Finanza
Caro paziente ecco quanto costi
Con le dimissioni dall’ospedale anche il “conto” delle spese L’iniziativa dell’assessore Saccardi: «È bene saperlo»
La lettera di dimissioni e il conto. Dall’ospedale, il paziente in autunno potrebbe uscire con la lista delle spese sostenute dalla Regione per le prestazioni sanitarie. Niente paura: non dovrà saldare nulla. Non dovrà passare dalla cassa, assicura l’assessore regionale alla Sanità, Stefania Saccardi. Però, dovrà leggere attentamente quello che sul foglio c’è scritto per capire quanto davvero il suo ricovero costa alla collettività.
Non si tratta di terrorismo psicologico. Anche se il rischio che questo sia l’effetto c’è, se è vero, ad esempio, che un intervento alle coronarie può valere oltre 20mila euro. Una cifra da ospedale (e sanità) americano. L’obiettivo è diffondere nei cittadini la consapevolezza del vero, del costo delle prestazioni ricevute, annuncia Stefania Saccardi, a un dibattito sulla sanità alla festa regionale del Pd a Pistoia. E di questa consapevolezza c’è bisogno soprattutto nel momento in cui si mostrano segni di insofferenza per la sanità pubblica,per le liste d’attesa, per l’affollamento dei pronto soccorso, per il costo dei ticket, in altre parole la compartecipazione alla spesa sanitaria, calibrata in base al reddito.
Non è un caso che l’idea venga lanciata da Stefania Saccardi, all’indomani del rapporto del MeS sulla sanità. Il laboratorio di Management e Sanità della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, infatti, rileva che in Toscana c’è uno dei servizi sanitari migliori d’Italia. Di sicuro, il migliore (per molti aspetti) delle 12 Regioni e Province a statuto speciale che si sono sottoposte alle verifiche della qualità dei servizi e delle prestazioni. Questo giudizio, però, non rende la Toscana immune da problemi e sprechi. Come l’eccessiva spesa farmaceutica - con un consumo abnorme di anti-depressivi e antibiotici - o un ricorso eccessivo a esami non appropriati, soprattutto nella diagnostica per immagini (Tac, risonanze). E perfino un ricorso improprio al pronto soccorso, magari per evitare liste d’attesa e ottenere prestazioni a costo di ticket minimo.
Da qui l’idea di imitare le Regioni come la Lombardia (che ha lanciato l’iniziativa nel 2012) e il Piemonte (che l’ha imitata a ruota) di presentare il conto ai pazienti all’uscita dell’ospedale. Un conto dettagliato, con tutte le spese sostenute dalla Regione per il ricovero, gli esami, l’assistenza e così via. Senza tralasciare nulla. Quando la Lombardia ha avviato il progetto, su proposta dell’assessore leghista alla sanità, non sono mancate le proteste. C’è chi ha parlato di comportamento vessatorio e perfino di umiliazione nei confronti dei pazienti. In realtà, membri del comitato centrale della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) hanno apprezzato l’iniziativa. Sono gli stessi che hanno proposto di radiare i medici che si esprimono contro la vaccinazione. Bisogna vedere se a distanza di quattro anni, sono ancora a favore del conto pro memoria. Deterrente anti-furbetti.
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