Il Tirreno

Toscana

Scuole, caserme e un grattacielo: Livorno, città occupata

di Juna Goti
Palazzo occupato in via Borra a Livorno
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Palazzo occupato in via Borra a Livorno

Qui c'è il record di sfrattati coordinati da comitati che prendono possesso di edifici pubblici dismessi

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LIVORNO. L’ultima luce a sorpresa si è accesa nella notte tra venerdì e sabato in un asilo appena chiuso nel cuore del centro. Intorno a mezzanotte otto famiglie rimaste senza casa sono entrate e si sono messe a dormire su qualche brandina di fortuna. Il Comune non ha fatto neppure in tempo a trasferire gli arredi nella nuova scuola, che le stanze sono state subito riempite.

Così a Livorno va in scena un’altra occupazione. L'ultima di un’escalation che parte da lontano e che solo negli ultimi due anni ha visto l’occupazione abusiva di almeno una decina di edifici pubblici e privati sparsi nel centro e nelle periferie (una quindicina se si guarda indietro fino al 2011). Ex distretti Asl, ex circoscrizioni, ex caserme, asili in fase di trasferimento o maxi complessi immobiliari rimasti vuoti per anni.

Secondo i comitati che tengono i fili dell’emergenza, almeno 200 famiglie hanno trovato un rifugio più o meno di fortuna così. Facendo di Livorno - per organizzazione prima ancora che per numeri - la capitale toscana delle occupazioni.

Si occupa perché si è perso il lavoro, perché si è persa la casa, o magari perché un vero tetto sopra la testa non lo si è mai avuto.

Le storie si assomigliano tutte e sono tutte diverse. Nel grattacielo della Cigna, un colosso di vetro e cemento alle porte di Livorno, si è ritrovata a occupare anche nonna Mara, 90 anni. Famiglia livornesissima, per una vita ha gestito una baracchina di frutti di mare a Marina di Pisa. In questo viaggio che la crisi a sorpresa le ha prenotato, si è portata dietro la gatta e la foto della luna di miele con il marito a Firenze. Il figlio camionista ha più di sessant’anni e ha perso il lavoro, e dopo aver pagato per otto anni e mezzo 950 euro al mese di affitto, è stato sfrattato. Così ora Mara occupa insieme al figlio, al nipote, al bisnipotino.

Nel grattacielo che si affaccia sullo svincolo della Variante la situazione si è fatta surreale, come surreale è la storia che ha portato questa mega struttura a passare da sede dell’Agenzie delle Entrate a bene praticamente inutilizzato finito nelle mani del tribunale, di un Fondo e di una banca. Le prime famiglie senza casa, italiani e stranieri, l’hanno occupato a febbraio: oggi sono più di cinquanta, circa 200 persone, e hanno tirato su pareti di cartongesso, bagni, cucine.

Sono soprattutto migranti, invece, gli oltre cinquanta (con 11 minori) che da aprile occupano la palazzina comunale che per una vita è stata la sede dell’azienda dei bus livornesi (ex Atl). Secondo gli uffici, molti risultano addirittura residenti tra Pontedera e Ponsacco.

Qui il dramma è esploso la notte tra il 14 e il 15 giugno: dopo un’occupazione lampo dello stesso municipio e con una decisione che non ha precedenti almeno nella storia recente di Livorno, il Comune a cinque stelle ha deciso di mandare nell’area la protezione civile. Un’area che - tanto per esser chiari - non è in un angolo sperduto di chissà quale periferia, ma nel cuore di Livorno, tra il museo che porta il nome di Fattori e il lungomare. Questo perché le 23 famiglie vivevano in condizioni disperate, senza luce né acqua: la protezione civile ha portato le autobotti, bagni chimici. Fatto interventi per 2mila euro al giorno, per più di dieci giorni.

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Il racconto potrebbe continuare a lungo, tra famiglie livornesi, straniere, miste, molte già conosciute dalla commissione comunale per il disagio abitativo. Tutto mentre una cosa sembra valere quasi sempre: le occupazioni abusive non sono lasciate al caso. Perché a Livorno, di fatto, esiste una rete parallela di gestione dell’emergenza che imbarca le famiglie che il circuito istituzionale non assorbe. Stando ai racconti dei tanti che abbiamo incontrato in questi mesi, funziona più o meno così: chi viene sfrattato, magari per morosità incolpevole, si rivolge al Comune, dove però i posti dell’emergenza abitativa sono quasi sempre saturi. Così è dai sindacati degli Inquilini o dai comitati che cerca aiuto.

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A Livorno ce n’è uno, il Comitato diritto all’abitare, che, con il sostegno sindacale di Asia Usb, raccoglie più di 200 famiglie (circa 450 persone) e gestisce una decina di edifici occupati. Va detto che in questo caso il progetto politico parte da lontano: ogni settimana il comitato si riunisce in una ex caserma-simbolo che fu occupata nel 2011. C’è una specie di sportello per l’emergenza. «E ogni volta si presentano nuove persone che hanno sfratti in corso, in questo momento abbiamo una lista di attesa di cento famiglie....», ha rivelato qualche settimana fa al Tirreno Fabio Caso, uno dei volti del comitato.

Nel frattempo, negli ultimi due anni, sono nati anche altri comitati che hanno occupato caserme, asili ed ex distretti Asl, con logiche o organizzazione diverse. E mentre in città c’è questa corsa a riempire gli spazi vuoti, in consiglio comunale è spuntata una mozione per requisire gli immobili pubblici e privati. L’ha votata anche il sindaco pentastellato Filippo Nogarin: ma esistono davvero maxi edifici privati e sfitti da requisire in un futuro prossimo?

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