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Cento milioni per 1.300 abitazioni ma le domande sono 25mila

Cento milioni per 1.300 abitazioni ma le domande sono 25mila

FIRENZE. Mancano le case popolari. Ma la colpa non è degli immigrati. Oggi in Toscana, gli immigrati risultano assegnatari dell’8% dei circa 49.600 alloggi pubblici disponibili. Anche se le domande...

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FIRENZE. Mancano le case popolari. Ma la colpa non è degli immigrati. Oggi in Toscana, gli immigrati risultano assegnatari dell’8% dei circa 49.600 alloggi pubblici disponibili. Anche se le domande - ammette la Regione - sono di più. E se, probabilmente, questa percentuale è destinata a crescere, con gli sbarchi dei migranti. Di qualche punto.

ALLOGGI DA ABBATTERE

Non sono, però, gli stranieri a mettere in crisi il settore. La crisi c’è già: 25mila domande per alloggi popolari; 100 milioni per costruire 1.300 alloggi in tre anni. Anche se non tutti quelli che hanno presentato domanda hanno diritto alla casa popolare - ammette la Regione - si parla di una differenza di quasi 20mila alloggi. Sempre che la situazione non peggiori. Neppure i fondi per rimettere in circolo i 1.600 alloggi attualmente chiusi risolverà la situazione di sofferenza. Addirittura un centinaio di questi appartamenti - annuncia la Regione - dovranno essere demoliti «perché ristrutturarli costerebbe troppo. Conviene di più abbatterli e ricostruirli».

COSTRUIRE COSTA MENO

Ci sarebbe, però, tutto il patrimonio immobiliare di Comuni, Province, Regione, Stato da recuperare. Centinaia di immobili chiusi da anni da trasformare in case popolari, prima di essere occupati, come accade a Livorno, Viareggio o Pisa. «L’equazione - rispondono dall’ufficio edilizia pubblica della Regione - è semplicistica: l’edificio è vuoto e allora si può trasformare in case popolari. Spesso non ci sono i soldi per ristrutturare e anche quando ci sono dobbiamo considerare che i costi di recupero sono più alti dei costi di costruzione». In qualche caso, inoltre, è possibile anche che gli enti locali non abbiano immobili adatti da trasformare in abitazioni.

SFRUTTARE I CANTIERI FERMI

È il caso di Prato dove il Comune ha soprattutto case coloniche sparse per il territorio. O solo qualche edificio storico, vincolato. «Per questo - sottolinea Valerio Barberi, assessore al Patrimonio - è iniziato un dibattito sulla possibilità di utilizzare per l’edilizia residenziale pubblica i cantieri fermi». Potrebbero soddisfare - evidenzia Barberi - anche un altro tipo di domanda in continua crescita: quella della «cosiddetta “fascia grigia”: le famiglie con un reddito annuo fra i 16mila e i 33mila euro. Sono famiglie che non rientrano nel reddito che dà diritto alla casa popolare, ma non si possono neppure permettere un affitto a canone di mercato. Potrebbero pagare un affitto di 300-350 euro al mese».

INTOCCABILI GLI IMMOBILI DELLA SANITÀ

La risposta a queste famiglie non può venire dalla ristrutturazione degli immobili dismessi della sanità, di proprietà di Asl o della Regione. Queste proprietà - circa 250 in Toscana, per un valore stimato in 400 milioni - devono «essere venduti e il ricavato, per legge, deve essere utilizzato per finanziare nuovi investimenti in sanità. Il testo unico della sanità è chiaro: i soldi ricavati dalla vendita dei beni della sanità devono essere spesi per l’acquisto di macchinari, per la manutenzione di edifici a destinazione sanitaria o, nei casi dei nuovi ospedali (Massa, Lucca, Prato e Pistoia), per ripagare i costi di costruzione già sostenuti». Fra l’altro - precisa la Regione - su circa 250 proprietà da vendere molti sono appezzamenti di terreni, parti di bosco che non hanno valori interessanti. Ci sono, però, anche 80-100 immobili più interessanti: appartamenti, palazzine, ex ospedali. «Il problema è che negli ultimi anni il mercato immobiliare si è bloccato, ma noi non possiamo vendere a prezzi inferiori a quelli fissati dall’Agenzia delle Entrate, per non incorrere nella censura della Corte dei Conti». In compenso, nell’attesa, questo patrimonio costa alle casse pubbliche «per la manutenzione. Lavori - ammette la Regione - che non accrescono il valore del bene ma servono a mettere gli immobili in sicurezza e a isolarli, in modo che nessuno possa entrare in edifici pericolanti». (i.b.)

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