Il Tirreno

Toscana

I campioni da bambini

Gabriele Detti, Diletta Carli, Alessandra Sensini, Ilaria Tocchini
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Gabriele Detti, Diletta Carli, Alessandra Sensini, Ilaria Tocchini

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Pranzi frugali e subito in acqua così il doppio bronzo di Rio

Livorno. «Non so se è un buon consiglio da dare alle mamme, ma io a Gabriele ho sempre permesso di fare il bagno al mare quando voleva, senza aspettare le canoniche tre ore dopo aver mangiato. C'è anche da dire che non lo rimpinzavo con pranzi luculliani: al mare ci siamo sempre tenuti leggeri...».

Quel Gabriele di cui parla la signora Paola Morini da Livorno, è il Gabriele Detti che ha appena conquistato due medaglie di bronzo alle Olimpiadi di Rio nei 400 e nei 1500 stile libero e che oggi atterrà in Italia da nuovo eroe dello sport.

Insomma, se il consiglio arriva dalla mamma di un campione di nuoto c'è da crederle. «Eppure - aggiunge - la regola è buttarsi subito oppure aspettare tre ore...». A “Gabri” bambino però quell'attesa non doveva piacere molto soprattutto mentre trascorreva le estati ai bagni Pejani, uno degli stabilimenti balneari lungomare livornese.

«È cresciuto con un gruppo di amici che avevano la sua stessa età. Lo stabilimento è piccolo e quindi è una specie di famiglia dove tutti davano un occhio ai bambini per vedere che non facessero qualche marachella».

C'era però una regola che il piccolo Detti infrangeva con frequenza e oggi appare come una debolezza che col senno del poi gli si può perdonare. «Nel nostro bagno - racconta mamma Paola - i bambini passavano il tempo a giocare a beach volley o nel gabbione (una sorta di gabbia dove si gioca a calcetto). Ma ogni spesso ci giravamo ed erano spariti... Dopo un po' abbiamo scoperto con gli altri genitori che i nostri figli uscivano dal bagno e scavalcano la recinzioni che dava su un altro stabilimento per entrare lì. Il motivo della fuga? Quei bagni avevano la piscina e il nostro no...».

In spiaggia con i cuginetti era impossibile aspettare

Livorno. «Quanto aspettavo prima di fare il bagno dopo aver mangiato? Niente. Perché da piccola andavo sempre dietro ai miei cugini più grandi e quello che facevano loro facevo anch’io. Mentre quando sono cresciuta, durante le gare, non avevo problemi a mangiare dopo le batterie di qualificazione per poi tuffarmi in acqua per gareggiare in finale. Credo però che sia solo una questione di abitudine».
Ilaria Tocchini, 49 anni compiuti pochi giorni fa, tra gli anni Ottanta e Novanta era uno dei simboli del nuoto italiano, assieme a Giorgio Lamberti e “Bibi” Battistelli.
Nella sua bacheca di trofei ci sono la bellezza di 52 titoli italiani assoluti (3 a squadre), 2 argenti europei, di cui uno nei 100 delfino e uno nella staffetta. Inoltre per molti campioni di oggi, in particolare la nidiata di nuotatori livornesi, è una specie di zia, anche perché molti di loro li ha allenati da bambini.
Ma se in piscina Ilaria era una farfalla, il mare aperto la trasforma in una specie di felino reticente all’acqua.
«È vero - ammette arrossendo quasi - ho anche io la sindrome che hanno diversi nuotatori: con il mare negli anni siamo diventati sempre meno amici. Da piccola ero un po’ maschiaccio, mi buttavo ovunque senza paura. Ora le cose sono cambiate. Mi spiego meglio: il bagno lo faccio, ma dopo una vita passata in piscina dove l’acqua è trasparente e si vede perfettamente il fondo, diciamo che quando non vedo i miei piedi mi sento un po’ a disagio».
Ilaria come molti bambini ha trascorso l’infanzia sui bagni livornesi tra un tuffo, un castello di sabbia e tanta spensieratezza. «Ricordo estati felici ai bagni Trotta (ora ribattezzati Tirreno) a due passi dalla Terrazza Mascagni...».

