Sicurezza
Riforma della sanità toscana, nuovo referendum per contrastarla
Promossa una nuova raccolta firme. L'obiettivo è abrogare l'articolo 34 bis che prevede una sperimentazione che secondo i promotori "apre le porte alla privatizzazione dei servizi sanitari"
FIRENZE. Tornano alla carica i comitati della sanità capitanati dal Crest. Le 55mila firme dei cittadini toscani chiuse a chiave nel cassetto dalle pastoie burocratiche del Collegio di garanzia il gennaio scorso non li ha scoraggiati e hanno deciso di riprovarci. Gridano ancora alla privatizzazione, puntano il dito contro lo smantellamento della sanità pubblica e vogliono un'altra volta il referendum contro la riforma targata Rossi-Saccardi.
Un nuovo referendum per abrogare l'articolo 34 bis che permette alle Asl, anche se in via sperimentale, di chiamare senza concorso un privato per svolgere alcuni servizi sanitari. Stamani, 5 agosto, hanno presentato a Palazzo Panciatichi la nuova campagna referendaria per la raccolta firme e hanno distribuito i primi moduli. Obiettivo: raccogliere 40mila firme entro la fine di ottobre in maniera tale da celebrare il referendum nella primavera dell'anno prossimo.
“Ci riproviamo – dice il presidente del comitato referendario nonché ex direttore generale della Asl di Grosseto Giuseppe Ricci – anche se questa volta individuiamo un solo articolo della riforma sanitaria, che per noi è gravissimo perché permette alle Asl di scegliersi un privato al quale cedere attività sanitarie attraverso una convenzione. Questa prerogativa non è contemplata dalle leggi nazionali, ed è stata inserita, per la prima volta, nella normativa toscana. Ci chiediamo perché la Toscana abbia fatto questa scelta e quali interessi nasconda”.
I comitati hanno dalla loro il sostegno di un paio di gruppi politici di opposizione in consiglio regionale: il Movimento 5 Stelle e Sì Toscana a Sinistra. Niente appoggio di Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia che stavolta stanno alla finestra a guardare.
Mentre hanno già dato la loro adesione alcuni sindaci: Enrico Pedrini primo cittadino di Zeri (Massa Carrara), Matteo Mastrini sindaco di Tresana (Massa Carrara), Marco Buselli sindaco di Volterra (Pisa), Nicola Verruzzi sindaco di Montieri (Grosseto). Per il capogruppo M5S Andrea Quartini è il modello di riforma del servizio sanitario regionale e la sua deriva che vanno contestati: “Dare in gestione all'esterno, anche se in chiave sperimentale, buona parte delle prestazioni sanitarie, ci preoccupa molto perché è un portale di accesso al privato nel pubblico. Fare un referendum per abrogare questo articolo ha il grande significato di riportare la sanità nell'alveo del pubblico in maniera esclusiva”. Per Paolo Sarti (Sì Toscana a sinistra) “questa riforma della sanità toscana spaventa, perché è architettata per delegare al privato le attività attraverso un apposito articolo che è l'unico del genere a livello nazionale. Si affiderà al privato un pezzo della sanità toscana, oltretutto senza un concorso pubblico. Questo ci spaventa – chiude Sarti - perché il pubblico delegherà sempre più al privato, e così facendo il pubblico non avrà più una visione globale della sanità e dei suoi servizi”.
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