Toscana
Messe con i musulmani, nelle città toscane fiorisce il dialogo
Nel duomo di Firenze il segno di pace è l'abbraccio tra l'imam Izzedin Elzir e monsignor Timothy Verdon. A Cascina i migranti partecipano alla funzione religiosa
FIRENZE. Il segno di pace sta in un gesto: l’abbraccio fra l’imam Izzedin Elzir e don Timothy Verdon. Se lo scambiano in Duomo, sul finire della messa di mezzogiorno. Come prevede la liturgia. Quello che non dice, la liturgia, è che domenica 31 luglio nelle chiese toscane (italiane e francesi) i “fratelli” musulmani partecipino all’Eucarestia. Si siedano sulle stesse panche, assistano a una preghiera che non è la loro per dimostrare e mostrare che non hanno nulla a che fare con gli assassini di Ruoen. Quelli che sono entrati in una chiesa per sgozzare un prete inerme di 86 anni.
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Accade a Firenze, ma il gesto si moltiplica in molte chiese della Toscana. A Siena, nella chiesa della Santissima Annunziata, dove a prendere le distanze dall’attentato francese è Aisha Lazzerini a nome di Coreis, la Comunità Religiosa islamica italiana: “Sono qui per ribadire la nostra vicinanza e il rispetto dei luoghi santi”, dice dall’altare, davanti all’arvicescovo di Siena, Antonio Buoncristiani. Che si unisce nell’appello alla pace: "Apprezzo questo gesto di solidarietà in risposta alla tremenda uccisione di padre Jacques resa ancor più grave dal fatto che sia avvenuta a fine eucarestia. In questo momento facile strumentalizzare ed è pericoloso parlare di guerra di religione perché non si fanno le guerre in nome di Dio”. In nome di nessun Dio. Né cristiano, né musulmano.
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E infatti anche a Cascina i migranti ospiti del centro di accoglienza della Tinaia si sono presentati in chiesa. A differenza di Firenze e Siena, la loro partecipazione alla messa non era stata concordata, ma il parroco di San Lorenzo alle Corti del Comune neo-leghista non si è certo creato problemi ad accoglierli. Anzi. Don Elvis Ragusa li ha subito salutati e ha fatto sapere ai fedeli che avevano dei compagni speciali per la celebrazione domenicale: “Questa è una messa un po' speciale, alla quale partecipano anche i nostri fratelli musulmani e gli amici del centro profughi della Tinaia, che hanno risposto all'appello del nostro sindaco, peccato che lei non ci sia”. L’ironia non difetta al parroco che si riferisce alla posizione (nota) di Susanna Ceccardi: più volte la sindaca di Cascina ha inviato i musulmani a prendere le distanze dagli attacchi dell’Isis. La prima volta che compiono un gesto concreto, se lo perde. “Forse non ha avuto in tempo l'informazione - commenta al termine della messa il parroco - o forse non ha valutato la portata dell'evento”.
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Il giusto peso, in compenso, glielo dà l’imam di Pisa che, alla fine della messa, interviene rivolgendosi ai fedeli cattolici di Cascina: “Le statistiche dicono che il 94% delle vittime di attentati sono musulmani, ma questo dato non mi interessa perché siamo tutti membri della stessa famiglia, quella umana. Io ho condiviso totalmente l'omelia di don Elvis e sono emozionato di fronte al vostro calore”. L’applauso della gente parte spontaneo, qui come a Firenze, dove monsignor Carolla - che ha officiato la messa in Duomo - ringrazia i fratelli musulmani per la partecipazione al rito. E dice che in mattinata il cardinal Betori “mi ha telefonato per fare avere a tutti loro il suo saluto e il ringraziamento per questo gesto di amicizia che, naturalmente nella differenza di identità, può fare molto per la collaborazione e la pace tra i popoli. La loro presenza dimostra che il valore della libertà di coscienza è veramente presente e considerato anche da fratelli musulmani e per questo li ringraziamo e preghiamo".
Anche nel duomo di Pontedera un nutrito numero di musulmani ha partecipato alla messa.
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