come sottana un micro pareo...

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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