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Higuain alla Juventus, la Gioconda che completa il Louvre

Giorgio Billeri
Higuain alla Juventus, la Gioconda che completa il Louvre

La trattativa che porta il Pipita in bianconero è il paradigma della superiorità della società torinese non solo in campo

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Buffon; Barzagli, Bonucci, Chiellini; Dani Alves, Khedira, Marchisio, Pjanic, Alex Sandro; Dybala, Higuain. Se il calcio fosse un museo, la Juve sarebbe il Louvre, e adesso è arrivata anche la Gioconda, pagata rigorosamente in contanti. Una galleria di tesori che rischia non solo di ammaliare tutte le rivali in patria (si accettano già scommesse sul divario finale di punti in campionato), ma anche i principali competitors per la Champions League.

Già. La Juve (e non dimentichiamo le ricchissime alternative per ogni ruolo, da Benatia a Evra, da Lichtsteiner a Mandzukic al talento Pjaca senza contare quelli che potranno ancora arrivare, magari Rakitic o Witsel) esce dal maquillage estivo con una solidità e una completezza di organico davvero spaventosa. Una campagna di rafforzamento che ha richiesto qualche pegno (Cuadrado, Pogba, Morata) ma che restitiuisce una difesa con un Benatia in più, un centrocampo al titanio e un attacco atomico, con il combinato disposto dei 55 gol della coppia argentina Dybala-Higuain.Impressionante, anche per il Barcellona che invecchia insieme ai suoi assi, il Real ondivago per natura, il Bayern forte ma non imbattibile come la storia recente ha dimostrato.

Sull’ingaggio del Pipita manca il sigillo di ceralacca (la trattaitva è legata alla chiusura di Pogba a Manchester), ma il modo con cui è stata condotta la trattativa è il paradigma della superiorità bianconera non solo in campo, ma soprattutto nella stanza dei bottoni. Marotta, solo cinque giorni fa, incassava senza fare una piega gli strali di De Laurentiis, che garantiva che mai e poi mai avrebbe ceduto il suo gioiello alla Signora, e intanto metteva insieme la spaventosa cifra della clausola rescissoria (94,7 milioni) e organizzava in gran segreto le visite mediche a Madrid. Così, anche a livello d’immagine, il cerino acceso resta in mano al re dei cinepanettoni. Chapeau.

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