Il Tirreno

Toscana

Migranti sopra quota diecimila nella regione

di Libero Dolce
Migranti sopra quota diecimila nella regione

All’inizio dell’anno erano 7.203 La causa: i tempi lunghi per i ricorsi nei tribunali

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Un richiedente asilo rischia di rimanere in Toscana anche due anni prima di sapere se la sua domanda sarà accolta o meno. Con le frontiere che si chiudono l’Italia non sa che fare, dove mandarli e prende in ostaggio il loro tempo tra ricorsi nei tribunali e attesa di un giudizio.

Le strutture si affollano, qui come altrove. Non c’è ricambio e i numeri si gonfiano. I richiedenti asilo fanno richiesta per il riconoscimento della protezione internazionale alle Commissioni territoriali. Queste decidono se accettare o meno la domanda. Perlopiù arrivano dinieghi e a quel punto il migrante può decidere di ricorrere nei tribunali. E i mesi scappano via.

Fare bene i conti. Milano in questi giorni annaspa: il caldo picchia, le frontiere a nord si chiudono indifferenti e per i nuovi arrivi non ci sono tetti. Si parla persino di tendopoli come soluzione. Paolo Grimoldi, deputato della Lega Nord punta il dito contro le regioni Pd, tira in ballo la Toscana: «Emilia, Toscana e altre regioni governate dai democratici hanno numeri bassi. Prima di Ferragosto il governo faccia trasferire almeno 10mila degli immigrati presenti in Lombardia e li ripartisca in tutte queste Regioni».

La Toscana fa diligente i compiti invece. Presenze in aumento costante da inizio anno: dai 7.203 immigrati presenti a fine gennaio ai 10.658 di due giorni fa. Con percentuali in linea con le quote di ripartizione stabilite nel 2014 con un accordo tra Stato e Regioni.

A sentire accusare la Toscana di un atteggiamento pilatesco sbotta e non ci sta l’assessore regionale all’immigrazione Vittorio Bugli. «Non siamo affatto fuori, anzi siamo tornati in linea adesso dopo mesi durante i quali abbiamo fatto più di quanto ci fosse richiesto. Proprio i leghisti che si lamentano di scarsa accoglienza sono quelli che si rendono indisponibili a ospitare nei comuni che amministrano».

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Emergenza è solo una parola. Migranti ed emergenza cominciano a camminare appaiati sui titoli dei giornali dal 2011. «Lampedusa invasa», «Ne arrivano milioni»: il tenore era questo. «Nel 2011 - spiega la responsabile per Anci Toscana per la migrazione Sara Funaro - mentre si parlava dell’emergenza dovuta alle primavere arabe, in Toscana ospitavamo 1.700 persone. Oggi più di 10mila». Eppure mentre si cercano soluzioni cresce anche l’insofferenza. A Livorno, dove aumentano le occupazioni in città, i cittadini raccolgono firme contro la possibile apertura di nuovi centri. A Grosseto, il sindaco Vivarelli Colonna, colleziona critiche per avere coinvolto alcuni richiedenti asilo nel recupero di alcune zone devastate dai roghi degli ultimi giorni. A Firenze invece si è deciso di aprrire dei centri per minori non accompagnati.

Clandestini, rifugiati, respinti. Fino a poco tempo fa in Toscana lavorava una sola Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione. Sede a Firenze, competenza su tutti i casi toscani. Gli operatori del settore parlano di un miracolo quando il migrante riusciva a ottenere una risposta entro sei mesi. A volte non si otteneva nemmeno l’audizione preliminare in quei tempi. Troppe carte e un lavoro difficile da fare per capire la storia del migrante, ricostruirla e muoversi tra le varie richieste di asilo (provenienza, circostanze di persecuzione, storia personale).

Oggi le commissioni sono aumentate, con una seconda istituita a Livorno e competente per la costa. «Ad oggi le commissioni lavorano più velocemente - spiega Funaro - il problema nasce con i dinieghi alle richieste d’asilo, che sono ben più degli assensi. I richiedenti ricorrono, i tempi diventano più lunghi e salta il ricambio nelle strutture. E si è costretti a cercarne di nuove».

Uscire dal cerchio. Il problema forse è legislativo. «Di certo bisogna rivedere il modo in cui valutiamo la categoria di rifugiati, altrimenti creiamo clandestini che non abbiamo nemmeno i mezzi per rimpatriare», spiega Emilio Santoro, professore di filosofia del diritto a Firenze e fondatore dell’associazione Altrodiritto.

Accoglienza diffusa, un modello per il paese? I grandi affollamenti di migranti nelle caserme abbandonate, nei palazzi vuoti, non sono la norma in Toscana. Il modello è l’accoglienza diffusa : gruppi piccoli assegnati dalle Prefettura ai vari Comuni tramite un bando. Presenze ridotte su tutto il territorio. «In questi giorni di ferie estive ci arrivano telefonate di cittadini che si mettono a disposizione per l’accoglienza in famiglia - spiega Bugli - credo che il punto principale sia capire che l’integrazione passa dalla partecipazione alla vita dei posti dove queste persone vengono ospitate».

Con le frontiere bloccate e i flussi in aumento l’unica possibilità è la gestione. I migranti fuggono dalle guerre, non si preoccupano di una domanda respinta. Se respinti, riprovano a entrare. Mentre caserme piene e uomini inattivi sono un costo sociale. E un’occasione per chi gestisce l’accoglienza come un business o cerca lavoratori a basso costo da sfruttare. Prefetture intasate e imbuti burocratici favoriscono soltanto loro.

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