Sicurezza
Boschi paladina del sì per convincere anche la sinistra Pd
In 500 per la ministra alla festa dell’Unità a Livorno «Chiedete ai 5 Stelle perché votano contro il taglio dei costi»
LIVORNO. «Il 2 giugno con alcuni di voi eravamo a Piombino a ricordare il discorso che tenne nel 1979 Nilde Iotti, presidente della Camera: già allora lei propose di riformare la Costituzione, di ridurre il numero dei parlamentari, di superare il bicarmeralismo perfetto, di avere un Senato che rappresentasse le autonomie, le regioni. E’ un impegno che i partiti della sinistra hanno sempre mantenuto nella storia degli ultimi 30 anni. Anche il programma di governo di Occhetto del 1994, ancor prima delle tesi dell’Ulivo, parlava di riduzione dei parlamentari e di superamento del bicameralismo. Oggi siamo finalmente al punto in cui col referendum possiamo far diventare quelle proposte realtà per il nostro Paese. Tocca a noi decidere». A due passi dal mare di Ardenza, davanti a 500 persone accorse alla festa dell’Unità di Livorno nonostante un pomeriggio torrido, il ministro per le riforme costituzionali Maria Elena Boschi ha difeso con forza la proposta di riforma varata dal Parlamento che gli italiani dovranno votare al referendum di autunno, cercando di legare con un fil rouge stretto, caratterizzante, il progetto del governo Renzi alla storia della sinistra italiana, per coinvolgere nella squadra del Sì la minoranza critica del partito (ieri Gianni Cuperlo ha detto che «riforme e Italicum insieme sono pericolosi. Al referendum ci sono buone ragioni per votare Sì e ragioni di merito per votare No. Il punto di equilibrio è cambiare l'Italicum») e soprattutto la grande parte di sinistra extra Pd riottosa.
«Questa non è la riforma del Pd, con questo referendum saramo tutti padri e madri costituenti, si deciderà il futuro dell’Italia per i prossimi 30 anni», sottolinea la Boschi. E che l’opera di convincimento sia tutta rivolta alla sinistra italiana lo spiega bene una battuta del segretario regionale del Pd Dario Parrini, seduto accanto al ministro: «L’alternativa che avremo davanti non è tra questa riforma e la riforma delle meraviglie, l’alternativa è tra questa riforma che ha tanti pregi e qualche limite e la situazione in cui ci troviamo che è la stessa della quale da 33 anni ci lamentiamo - ha detto Parrini - La storia della sinistra italiana è funestata dall’idea che è meglio nulla di qualcosa con un difetto. Ora quella maledizione va superata».
D’altra parte la Boschi ha ricordato il lungo percorso che ha portato alla proposta referendaria: «Dopo due anni di lavoro intenso, 83 milioni di emendamenti e cambiamenti su 120 punti del testo presentato dal governo, a chi chiede di ricominciare da capo rispondo che sono trent'anni che l'Italia ricomincia da capo sulle riforme costituzionali e invece ora è il tempo delle scelte per gli italiani attraverso un sì o un no al referendum. Col sì l'Italia cambia davvero. Quando all'estero racconto degli 83 milioni di emendamenti - ha raccontato la Boschi - mi chiedono se mi sono sbagliata a dire la cifra in inglese e allora devo ripetere che sono stati davvero 83 milioni gli emendamenti a questa riforma che ha ottenuti sei volte, tra Camera e Senato, un voto favorevole con una maggioranza intorno al 60%. Ora il destino di questo testo è nelle mani dei cittadini e non si può fermare tutto per ricominciare da capo. Per questo chiediamo un sì per rendere l'Italia un Paese migliore: i senatori passeranno da 315 a 100 e quei 100 saranno sindaci e consiglieri regionali e non avranno indennità ulteriori, le leggi si approveranno in 90 giorni non in 5 anni. Ma è importante ricordare che non sarà toccata la prima parte della Costituzione, il capolavoro in cui sono scritti i principi fondamentali in cui tutti ci riconosciamo. Modifichiamo l’organizzazione dello Stato».
Il ministro ha ricordato che «conti alla mano della Ragioneria dello Stato, non del Governo o del ministro Boschi, con questa riforma l'Italia risparmierà circa 500 milioni di euro, anche riducendo le indennità degli eletti nei consigli regionali. Raccontatelo nelle piazze e chiedete ai 5 Stelle perché hanno votato contro il taglio dei costi».
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