Sicurezza
I soldi per la jihad con i “money transfer”
ROMA. “Follow the money”, diceva Giovanni Falcone a proposito dei soldi riciclati dalla mafia. Un insegnamento che la Guardia di Finanza ha fatto proprio nel tentativo di rinatracciare le...
ROMA. “Follow the money”, diceva Giovanni Falcone a proposito dei soldi riciclati dalla mafia. Un insegnamento che la Guardia di Finanza ha fatto proprio nel tentativo di rinatracciare le organizzazioni terroristiche. Ormai non è più solo una ipotesi: il terrorismo islamico si finanzia anche attraverso i “money transfer”, un circuito di pagamento che ha preso piede nei Paesi occidentali e che viene usato spesso dagli immigrati per trasferire i soldi ai familiari rimasti in patria.
A partire dal 1° luglio sono stati eseguiti 346 accertamenti presso altrettanti sportelli di money transfer, che hanno permesso di controllare 647 operazioni di trasferimento di denaro: 111 di queste operazioni erano state effettuate da persone che avevano avuto problemi con la giustizia. Il nuovo piano di controlli mirati sui servizi di rimessa di denaro attivato dalle Fiamme Gialle ha l’obiettivo di prevenire condotte finalizzate all'utilizzo dei circuiti di pagamento alternativi ai canali bancari: le finalità - spiega la Finanza - può essere il riciclaggio di proventi illeciti ma anche il finanziamento del terrorismo.
L'effettuazione di questi controlli "sul posto" - fanno sapere dalla Guardia di finanza - ha anche lo scopo di evitare casi di "aggiramento" delle regole che sovrintendono a tali servizi, fra cui il divieto di frazionamento artificioso dei pagamenti al di sotto della soglia di legge fissata in 1.000 euro (cosiddetti smurfing) oppure la fittizia intestazione delle transazioni a prestanome.
Il complesso di dati e informazioni così raccolti sono stati posti a disposizione del Gruppo Investigativo sul Finanziamento al Terrorismo (Gift) della Guardia di Finanza, recentemente istituito nell'ambito del Nucleo Speciale Polizia Valutaria, su ordine del Comandante Generale, generale Giorgio Toschi, per l'effettuazione di ulteriori analisi e incroci con gli altri sistemi informativi in uso al Corpo e con le segnalazioni di operazioni sospette per rischio di riciclaggio o finanziamento del terrorismo.
Solo attraverso i circuiti legali del money transfer, nel 2015 sono stati 5 miliardi e 251 milioni i soldi transitati dall'Italia all'estero. Un dato inferiore rispetto ai trend di crescita negli ultimi anni - nel 2011 era stato raggiunto il piccolo di 7,7 miliardi- ma che non tiene conto di moltissimi trasferimenti che avvengono attraverso altri canali informali: la moneta elettronica (tra cui carte di credito prepagate anonime e card telefoniche), canali bancari formali e informali (come hawala e hundi), trasferimenti (cross border) di contante al seguito presso le aree aeroportuali internazionali. La rete dei money transfer solo nel nostro Paese conta una decina di operatori e un migliaio di agenzie, 12mila in Europa.
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