Il Tirreno

Toscana

Accessi impropri al pronto soccorso, in arrivo il ticket

di Ilaria Bonuccelli
Il pronto soccorso di Grosseto
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Il pronto soccorso di Grosseto

I dati penalizzano la Toscana: in troppi utilizzano le strutture per l’emergenza senza che ci sia necessità

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FIRENZE. L’idea viene dai numeri. Quasi un milione e mezzo di accessi al pronto soccorso nel 2015: un toscano su tre, in media. Le urgenze vere poche. Molti casi sono inventati. «Un modo per bypassare le liste d’attesa e il ticket per gli esami», dice l’assessore regionale Stefania Saccardi. Il rimedio è già pronto: un ticket anti-furbetti. Chi va al pronto soccorso e si vede assegnare il codice bianco - nessuna gravità - pagherà visite specialistiche o esami per intero. Non il ticket ridotto da pronto soccorso. Ma ci sarà un giro di vite anche sugli esami inappropriati e una riorganizzazione dei percorsi oncologici, per ridurre l’attesa dei ricoveri.

PRONTO SOCCORSO AFFANNA

Da qualche parte la Toscana deve iniziare a mettere le toppe, anche se la sua sanità risulta migliore delle regioni e province a statuto speciale che si sono prestate all’esame del MeS, il Laboratorio di Management e sanità della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. L’assistenza domiciliare è migliore, l’assistenza territoriale è migliore. Molti servizi sono erogati meglio e prima. Il pronto soccorso, però, resta una criticità. Non è un neo solo toscano. Il dipartimento dell’emergenza e urgenza è un punto debole della sanità nazionale in generale, dice Sabina Nuti docente del Sant’Anna. Tuttavia, in Toscana la situazione è più critica che altrove. Basta pensare che mentre in Basilicata il 96% delle persone che accedono al pronto soccorso con un codice giallo vengono visitate nei 30 minuti che richiede la serietà del caso, in Toscana laa percentuale scende al 69,7%, dieci punti meno di regioni come il Friuli o 12 punti meno del Veneto. Fanno peggio solo Emilia, Liguria e Marche.

LIVORNO PRIMATO NEGATIVO

A determinare questa situazione di affanno sono soprattutto alcune ex Asl della costa. Il primato negativo, per attesa dei codici gialli - il parametro usato come confronto - spetta a Livorno: quasi il 59% dei pazienti aspetta più dei 30 minuti fissati per convenzione; a Lucca, l’attesa supera la mezz’ora per un paziente su due e a Viareggio e Pisa (azienda ospedaliera) attesa prolungata anche per più del 49% dei pazienti.

EVITARE LA LISTA D’ATTESA

«In effetti - ammette Sabina Nuti - assistiamo a un leggero peggioramento dei tempi di attesa nel pronto soccorso. Con una differenza in Toscana: la percentuale di abbandono dei pazienti è più bassa». In pratica chi si presenta al pronto soccorso, in Toscana aspetta di essere visitato. Questo perché - aggiunge Stefania Saccardi - c’è la sicurezza di ricevere la prestazione: «A quanto ci dicono alcuni medici di base ci sono persone che si rivolgono al pronto soccorso per bypassare ticket e tempi di attesa di visite ed esami. Quando uno arriva al pronto soccorso, anche se deve aspettare 8 ore, alla fine sa che verrà visitato. Se ha bisogno di una Tac o di una risonanza gliela fanno. E alla fine, se non è grave, se la cava pagando il ticket di accesso al pronto soccorso - 25 euro - e un ticket per l’esame di 25 euro». Con 50 euro se la cava e si risparmia, così, mesi di liste di attesa, oltre, magari a un ticket più alto che dovrebbe pagare in base al proprio reddito, se prendesse un appuntamento tramite Cup.

TICKET ANTI-FURBETTI

«Per evitare che le persone continuino a scambiare il pronto soccorso come l’alternativa alla medicina di base - chiarisce Stefania Saccardi - stiamo analizzando i dati degli accessi per formulare una politica precisa di ticket. Quando una persona arriva in pronto soccorso e le viene assegnato un codice bianco riteniamo che debba pagare lo stesso ticket che verserebbe per l’esame o la visita che riceve se prenotasse la prestazione fuori dal circuito dell’emergenza. Non un ticket più alto, punitivo, ma almeno uguale».

ESAMI INAPPROPRIATI

Iniziative per scoraggiare l’inappropriatezza delle prestazioni saranno adottate anche per tenere sotto controllo Tac e risonanze. Per quanto - fa presente Sabina Nuti - sull’appropriatezza delle prescrizioni degli esami ha la performance migliore delle Regioni messe a confronto. Grazie a un lavoro di confronto fra medici di base, radiologi e specialisti, la diagnostica per immagini, la Toscana è l’unica delle regioni con una performance “buona”. Anche se conserva due criticità: le risonanze muscolo-scheletriche (in pazienti di età superiore a 65 anni) e la ripetizione di risonanze della colonna entro 12 mesi dal primo esame. Per le risonanze negli ultra 65enni, il Sant’Anna rileva un rischio di inappropriatezza su 19 prestazioni ogni 1000. Ma è sempre il dato migliore registrato nel 2015: quelle “inutili” in Lombardia o in Liguria sono 30 ogni mille. A questo parametro in Toscana si avvicinano solo due ex Asl: Massa (26,6 prescrizioni ad alto rischio di inappropriatezza) e Lucca (27 inappropriate).

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SI PAGA IL TEST INUTILE

«Parlando con un ortopedico - sottolinea Stefania Saccardi - mi conferma che nel 90% dei casi potrebbe intervenire sulla frattura del femore con una radiografia. Invece, si vede arrivare i pazienti con la risonanza a conferma dell’alta inappropriatezza di questo tipo di esame. Si capisce che è un tema di natura culturale: per questo vogliamo mettere a disposizione dei medici di medicina generale un sistema di consulenze. Così arriveremo a una maggiore appropriatezza nella prescrizione».

Al tempo stesso, però, si prenderanno anche provvedimenti per scoraggiare gli irriducibili della Tac o della risonanza. Soprattutto per il ginocchio o per patologie per le quali questi esami non sono risolutivi per la diagnosi. «La questione - insiste Stefania Saccardi - è semplice: se si decide che certi esami sono impropri per determinate patologie o in determinate condizioni, non si erogano più in convenzione con il Servizio sanitario nazionale. La dico più semplice: chi insiste a volersi fare la risonanza quando non è necessaria se la paga per intero e non se la fa solo al costo del ticket. È inutile continuare a lamentarsi dell’inappropriatezza delle prestazioni e poi continuarle a erogare in regime di convenzione. Il consiglio sanitario regionale ha fatto un lavoro importante sull’inappropriatezza delle prestazioni: ora è arrivato il momento di adottare provvedimenti conseguenti».

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