Sicurezza
«Sì, vinciamo tanto. Ma senza impianti è dura confermarsi»
Giulia Quintavalle, prima a Pechino: «Costretti ad emigrare Da noi è impossibile allenarsi, sfruttiamo Rio per cambiare»
Sognava di tornarci a Rio de Janeiro. Un luogo speciale per lei, perché nel 2007 proprio in Brasile strappò la qualificazione alle olimpiadi di Pechino 2008. Dove vinse un pò a sorpresa la medaglia d’oro, la prima nella storia del judo femminile italiano. A 33 anni Giulia Quintavalle non è riuscita nell’impresa di qualificarsi per i giochi. Ma a dicembre, chiusa la carriera da atleta, darà una sorellina al primogenito Leonardo, tre anni. Un’altra bellissima avventura per lei che sul tetto dell’olimpo portò molto della Toscana. A partire dall’orgoglio di essere cresciuta sportivamente a Rosignano, con lo storico maestro Renato Cantini.
Ora che la Toscana fa quasi nazione a parte con un bottino di medaglie in grado di stare davanti a molte nazioni al mondo, Giulia Quintavalle pensa proprio di aiutare la sua regione, e in particolare il suo sport, a crescere ancora. E con noi parla di tutto, da Tania Cagnotto, amica e compagna di allenamento, passando per Federica Pellegrini fino alla candidatura di Roma per le olimpiadi 2024.
. La Toscana sta regalando tante medaglie, ma lo sport toscano è in salute?
«Purtroppo nel judo, così come in altri sport, per allenarti e trovare strutture adeguate si deve uscire dalla Toscana. Era così quando vinsi le olimpiadi di Pechino e la situazione non è cambiata. In molte scuole ci sono delle palestre ma in alcuni casi non sono agibili.
Con il mio contributo, ora che la mia carriera da atleta è conclusa, vorrei insieme alle istituzioni far sì che le palestre e gli impianti tornino ad essere efficienti nella nostra Regione. L’accademia della scherma di Livorno potrebbe essere un modello da applicare anche ad altre discipline. Noi campioni ed ex campioni possiamo fare da testimonial ed essere d’esempio, va sfruttata questa super Toscana alle olimpiadi anche a livello mediatico».
I social network che ruolo possono avere per promuovere lo sport?
«Quando ho vinto l’olimpiade di Pechino nel 2008 non ero neppure iscritta a Facebook, l’ho fatto molto più tardi, anche perché sono molto riservata. Due miei ex compagni di nazionale, come Basile e Giuffrida che sono andati a medaglia, sono più giovani ma già molto abituati a “maneggiare” i social network.
Può essere per loro un elemento positivo così come di promozione per il judo e lo sport in generale anche non in periodo olimpico. Ma non il solo: le medaglie si vincono con sudore e sacrificio e questi sono i valori fondamentali da trasmettere ai giovani».
Ha seguito i risultati di Tania Cagnotto?
« Siamo state nello stesso gruppo sportivo, quello delle Fiamme Gialle. E ci siamo allenate spesso insieme.
È un’amica e una ragazza alla mano, sono stata molto felice per i risultati che ha ottenuto a Rio. Avere al fianco un padre a sua volta ex campione gli ha dato sicuramente tanta tranquillità per raggiungere questi risultati straordinari».
E delle polemiche legate alla mancata medaglia di Federica Pellegrini?
«Ci vedo molto del percorso di Federica nel mio. Ho avuto grandi risultati e forse potevo ottenerne di più. A 33 anni ho provato a qualificarmi per l’ultima olimpiade e non ci sono riuscita.
Ma ogni cosa ha suo tempo, lo si è visto in tante gare del judo. Chi ha vinto, salvo rare eccezioni, è molto giovane. Stesso discorso per Federica: è la più veloce in Italia, è una leggenda ed è stata battuta da tre atlete straordinarie e giovanissime. Ci vuole solo rispetto per una donna e atleta come lei».
Farà da testimonial per le olimpiadi di Roma 2024?
«Al momento non ho parlato con nessuno del Coni, quindi non so rispondere. Sicuramente, così come sono disponibile a dare il mio contributo per il mio sport, credo che la possibilità di ospitare a Roma i giochi olimpici sarebbe un grande stimolo per molti atleti. C’è ancora tempo ma ovviamente spero anche in questo senso, se ci sarà la necessità, di dare una mano. Dopo la maternità, comunque, vorrei concentrarmi proprio sull’allenamento delle nuove generazioni di campioni, sperando di essere sempre un esempio di grinta, sacrificio e tecnica».
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