Il Tirreno

Toscana

I signori degli yacht sbattono la porta e pensano in grande

di ILARIA BONUCCELLI

Dopo l’uscita da Confindustria le 15 griffe del diporto propongono un salone dell’extralusso a Viareggio

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di ILARIA BONUCCELLI

Non ci sono riusciti con Milano. Ci riprovano ora, con la Versilia e Marina di Carrara. I grandi cantieri della nautica, le griffe del diporto - da Azimut a Perini, Ferretti, Baglietto- escono da Confindustria e si preparano a lanciare un proprio salone in Toscana. Non lo chiamano così. Lo definiscono lo “Show del mare”. Non dicono neppure che sarà l’alternativa a Genova, ma di fatto questo è l’obiettivo. C’è già anche la data: maggio 2017. Una dichiarazione di guerra in differita - l’ennesima - per Ucina, l’associazione che fino a un anno e mezzo fa rappresentava oltre 350 imprese del settore.

VIA DA CONFINDUSTRIA

Questo era prima della guerra che non si limita più a scuotere cantieri, griffe, saloni e manager, con dissapori e diatribe personali. Non agita più solo le banchine più importanti al mondo per il lusso galleggiante, fra Viareggio, Livorno, Pisa, Genova, La Spezia. Ora va oltre: coinvolge Confindustria e le Regioni. La Toscana, in primo luogo, che si schiera con Nautica Italiana, l’associazione dei cantieri fuoriusciti da Confindustria, con un terremoto senza precedenti per la nautica. Ma non inaspettato.

La rottura tra Confindustria e i 15 cantieri della nautica italiana di lusso ed extralusso si consuma, formalmente, giovedì sera, ma la crisi ha radici più remote. Affonda nella decisione dei cantieri di lusso di abbandonare Ucina, l’Unione italiana dei cantieri, associazione per anni guidata da Paolo Vitelli, presidente e ad del gruppo Azimut Benetti. Secondo i cantieri del diporto di extralusso, infatti, Ucina a un certo punto ha smesso di rappresentare la nautica di alto livello, come rivelerebbe lo scadere del Salone di Genova organizzato attraverso una società partecipata.

L’ALTERNATIVA A UCINA

La rottura con Ucina coincide con due iniziative: la prima è la creazione (nel 2015) di Nautica Italiana, associazione alla quale aderiscono 67 aziende, che - si legge in una nota - impiegherebbero 4500 dipendenti diretti, avrebbero un fatturato di 1,5 miliardi «rappresentando l’80% della produzione italiana di imbarcazioni e il 95% delle esportazioni». La seconda iniziativa è la trattativa con Confindustria per iscriversi all’associazione in rappresentanza del comparto nautico. È proprio questa seconda mossa che porta alla frattura finale: giovedì, infatti, il consiglio nazionale di Confindustria respinge la richiesta di iscrizione di Nautica Italiana. La motivazione è nello statuto di Confindustria: non ci possono essere due associazioni che rappresentano lo stesso settore produttivo. E siccome la nautica è già rappresentata da Ucina (in Confindustria dal 1967), non c’è posto anche per Nautica Italiana.

IL NO A NAUTICA ITALIANA

Il voto di Confindustria è netto: contrario alla richiesta di Nautica italiana, ad accezione dell’ex presidente Giorgio Squinzi.

LA REAZIONE

La reazione non si fa attendere. Un gruppo di 15 cantieri annuncia l’addio a Confindustria: Apremare, Azimut-Benetti, Baglietto, Cantieri delle Marche, Cantieri di Sarnico, Colombo, Ferretti group, Maltese, Mase Generators. Mondomarine e cantieri di Pisa, Opem Sistemi, Perini, Picchiotti, Tecnopool, Viareggio Superyacht, Vismara marine. Si tratta di imprese che rappresentano, in effetti, molti dei marchi nautici più famosi nel mondo.

Queste aziende escono dalle territoriali di Confindustria. In Toscana, escono dalle associazioni di Livorno, Pisa e Toscana nord. Enrico Dell’Artino, amministratore delegato di Perini conferma: «Domani darò formalmente le dimissioni da delegato di Confindustria Toscana nord per il comparto della nautica».

Le associazioni territoriali tenteranno ancora una mediazione «per quanto difficile, in questa fase». Anche perché molte divisioni sono dovute a contrasti personali.

SCONTRI PERSONALI

Il caso più eclatante riguarda proprio lo scontro al vertice di Ucina. Massimo Perotti (cantieri San Lorenzo) ex presidente di Ucina, predecessore di Carla De Maria, ammette di aver dato le dimissioni «proprio per tentare di tenere unita l’associazione. Capito di essere io il motivo dello scontro (non era gradito all’ex socio Paolo Vitelli e ad altri) ho fatto un passo indietro». Ma neppure questo è servito. «Quando è stato eletto De Maria, non gradita ai grandi, i cantieri sono usciti lo stesso. Visto che non gradivano le regole del gioco, si sono portati via il pallone perché nessuno potesse continuare la partita». Non contenti - prosegue Perotti - gli stessi cantieri - hanno iniziato «la trattativa con Confindustria minacciando di uscire se non fossero stati accettati. Ma per fortuna in Italia ci sono ancora leggi, regole e democrazia e anche se millantano di rappresentare l’80% e anche più del comparto, Confindustria ha riconosciuto che Ucina rappresenta la maggior parte delle aziende della nautica. In pratica, Nautica Italiana ha tentato di uccidere Ucina: quando ha fallito, se n’è andata anche da Confindustria». Alla vigilia della presentazione del Salone di Genova che verrà ufficializzato domani.

LO SHOW DEL MARE

Nautica Italiana, però, sta preparando il proprio, con la Regione Toscana. Appena bocciata l’iscrizione a Confindustria, infatti, venerdì il presidente Lamberto Tacoli (che non ha commentato la situazione) e Vitelli hanno incontrato il governatore Rossi. E gli hanno illustrato il progetto per maggio 2017: legare con uno “Show del mare” le iniziative sulle nautica che esistono a Viareggio (Yare), Marina di Carrara (Seatec), e Firenze (Superyacth award). Si tratta di «un’esposizione galleggiante dei principali produttori italiani e stranieri e delle aziende a essi connessi, una rassegna che parlerà a tutti i protagonisti del mondo della nautica: clienti finali, professionisti finali, comandanti, broker». Enrico Rossi annuncia che la Regione «sosterrà con convinzione questo progetto non solo perché si sposa con la forza e il prestigio della nautica in Toscana ma anche per la novità che rappresenta grazie all’idea di valorizzare e ottimizzare realtà già esistenti». Qualche dubbio in più ce l’ha Perotti: «L’importante è che non sia un doppione del salone di Genova. Se è un’iniziativa per il diporto extralusso, ben venga. Rossi da presidente fa bene a sostenerla». Ma il solco fra Ucina e Nautica italiana, anche dopo questa iniziativa, diventa insanabile. E questo alla nautica proprio bene non fa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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