Quando si trattava di nuotare ha sempre fatto di testa sua

Viareggio. «A mia figlia non ho mai messo vincoli: il bagno lo ha sempre fatto quando voleva». Parola di Riccardo Carli, papà di Diletta, olimpionica che ha costruito carriera e successi anche a suon di bracciate nel mare di Viareggio e che anche quest’anno si è guadagnata un biglietto per Rio. L’esito, per lei e per i tanti che la seguono con affetto dalla sua città natale, non è stato quello sperato. Ma amici e tifosi, non c’è dubbio, torneranno a festeggiarla proprio in riva a quel mare dove è cresciuta e che «ha sempre preferito alla piscina anche se non sempre le condizioni del nostro mare rendono possibile fare il bagno», racconta papà Riccardo. A casa Carli il “quando fare il bagno” non ha mai seguito una regola: per entrare in acqua Diletta non ha mai dovuto scalpitare. Che sia questo il segreto per allevare una campionessa? Di certo la salute di Diletta non ne ha risentito, anzi. «Non abbiamo mai messo vincoli – continua il papà – né imposto particolari diete prima di entrare in acqua». Forse anche perché la confidenza con l’acqua di Diletta è sempre stata eccezionale fin dalla più tenera età. «Ha cominciato a andare in piscina a due mesi con un primo corso di acquaticità» prosegue Riccardo Carli. E da piccolina non era facile trattenerla in spiaggia con secchiello e paletta: troppo forte il richiamo del mare. «In spiaggia era una bambina vivace, giocava molto, non ha mai avuto paura dell'acqua». Cosa consigliare allora a tutti quei genitori che assillano i figli sull'orario del bagno? «Sono contrario a dare consigli a genitori di figli altrui» dice il papà di Diletta. Insomma: mamme e papà si regolino come meglio credono tenendo conto che assecondare le passioni dei figli non può che fare bene.

Fuoriclasse al primo tuffo... ma dopo tre ore dal pranzo

Grosseto. Alessandra Sensini, che sta seguendo le Olimpiadi in qualità di vicedirettore tecnico della Fiv, dopo aver partecipato con il suo windsurf a sei edizioni, in cui ha messo al collo quattro medaglie (oro a Sydney, argento a Pechino, bronzo ad Atlanta e Atene), ha ereditato la passione per il mare da babbo Goffredo e dalle sorelle Irene ed Eleonora, che prima di lei hanno iniziato a fare gare con la tavola a vela, vincendo anche un italiano e un europeo.
«Nostro babbo – dice Eleonora – conosceva molto bene le regole del mare. Prima di mandarci in acqua ci faceva aspettare le tre ore canoniche per la digestione, ma quando facevamo il bagno, a Marina di Grosseto, non ci metteva limiti e soprattutto nessuna paura. Potevamo stare in acqua anche tutto il giorno, ma come diceva lui». «Alessandra – ricorda la sorella Eleonora – è sempre stata affascinata dall'acqua. A otto anni ha iniziato a fare immersioni, lo sport preferito di babbo Dedo, e già a dodici è salita su un surf».
«Quando la misi in mare la prima volta ero sicuro che sarebbe riuscita a fare qualcosa di importante», amava raccontare "Dedo", scomparso qualche anno fa. «La famiglia Sensini – prosegue Eleonora – ama il mare e abbiamo fatto felice nostro padre, che non si è perso una regata di Alessandra nel seguire la sua passione». «Mi ricordo come ora – aggiunge – la prima regata, a Fiumara. Non andò bene, si perse in mezzo alle canne, ma a Livorno fece dei miglioramenti. Uno dei pregi di Ale è la tenacia: quando si mette in testa una cosa non la può fermare niente. Io non l'ho mai costretta ad andare sul surf. Le è piaciuto subito. Le facevo anche portare la tavola...».

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