Sicurezza
Rifiuti, sui bilanci familiari c’è l’ombra della stangata
La Regione aumenta la tassazione sulla spazzatura che finisce in discarica e dal primo gennaio le bollette potrebbero essere molto più salate
Costerà di più smaltire i rifiuti. Cinque milioni l’anno. Questo calcola la Regione che entro il 31 luglio aumenterà l’ecotassa, la tassa sulla spazzatura che viene portata in discarica. Quanto questi 5 milioni peseranno sulle bollette delle famiglie e delle imprese ancora non è chiaro. La Regione dice poco, una percentuale che potrebbe stare fra l’1 e il 3%, magari anche sotto. E soprattutto non colpirà i «Comuni virtuosi», quelli che in discarica ci mandano poca spazzatura.
Le società che gestiscono la raccolta e lo smaltimento non sono d’accordo. Anzi. Denunciano l’aumento «non concordato» come una jattura. Che peserà non solo sui conti delle società pubbliche o miste che si occupano di tenere pulite le città, ma soprattutto su quelle dei contribuenti che pagheranno il conto finale. Non per nulla, Confindustria - in rappresentanza delle attività produttive - si unisce a Cispel (il consorzio delle aziende dei servizi pubblici) nella denuncia sul caro rifiuti. E nell’invito alla Regione a recedere dall’aumento. Che colpisce sia rifiuti industriali che domestici.
AUMENTI DA 5 A 10 EURO
La proposta illustrata un paio di giorni fa alle commissioni Ambiente e Affari istituzionali del consiglio regionale, infatti, prevede aumenti per molte tipologie di rifiuti che finiscono in discarica. Per la precisione si prevede un rincaro da 10,33 a 15 euro la tonnellata per i rifiuti speciali (e per gli stabilizzati non pericolosi); un aumento da 18 euro a 25,82 euro la tonnellata (tariffa massima prevista) per i rifiuti urbani indifferenziati; un aumento da 12 a 21 euro la tonnellata, infine, per i rifiuti urbani che derivano «da impianti di trattamento dei rifiuti indifferenziati».
CARO BOLLETTA
DA GENNAIO
Se verranno approvati, dalla Regione entro il 31 luglio gli aumenti scatteranno dal primo gennaio e le persone se li ritroveranno nelle fatture dal prossimo anno. A stabilire in quale misura, però, saranno i Comuni, una volta che gli Ato (gli Ambiti ottimali di smaltimento) avranno adeguato i costi di smaltimento della spazzatura, includendo il rincaro della tassa.
Tuttavia, per capire l’effettiva portata del rincaro - conferma la Regione - ci sarà bisogno di «aver definite una serie di norme del collegato ambientale, la legge nazionale che prevede meccanismi di sconti e premialità per i Comuni virtuosi rispetto alla raccolta differenziata».
RACCOLTA DIFFERENZIATA
AL PALO
Questi dati ancora non sono disponibili. Tuttavia, la Regione deve decidere entro il 31 luglio l’aumento che ha l’obiettivo di «stimolare uno smaltimento alternativo alla discarica. Meno rifiuti finiscono in discarica, meno si paga di ecotassa. Più cresce la cosiddetta “economia circolare” - la capacità di immettere di nuovo sul mercato le materie riciclate sotto forma di merce o prodotti vendibili - tanto meno si paga di ecotassa». Questo tributo - insiste la Regione - deve è un disincentivo a smaltire in discarica in vista dell’obiettivo che impone l’UE di arrivare al 70% di raccolta differenziata nel 2020. Già oggi, i Comuni (anche in Toscana) dovrebbero avere raggiunto il 65% di raccolta differenziata: invece così non è. Tanto che devono pagare un’addizionale del 20% sul tributo speciale di smaltimento in discarica dei rifiuti indifferenziati.
80% DI COMUNI INADEMPIENTI
«Il problema - segnala la Regione - non è marginale. I Comuni che oggi pagano l’addizionale sono 224 su 279: circa l’80%». Le zone più in difficoltà sono nel Grossetano e nella provincia di Massa Carrara. Qui oltre ai 18 euro a tonnellata per smaltire in discarica, pagano anche l’addizionale di 3,60 euro. Anche se - evidenzia la Regione nel 2014 «l’85% dei rifiuti urbani indifferenziati erano avviati a trattamento e non smaltiti tal quali».
UN TERZO DI RIFIUTI
IN DISCARICA
Ma la raccolta differenziata è ancora lontana dall’essere virtuosa in Toscana, malgrado alcune punte di eccellenza. Lo dicono i dati degli Ato: dove si conferisce di più in discarica (il 36% della spazzatura prodotta) - nel sud della Toscana - la raccolta differenziata non arriva al 39%. Al contrario, al centro - nella piana fiorentina - dove solo il 28% dei rifiuti finisce in discarica, la raccolta supera il 55%. È, comunque, di media, dieci punti sotto il traguardo virtuoso imposto dai parametri comunitari. Quindi, per la Regione un giro di vite sull’ecotassa era necessario. Addirittura M5S propone l’applicazione dell’aliquota massima per tutte le tipologie di rifiuti.
AUMENTO MORBIDO
PER I RIFIUTI INDUSTRIALI
La Regione, al momento, ha scelto un’altra strategia: pugno di ferro per i rifiuti urbani indifferenziati e linea più morbida per quelli industriali e produttivi. «La scelta - spiegano dall’assessorato all’Ambiente - è logica: la norma nazionale consente la possibilità di smaltimento fuori regione per i rifiuti industriali, speciali non pericolosi. Consente ai produttori di smaltire questi rifiuti anche fuori dai confini regionali a condizioni economiche favorevoli: perciò abbiamo ritenuto ragionevole mantenere l’aumento dell’ecotassa contenuto nei limiti delle tariffe applicate dalle regioni limitrofe». La Toscana, insomma, vuole evitare una fuga di spazzatura verso altre regioni, sia per motivi etici che di funzionamento degli impianti. Con un eccesso di rifiuti gli impianti scoppiano, ma senza materia prima collassano da un punto di vista finanziario.
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