Il Tirreno

Toscana

Quando il piromane era nel team antincendio

Pietro Barghigiani e Sabrina Chiellini
Un incendio ad Asciano nel 2013 (foto Muzzi)
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Un incendio ad Asciano nel 2013 (foto Muzzi)

Preso dopo due anni, ha patteggiato. Un altro telefona sempre ai vigili per dire: «Io non c’entro»

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PISA. Raro è prenderli, ma quando accade, cosa succede ai piromani dei boschi? Patteggiano e si pentono. Ecco due storie.

Santa Maria a Monte. Gli incendi della pineta erano diventati l’incubo per gli abitanti del paese di Cerretti a Santa Maria a Monte. Se i roghi erano una costante dell’estate era anche certo che non erano accidentali. C’era qualcuno che dava fuoco al bosco. Quello che nessuno poteva immaginare era che a distruggere quella fitta macchia vicino alle case e gli animali che ci vivono fosse un volontario della protezione civile. Per cui quando un operaio di 40 anni di Santa Maria a Monte venne scoperto e indagato come il piromane di Cerretti, la notizia fece scalpore. Gli inquirenti la resero pubblica, anche se nel mondo della protezione civile le voci erano già circolate, alla fine delle indagini e solo quando il volontario aveva deciso di chiudere la vicenda con un patteggiamento, sperando che questa strada evitasse eccessiva pubblicità alla sua doppia vita.

[[atex:gelocal:il-tirreno:piombino:cronaca:1.13934680:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/piombino/cronaca/2016/08/08/news/il-lato-triste-delle-fiamme-cani-e-tre-asini-carbonizzati-1.13934680]]Le indagini sono durate due anni con intercettazioni telefoniche, pedinamenti e filmati. L’uomo gettava l’innesco dalla propria auto e poi si dirigeva alla sede operativa della protezione civile per organizzare le operazioni di spegnimento.

Per mesi era stato seguito dal personale del Corpo Forestale, le sue telefonate erano state intercettate, in alcune occasioni i suoi spostamenti erano stati anche filmati fino alla perquisizione a casa. Dopo alcune resistenze, aveva ammesso spiegando, così raccontarono gli inquirenti, di avere innescato il fuoco per poi sentirsi al centro dell’attenzione. La vicenda era emersa nel novembre 2013 quando in tribunale a Pisa davanti al Gip aveva scelto il patteggiamento che di fatto aveva precluso eventuali richieste di risarcimento danni da decidere in sede civile. Non tutti i boschi erano di privati, anzi erano in prevalenza di proprietà pubblica. Ma non risulta una richiesta di risarcimento da parte del Comune.

San Giuliano Terme. Era in guerra con il mondo e la sua battaglia la combatteva con il fuoco. Arma e messaggio per sentirsi parte attiva al centro di una scena dietro la quale, al crimine evidente per il reato commesso, faceva da innesco un malessere mentale patologico. È la storia del 33enne che nel luglio 2013 fu arrestato dalla Forestale di Pisa dopo settimane di indagini, filmati e pedinamenti.

Una decina i roghi contestati al piromane nella zona tra Asciano e Agnano che con un patteggiamento a 2 anni con la condizionale ha chiuso il capitolo giudiziario per aprirne un altro più doloroso. Da imputato a paziente in cura da uno psicologo per tenere a freno i suoi impulsi. Fino a ora la terapia sembra aver funzionato.

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.13935264:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2016/08/08/news/rogo-a-principina-la-titolare-del-vivaio-distrutto-non-ci-arrendiamo-alla-follia-di-un-criminale-1.13935264]]Disoccupato, orfano di padre, il 33enne all’arrivo degli agenti del Corpo Forestale per notificargli l’ordine di arresto - le indagini furono dirette dal dottor Davide Ciccarelli del nucleo investigativo - sembrò quasi sollevato dall’essere stato scoperto. «Me lo aspettavo», disse con serenità alle forze dell’ordine. Era la fine di un tormento interiore che non sapeva gestire e che da allora ha affidato alle cure di specialisti. Usciva di casa a piedi, i giornali nascosti sotto la maglietta. Con un accendino dava fuoco a sterpaglie e rovi lungo la strada e poi con la carta ne alimentava la diffusione verso i boschi. Non c’erano interessi economici all’origine dei roghi dolosi, né l’astio verso qualcuno. Solo la volontà dell’autore di rendersi consapevole che tutto quello che aveva scatenato e che si offriva ai suoi occhi era opera sua. Lui, così appartato e irrisolto nella vita, per una volta si sentiva capace di qualcosa di grande.

Quello che era un malato di solitudine diventato piromane per farsi ascoltare continua a tenersi in contatto con la Forestale. Quando viene a sapere che c’è un incendio in giro si premura di telefonare a chi lo arrestò tre anni fa per chiarire che lui non c’entra nulla.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione Pisa