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Mps, via libera della Bce al salvataggio nonostante la bocciatura agli stress test
L'istituto senese è stato l'unico a non superare gli "esami", risultando la peggior banca europea. Ma ciò non ha impedito alla Bce di approvare il piano di risanamento: aumento di capitale di 5 miliardi e cessione di sofferenze per 10,2
ROMA. Dalla giornata cruciale per il Monte dei Paschi scaturiscono due notizie, una buona, l'altra meno. La meno buona è che il Monte dei Paschi è l'unica banca a non superare gli stress test dell'Autorità bancaria europea da cui esce con la "qualifica" di peggior banca d'Europa. La buona notizia è che questa bocciatura non impedisce alla Bce di dare il via libera al salvataggio della banca senese.
Così, nel giorno del via libera della Bce al piano di risanamento, Monte dei Paschi procede per la sua strada incurante di qualsiasi proposta alternativa e si presenta all’aumento di capitale con numeri positivi. Venerdì 29 luglio il Cda fiume dell’istituto senese, riunitosi dalle 10 alle 20, ha preso atto del via libera della Bce al piano che prevede aumento di capitale da 5 miliardi e cessione di sofferenze nette per 10,2 miliardi, 6 con strumenti garantiti dallo Stato, 1,6 miliardi messi a disposizione da Atlante II e 1,5 dagli attuali soci. A sorpresa conti molto positivi nel primo semestre per la banca senese che registra un utile netto, ben sopra le attese del mercato, di 302 milioni anche grazie al «provento di 134 milioni di euro per effetti positivi sul fronte fiscale dell’operazione Alexandria».
Il piano approvato a poche ore dalla pubblicazione degli stress test è più rilevante del previsto: entro fine anno Mps cederà tutte le sofferenze, pari a 27,7 miliardi di euro, al 33% del valore mettendo al riparo il futuro dato che nel semestre la liquidità della banca è salita a 20,2 miliardi con impieghi verso la clientela per 107,5 miliardi. Tutti gli indici di solidità della banca alla fine del semestre risultavano superiori ai parametri della Bce, ha sottolineato l’istituto senese.
Nulla da fare per il progetto alternativo presentato da Passera e Ubs, che prevedeva un minor ricorso all’aumento di capitale, pur mantenendo intatto l’intervento di Atlante, e un netto cambio della guardia con l’incarico all’ex ministro di ad dell’istituto senese. Il Cda di Monte Paschi non ha nemmeno esaminato la proposta nonostante fosse stato fatto un invito formale a Passera e Orcel, già capo degli investimenti di Ubs, a presenziare alla riunione per illustrare i dettagli della proposta. Dunque i vertici del Monte procedono spediti con il piano concordato con la Bce: già lunedì dovrebbe essere concluso l’accordo per il consorzio bancario, a garanzia dell’aumento di capitale da 5 miliardi di euro. Della cordata faranno parte, oltre ai global coordinator JP Morgan e Mediobanca, anche Goldman Sachs, Santander, Citibank, Credit Suisse, Deutsche Bank e Bank of America Merrill Lynch.
Qualche problema in più presenta, invece, il varo di Atlante II, il fondo gestito dalla Sgr Questio che, come per la Popolare di Vicenza, dovrebbe vedere un coinvolgimento della Cdp. Ipotesi che ha già suscitato «perplessità» della Corte dei conti e una levata di scudi delle casse previdenziali che dovrebbero versare 500 milioni di euro. Accantonata, almeno per ora, la proposta di Passera e Ubs che ipotizzava una raccolta di capitale fresco più limitata, nell’ordine di 2,5-2,9 miliardi di euro, a cui si sarebbe aggiunta una parziale conversione in azioni di strumenti obbligazionari subordinati. Non è escluso che il gruppo di investitori raccolti intorno alla proposta di Passera possa a questo punto muoversi sul mercato azionario e intorno a questa ipotesi si sono visti ieri forti movimenti del titolo in Borsa, monitorati passo passo dalla Consob. Alla fine di una seduta positiva per Piazza Affari (+1,96% l’indice generale) Mps ha chiuso a 6% dopo aver toccato anche un +11% nelle prime contrattazioni.
GLI STRESS TEST: 4 BANCHE ITALIANE OK. Tornando agli stress test, quattro delle cinque principali banche italiane comprese nel campione Eba mostrano una buona tenuta. Con una mossa sorpresa venerdì 29 luglio alle 22 è stata la Banca d’Italia ad anticipare i primi risultati dell’analisi di rischio affidata alle cure dell’Eba (European Bank Autorithy). Per UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banco Popolare e Ubi Banca, l’impatto ponderato sul capitale (Cet1) derivante dallo scenario avverso (cioè quello di una nuova recessione economica) è pari a 3,2 punti percentuali a fronte del 3,8 per cento della media del campione preso in esame dall’Eba.
Non buono il risultato conseguito da Mps, che fra le banche selezionate per lo stress test è risultata essere la peggiore in Europa. Si trattava di una prova per misurare come cambia il capitale di una banca (si considera quello a fine 2015) nei prossimi tre anni nello scenario base e in uno scenario avverso (ovvero con una situazione economica e finanziaria molto peggiore di quella attesa). I risultati degli stress test non fanno scattare l’obbligo automatico di ricapitalizzazione nel caso di mancato raggiungimento di alcune soglie patrimoniali. Ieri sera Andrea Enria, italiano alla guida dell’Eba, ha usato parole rassicuranti: «Gli stress test mostrano i benefici del rafforzamento di capitale fatto sino ad ora che si riflettono nella resistenza del sistema bancario europeo a un grave shock». Il quadro non offre «un certificato di buona salute» e «c’é ancora del lavoro da fare» che spetterà ai supervisori con l’esame Srep.
Ma l’analisi dei singoli dati per ciascuna banca evidenzia elementi di criticità. In caso di scenario avverso il parametro di capitale Cet1 per UniCredit scenderebbe a 7,1 e quello di Deutsche Bank al 7,8%, ben al di sotto di quel 10% considerata la soglia minima di tutela del rischio che riesce a mantenere solo Intesa San Paolo (10,5%). Finisce, invece, in territorio negativo Mps (-2,3%) che proprio per arginare i problemi derivanti dall’analisi degli stress test ieri ha varato il piano approvato dalla Bce che contiene sia l’aumento di capitale che la cessione di 27,7 miliardi di sofferenze.
L’Eba fornisce, infatti, tutta una serie di dati, circa 20mila in totale, dai titoli di stato in portafoglio, all’esposizione ai rischi in base ai dati di bilancio 2015 e infine al valore del capitale nel caso dei due scenari prospettati: uno base e uno avverso. Il primo, basato sulle previsione della Commissione Ue, vede al 2017 una crescita dell’area euro dell’1,8% nel 2016 e dell’1,9% nel 2017 (+1,9% e +2% nell’intera Europa) mentre lo scenario avverso, sviluppato dal board europeo dei rischi sistemici di Francoforte, prevede una recessione nel 2016 e una crescita quasi zero al 2017.
Il dato sul capitale di migliore qualità quindi (Cet1) benché non porti automaticamente a una ricapitalizzazione è comunque quello che gli investitori guardano con maggiore attenzione. La prova dell’Eba ha riguardato le maggiori 51 banche europee che pesano per il 70% del settore. Tra queste, ci sono cinque italiane (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Ubi Banca, Banco Popolare ).
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