Il Tirreno

Toscana

Il caso Scieri alla svolta Qualcuno sta parlando

di EMILIO CHIORAZZO
Il caso Scieri alla svolta Qualcuno sta parlando

Nonnismo e non solo negli atti della commissione d’inchiesta

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di EMILIO CHIORAZZO

Sono entrati nella caserma Gamerra due volte nello stesso giorno: al mattino e di sera. Proprio come fece Emanuele Scieri, siracusano, neo avvocato di 26 anni, giunto a Pisa per il servizio militare il 13 agosto del 1999. E trovato morto tre giorni dopo, il 16 agosto, sotto la torre di asciugatura dei paracadute.

La commissione di inchiesta parlamentare, istituita all'inizio di novembre 2015, ha varcato quella soglia 17 anni dopo quella tragedia rimasta irrisolta. Un tempo infinito, per cercare di dare le risposte che familiari e amici del militare, chiedono con tenacia fin dal primo giorno. Una tragedia assurda, che la magistratura - sia civile che militare - ha archiviato, nonostante già all'epoca, il pubblico ministero scrisse che Scieri era stato ucciso. E che adesso, una commissione parlamentare al lavoro da aprile, sta cercando di ricostruire in maniera diversa da quella finita agli atti.

Questione di luce. I parlamentari che seguono l’ inchiesta (la presidente Sofia Amoddio, Giovanna Palma, Gianluca Fusilli e Giuseppe Zappulla, tutti del Pd e Massimo Enrico Baroni, del Movimento 5 stelle) hanno bussato alle porte della Gamerra al mattino presto e, poi la sera, verso le 22. «Abbiamo voluto - spiega Sofia Amoddio, - ripercorrere i passi di Scieri, verificare le distanze all'interno della caserma, nelle stesse ore in cui lo ha fatto Emanuele quel 13 agosto. Serve a verificare alcune situazioni emerse dalle audizioni fatte fino a oggi. Anche le condizioni di luce sono importanti».

Scieri aveva trascorso i primi mesi di servizio militare, all’epoca obbligatorio, a Scandicci. Arrivò a Pisa con un pullman. Durante il viaggio, raccontano gli atti, ci furono episodi di nonnismo.

Lele potrebbe essere già in questo tratto entrato nel mirino dei "nonni".

Il ruolo di Viberti. Quello stesso giorno, durante la libera uscita andò in piazza dei Miracoli a vedere la Torre. Al rientro in caserma, intorno alle 22, s’era fermato con un commilitone, Stefano Viberti. È l'ultimo a vedere Scieri vivo. Agli inquirenti ha raccontato che avevano parlato delle licenze negate per il fine settimana. E che poi Emanuele s’era allontanato per fare una telefonata. Cosa mai riscontrata. Da quel momento, non se ne sa più niente, fino al ritrovamento del corpo, privo di vita, tre giorni dopo. Viberti non è stato ancora ascoltato dalla commissione: accadrà a settembre.

Qualcuno sta parlando. Agli atti, nella ricostruzione difficile di questa storia, ci sono oltre 740 dichiarazioni di persone ascoltate per le indagini. «Abbiamo letto migliaia e migliaia di pagine - prosegue l'onorevole Amoddio - nonostante gli impegni parlamentari, portiamo avanti con impegno questo compito che ci è stato assegnato. Spesso ci incontriamo la sera dopo cena. Abbiamo individuato alcune persone che possono essere utili per aiutarci a dare una svolta a questa storia. E abbiamo cominciato a sentirle». Le audizioni sono top-secret. «Ne abbiamo già fatte una ventina - spiegano i membri della commissione - quasi tutti ex commilitoni che all'epoca dei fatti erano alla Gamerra». Oggi nella caserma di Pisa non c'è neppure una persona che si trovava lì quel 13 agosto del 1999. Sono stati rintracciati altrove. Qualcuno ha continuato la carriera militare, altri sono tornati alla vita civile. «In questo percorso - spiegano i parlamentari - ci siamo imbattuti in qualche resistenza, ma anche in diversi tentativi generosi di collaborazione».

Domande senza risposta. Qualcuno sta cercando di raccontare cose che sono rimaste avvolte nel mistero in questi lunghissimi anni di rabbia. Gli interrogativi sono molti: Scieri è mancato all'appello per tre giorni, nonostante ci fossero testimoni che lo avevano visto rientrare, ma nessuno lo ha cercato.

Nella richiesta di archiviazione si dice, con certezza, che Scieri sarebbe stato obbligato a salire sulla torre da altri militari che ne provocarono la caduta. Quale ruolo ha avuto lo Zibaldone (un manuale violento e volgare, fatto di vignette e battute da caserma) redatto dall’allora generale della Folgore Enrico Celentano? Al suo indirizzo, la sera della scomparsa di Scieri, era stata fatta una telefonata dalla caserma: non se n'è mai saputo il motivo.

Le bugie sono prescritte. Sono gli interrogativi ai quali si sono attaccati Francesco Scieri, fratello di Emanuele, suo padre Corrado, finché è stato in vita (è morto 5 anni fa) e la madre Isabella: li hanno sottolineati in un libro («Folgore di morte e di omertà») scritto per tenere la luce accesa sulla storia del figlio. Interrogativi ai quali adesso si vuol trovare una risposta. È questo il ruolo della commissione. Che ha il difetto di essere arrivata troppo tardi. E che corre il rischio - se i risultati del referendum istituzionale incideranno negativamente sul governo - di aver lavorato invano. «In passato - spiega Amoddio - ogni proposta di legge, per istituire un gruppo di inchiesta, si è infranta al vaglio delle commissioni. La sua costituzione non era scontata neppure stavolta. È il segnale che qualcosa è cambiato. E qualche elemento importante lo abbiamo raccolto».

C’è riserbo sui contenuti ma è sicuro che sono stati raccontati episodi di nonnismo e altre situazioni mai svelate prima. «La visita in caserma a Pisa va in questa direzione. Ma serve altro. Abbiamo scelto una strada da percorrere: alcuni commilitoni li abbiamo sentiti, altri saranno ascoltati nei prossimi mesi. Serve un po' di collaborazione. Confidiamo nel tempo trascorso invano fino a oggi: chi ha visto può tirare fuori la verità, chi non ha detto o ha detto cose diverse da quello che avrebbe voluto dire, può farlo senza rischiare. Non ci sarà incriminazione: il reato di falsa testimonianza è andato in prescrizione».

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