La manifestazione
Strage di Viareggio: il cavaliere Moretti non si tocca
Niente revoca del titolo senza condanna definitiva. Il Quirinale: l'eventuale richiesta deve partire dal ministro dell’Industria
VIAREGGIO. Prima la condanna definitiva. Poi, semmai, la revoca del titolo di Cavaliere del lavoro. Sempre che la revoca possa scattare per un reato “colposo”. Blindata. Dalle leggi (in parte) e dalla politica. Non si tocca l’onorificenza di Mauro Moretti, ex ad di Ferrovie dello Stato, oggi ai vertici di Finmeccanica. Di sicuro, la presidenza della Repubblica non gliela toglierà a breve. E non senza la richiesta espressa del ministero dell’Industria.
QUIRINALE: NON TOCCA A NOI
La posizione del Quirinale è chiara. Non è politica, ma istituzionale. E non cambia neppure di fronte alla mozione approvata dalla Regione Toscana che, all’unanimità, chiede allo Stato di fare un passo indietro rispetto a questo riconoscimento dato a Moretti, durante l’inchiesta per la strage di Viareggio: incidente ferroviario senza precedenti, costato la vita a 32 persone. L’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, infatti, nomina Moretti cavaliere del Lavoro il 31 maggio 2010. Dal disastro - il 29 giugno 2009 - non è passato neppure un anno. Lo schiaffo non è mai stato digerito. E oggi che alcuni reati rischiano di andare in prescrizione prima della fine del processo, la Toscana esige un segnale “morale”: la revoca, appunto, del Cavalierato del lavoro a Moretti.
INIZIATIVA DELL’INDUSTRIA
La revoca non ci sarà. Intanto l’iniziativa non può partire dal Quirinale. Secondo la legge di riferimento (la 194 del 1986) si revoca il titolo di Cavaliere del Lavoro ) «chi se ne renda indegno». Ma la procedura non è automatica. La revoca è «disposta con decreto del Presidente della Repubblica», ma occorre che la «proposta di revoca - cita la legge - sia presentata previo parere del consiglio dell’Ordine del Lavoro e sul proposta motivata del ministro dell’Industria». Per il quale «sono vincolanti le richieste di revoca provenienti da ciascun ministero competente». Gli stessi, insomma, che avanzano la proposta di nomina.
PRIMA CONDANNA DEFINITIVA
Ora, ammesso anche che il ministro Calenda proponga la revoca per il titolo di Moretti al presidente della Repubblica, si pone il problema di quando lo farà. La giustificazione opposta è che occorre aspettare che il processo sia terminato. E che la sentenza sia passata in giudicato. Che ci sia, insomma, una condanna definitiva per il presunzione costituzionale di innocenza dell’imputato. Questa tesi è rafforzata da un’altra norma. Si tratta dell’articolo del regolamento che disciplina il Cavalierato all’ordine della Repubblica, onorificenza di cui lo stesso Moretti è stato insignito nel 1995. Questo regolamento (del 1952) all’articolo 13, fa riferimento alla condanna «per un delitto (e comunque non per un reato colposo) con sentenza definitiva per permettere il giudizio di indegnità» che prevede la decadenza del titolo. Proprio come per il Cavalierato del Lavoro. In questo caso, a proporre la decadenza al presidente della Repubblica è il presidente del Consiglio dei ministri, ma la trafila è la stessa. E il risultato non cambia.
SERVE UN SEGNALE
La Toscana vorrebbe un segnale di vicinanza dello Stato, ma non ce l’avra. Neppure a poche settimane di distanza dal disastro ferroviario in Puglia. Ci sono le procedure, i regolamenti, gli Ordini, la giurisprudenza, la tutela (legittima) dei diritti costituzionali degli imputati. Dall’altra, però, restano le vittime, i processi , le prescrizioni. E anche le onorificenze assegnate quando non c’era obbligo. E soprattutto opportunità.
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