Italia
Fallito il “golpe” a Confindustria
No alla proposta di ridurre al 51% il quorum per la nomina Così Firenze avrebbe potuto imporre un proprio candidato
FIRENZE. L’ultima mediazione si tenterà in settimana. Prima che i tre saggi finiscano il mandato di trovare un candidato presidente per Confindustria Toscana. Fino a ieri nessun nome è stato formulato. In compenso, è stato tentato un colpo di mano: cambiare lo statuto per poter eleggere il presidente con una maggioranza più bassa rispetto a quella richiesta oggi. In modo che Firenze possa fare a meno dei voti (e del sostegno) di Confindustria Toscana Nord - Prato, Pistoia, Lucca - e Confindustria Pisa. L’operazione è fallita, ma non archiviata. In assenza di un accordo, sarà ritentata.
Dentro Confindustria, dunque, è in corso una tregua armata. Necessaria per fare il punto sull’elezione del nuovo presidente regionale. È chiaro a tutti, infatti, che in questo momento la situazione è complicata. E trovare un accordo non è facile. Da una parte c’è lo schieramento di Toscana nord che ha subito lo smacco della bocciatura del proprio candidato: Andrea Cavicchi, industriale pratese, presidente dell’associazione territoriale, non è riuscito a farsi eleggere alla guida di Confindustria Toscana perché l’opposizione di Firenze, la non partecipazione al voto di Massa e Livorno (alleate non Firenze, ma non ammesse alle urne perché morose) e il voto contrario della Toscana sud. La maggioranza richiesta per diventare presidente di Confindustria regionale - dice oggi il regolamento (che discende dallo statuto dell’associazione) - è quella dei due terzi degli elettori (in prima votazione) o della maggioranza assoluta dei presenti in seconda votazione. Cavicchi non ha ottenuto la maggioranza qualificata, pur superando la maggioranza assoluta dei votanti. Quindi non ce l’ha fatta. Con soddisfazione di Firenze che oggi torna alla carica per tentare di piazzare un candidato a sé gradito (e vicino).
Il problema della maggioranza qualificata, però, è sempre lì come uno scoglio. E considerando il peso specifico e i voti di Confindustria Toscana nord - oltre a quelli di Pisa - sembra un traguardo impossibile da raggiungere. A meno: 1) di trovare un accordo su un candidato; 2) di cambiare le regole del voto. La prima strada tentata (e fallita) è stata quella di cambiare le regole di voto, a procedimento elettorale già iniziato. In consiglio si è proposto di abbassare il “quorum” necessario all’elezione del presidente: una maggioranza assoluta semplice degli aventi diritto. La modifica è stata sventata, nonostante fosse sostenuta da nomi importanti come l’ex presidente di Confindustria Antonella Mansi che vedrebbe bene alla guida dell’associazione Toscana un industriale della sua zona, la Toscana sud (Siena, Arezzo, Grosseto). Il «cambio di regole in corsa» - come è stato definito - è stato evitato anche perché sarebbe stato difficile giustificare l’elezione di un presidente regionale con una maggioranza ritenuta illegittima per l’incoronazione di Cavicchi.
Le associazioni territoriali di Confindustria, quindi, sono tornate all’opzione 1: provare a trovare una mediazione su un candidato. Sembra che anche Confindustria Toscana nord abbia dato la propria disponibilità a discutere di un accordo, in modo di raggiungere un’intesa su un nominativo condiviso. Che non sia, però, imposto da Confindustria Firenze, in fase di fusione con Confindustria Livorno e Massa, oltre che con Confindustria Toscana sud.
I saggi, però, non hanno presentato né una rosa di nomi né un candidato unico. Non è mai stata formalizzata neppure la candidatura di Paolo Campinoti, già presidente di Confindustria Siena. L’assenza di candidature formali potrebbe aiutare la mediazione. Evitando la ripresa dello scontro. E magari il colpo di mano sulla modifica dello statuto e sulle maggioranze. A quel punto, infatti, Confindustria potrebbe anche eleggere il presidente toscano, ma avrebbe l’associazione divisa in due: Firenze, il Sud, con Livorno e Massa, contro Pisa e la Toscana nord.Al contrario, una mediazione consentirebbe poi di votare con calma il presidente condiviso se non subito a settembre, alla prima riunione utile. (i.b.)
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