Sicurezza
I saldi non decollano Tanto invenduto tranne che agli outlet
FIRENZE. C'erano una volta le code fuori dai negozi la mattina presto all'inizio dei saldi estivi. C'erano una volta i commercianti che si aspettavano un buon incasso grazie ai prezzi scontati di...
FIRENZE. C'erano una volta le code fuori dai negozi la mattina presto all'inizio dei saldi estivi. C'erano una volta i commercianti che si aspettavano un buon incasso grazie ai prezzi scontati di magliette, calzoncini e costumi da bagno. Roba del passato, dei tempi prima della crisi. Quest'anno lo sprint dei primi giorni di saldi non c'è stato e la ripartenza nei giorni successivi nemmeno a parlarne. Sono passate tre settimane dall'inizio dei saldi di fine stagione, ma i toscani stanno ancora molto attenti a tirare fuori il borsello e accolgono tiepidamente i prezzi scontati delle magliette e dei costumi che occhieggiano dalle vetrine dei negozi. Nella sostanza, è calma piatta. I toscani o non comprano o comprano poco. Lo dicono in coro il presidente regionale di Confesercenti Nico Gronchi e il referente toscano di Federconsumatori Fulvio Farnesi. «Sembrano semmai i saldi di inizio stagione visto che maggio è stato uno dei mesi più freddi dell'anno e giugno è andato così così » commenta Nico Gronchi. «C'è ancora un forte malessere nel paese e di riflesso anche in Toscana» aggiunge Fulvio Farnesi. Eppure non è tutto dipinto di nero l'orizzonte dei saldi. Qualcosa si muove anche se “a macchia di leopardo”. Vedi i segnali positivi che arrivano dall'outlet di Barberino del Mugello (+5 per cento di vendite rispetto ai saldi dell'anno scorso) e dall'outlet di Brugnato a La Spezia (+25 per cento), ma i villaggi del consumo rischiano di fotografare con poca chiarezza l'andamento delle vendite toscane perché si trovano in zone di confine, sono meta di clienti provenienti da più regioni. E' il presidente di Confesercenti Nico Gronchi che fornisce al Tirreno i primi dati - anche se ancora della grossa - dei saldi di fine stagione. «Le città turistiche come Firenze, Lucca e Siena, e la costa frequentata dai turisti vanno bene. Qui le vendite si attestano su un +5 per cento, ma tutti gli altri comuni, soprattutto i più piccoli, sono fermi allo zero. Segnali positivi, siamo intorno al +2 per cento, arrivano dai bar, dai ristoranti, dagli hotel. Non si vede nessuna crescita nelle vendite di tutto il comparto moda, compresi l'intimo, le calzature e l'abbigliamento». Motivo? Risponde Gronchi: «Sono i consumi interni che non ripartono, magari ci attesteremo su qualche zero virgola di crescita in percentuale a fine stagione, ma temo che ci dovremo scordare quel +2% dell'anno scorso». Viaggia sulla stessa lunghezza d'onda Fulvio Farnesi che prova a fare una comparazione: «Se mettiamo insieme i dati Istat del mese di maggio e giugno 2016 la percezione della situazione economica delle persone e delle imprese è in calo. Per quanto riguarda le persone siamo al livello più basso da agosto 2015. E la percezione denota un sentimento di sfiducia in tempo reale che si riflette sicuramente sui consumi. A partire ovviamente da quelli immediati».
Samuele Bartolini
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
